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L'Italia delle liti condominiali: siamo i più rissosi d'Europa, Lazio e Campania maglia nera

Secondo una ricerca del Codacons, la ragione principale dei diverbi nei palazzi sono gli odori di cibo e i rumori molesti. I casi finiti in tragedia, dalla strage di Erba a quella di Fidene
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Nei tribunali italiani ci sono tra uno e due milioni di cause pendenti tra condomini. In Italia si litiga, si litiga su tutto, si litiga più che nel resto d'Europa. E i campani e i laziali sono tra i più litigiosi d'Italia.

Alcuni diverbi nascono da ragioni futili che poi s'incancreniscono, altri tirano fuori antichi rancori, dissidi mai sopiti, altri ancora affondano in ragioni più gravi, di denaro, di abusi e di soprusi, di sicurezza, di agibilità. Qualcuno, raro ma nelle cronache, si somma a disagi profondi, malesseri, disturbi, violenza feroce, e sfocia nella tragedia, nel sangue, come ieri, l'11 dicembre, a Fidene, quando Claudio Campiti, residente in un rudere non finito all’interno del consorzio Valleverde, ha aperto il fuoco sull'assemblea del suo condominio. Non è il primo dramma in cui di mezzo c'è anche l'odio per i proprietari di casa, i gestori, i vicini, e non è questo, chiaramente, l'…

Nei tribunali italiani ci sono tra uno e due milioni di cause pendenti tra condomini. In Italia si litiga, si litiga su tutto, si litiga più che nel resto d'Europa. E i campani e i laziali sono tra i più litigiosi d'Italia.

Alcuni diverbi nascono da ragioni futili che poi s'incancreniscono, altri tirano fuori antichi rancori, dissidi mai sopiti, altri ancora affondano in ragioni più gravi, di denaro, di abusi e di soprusi, di sicurezza, di agibilità. Qualcuno, raro ma nelle cronache, si somma a disagi profondi, malesseri, disturbi, violenza feroce, e sfocia nella tragedia, nel sangue, come ieri, l'11 dicembre, a Fidene, quando Claudio Campiti, residente in un rudere non finito all’interno del consorzio Valleverde, ha aperto il fuoco sull'assemblea del suo condominio. Non è il primo dramma in cui di mezzo c'è anche l'odio per i proprietari di casa, i gestori, i vicini, e non è questo, chiaramente, l'esito più frequente.

Perché si litiga nei condomini

Sono, secondo il Codacons che ha stilato una ricerca sulle liti condominiali, gli odori fastidiosi che provengono dalle cucine degli altri appartamenti la ragione principale delle risse verbali nei palazzi. Al secondo posto ci sono i rumori molesti: la radio, la musica, la tv a volume troppo alto, le camminate avanti e indietro con le scarpe col tacco, le sedie e i mobili spostati a qualsiasi ora del giorno e della notte. I bisticci scattano pure per gli animali domestici: i cani che sporcano il cortile, che abbaiano eccessivamente, che attaccano altri condomini, i gatti che miagolano di notte. Secondo alcune stime del tribunale degli animali, la storica struttura legale dell’Associazione italiana difesa animali ed ambiente, sono almeno 70 le litigate quotidiane tra condomini e vicini che divampano proprio da cani e gatti. Quarta causa di alterchi è invece l'utilizzo delle aree comuni sbagliato: le auto parcheggiate male in cortile, i materiali depositati negli androni, le terrazze usate come ripostigli. E poi ancora ci sono la confusione nei cortili condominiali con i bambini che giocano a pallone, le persone che parlano a voce alta, e, a seguire, le vertenze con l'amministratore per richieste inevase, lavori non eseguiti, manutenzione dei locali non effettuata, problemi di bilancio. Chiude la classifica il tema delle piante, innaffiate troppo o troppo poche, con foglie che cadono e acqua che scola, e dei balconi, su cui cadono polvere e briciole di tovaglie e tappeti sbattuti dal piano superiore o cicche di sigarette. Ne è piena la letteratura e la filmografia di bisticci così, da Ballard a Fantozzi, urla da un piano all'altro, riunioni incandescenti, diffide tra pianerottoli.

Le Regioni con più cause per liti condominiali

E se, come si è detto, campani e laziali risultano essere i più attaccabrighe con oltre 190mila cause pendenti tra condomini, poco sotto ci sono i siciliani e i veneti con circa 160mila procedimenti aperti. Anche gli emiliani, quando sono costretti a convivere nello stesso palazzo, perdono la pazienza e scatenano un florilegio di cause: 150mila. Condomini solo apparentemente più tranquilli in Liguria e nelle Marche (50mila cause iscritte a ruolo), Abruzzo (43mila fascicoli aperti), Friuli Venezia Giulia (40mila) e Trentino Alto Adige (30mila).

Le liti sfociate in tragedia

Per quanto lunghi e accesi, è impossibile l'equazione esatta tra i conflitti condominiali e un triplice omicidio come quello di Fidene, "l'epilogo tragico di una vicenda molto più complessa", conferma anche Francesco Burrelli, presidente nazionale dell'Anaci, la più grande associazione a livello nazionale che raggruppa 8mila amministratori di condominio. Ultimo ma non unico tra i finali drammatici dove la rabbia e il rancore si sommano al disagio, alla violenza. Il caso più noto è quello della strage di Erba: i coniugi Olindo e Rosa Bazzi sono stati condannati in via definitiva per aver ucciso a sprangate e a coltellate, la notte dell'11 dicembre 2006, la vicina di casa Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk di appena due anni e tre mesi, la nonna del bambino e una vicina di casa attirata sul posto dalle le urla. Tra le due famiglie era in corso una guerra di vicinato dal Capodanno precedente.

Qualche mese prima alla periferia di Torino una persona era stata uccisa e altre due erano rimaste ferite a colpi di pistola per un problema di parcheggio all'interno di un cortile condominiale. Nel giugno dell'anno dopo, a Voghera, un'ex guardia giurata aveva ucciso a fucilate un vicino 80enne e la nipote di 68 anni per una piccola somma di denaro da dividere tra condomini e per il sostegno alla candidatura di un amministratore sgradito.

Il 2011 è un altro anno nero: a febbraio 2011 un muratore di 38 anni viene ucciso a colpi di pistola a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. Per l'omicidio viene arrestato il vicino di casa, un pensionato di 65 anni: i due litigavano da tempo per problemi d'acqua. Alla vigilia di Natale, a Genzano di Lucania (Potenza), madre e figlia cadono sotto i colpi di fucile sparati da un 77enne, esacerbato dalla canna fumaria della lavanderia gestita dalla famiglia vittime: il contenzioso si trascinava da anni, tra scontri verbali e cause pendenti in tribunale. Nel 2015, alla periferia di Roma, un uomo di 60 anni, pregiudicato, uccide con una coltellata al torace un vicino di casa al culmine di una discussione per alcuni rumori molesti. Nel settembre scorso, un 34enne muore all'ospedale San Paolo di Milano dopo essere stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco sparato da un condomino di 72 anni: la vittima con un gruppo di familiari e amici aveva organizzato un barbecue nel cortile condominiale.