ROMA - Alla Borsa di New York, il titolo di Meta (Facebook) conosce una giornata amara, perdendo alla fine il 4,15% del suo valore. Gli investitori intravedono già il muro contro cui la società di Mark Zuckerberg può schiantarsi.
La Commissione europea — che vigila perché le imprese competano ad armi pari — formalizza le sue accuse contro Meta, a 18 mesi dall’avvio del procedimento. La società avrebbe abusato della sua forza nel settore dei social e, a cascata, della pubblicità e del commercio via Internet.
Ora, in teoria, la Commissione europea può decidere una multa fino a 8,6 miliardi di euro (pari al 10% del fatturato mondiale della società condannata). Normale che il titolo di Meta aggiunga l’ultima crepa, ieri, dopo un anno già incerto.
Forza straripante
I presunti peccati di Meta sono molteplici. La società di Zuckerberg, intanto, ha una forza straripante nei social. Una forza che si estende a tutta l’Europa grazie a Facebook, ancora molto popolare. Ogni giorno — e siamo al secondo peccato — Facebook accoglie i frequentatori del social e, abilmente, li indirizza verso il suo mercatino digitale, il Facebook Marketplace.
Qui imprese e persone vendono e comprano prodotti di ogni tipo. Il travaso di traffico — dal social al mercatino — pone Meta in una condizione di indebito vantaggio rispetto alle altre aziende che fanno commercio elettronico. Pensiamo a eBay, che non può contare sulla forza di trascinamento di un social come Facebook.
Spiate le altre società
Le altre società del commercio elettronico cercano di salire sul treno di Facebook o di Instagram nell’unico modo possibile: comprano pubblicità sui social, proprietà entrambi di Meta. Ma anche in questo ambito (la pubblicità via Internet) Meta vanta una posizione dominante perché i suoi social conservano un forte radicamento.
E Meta esercita la sua forza con modalità che — di nuovo — allarmano la Commissione Ue. In sostanza, Meta spia le inserzioni delle altre società del commercio elettronico. Monitora le persone che cliccano sull’inserzione per capire dove vanno e che cosa acquistano.
Sulla base di questo pedinamento, Meta è in grado di organizzare al meglio il suo mercatino (il Facebook Marketplace) perché prenda le misure ai concorrenti.
Margrethe Vestager dà due numeri che giustificano, da soli, le azioni della Commissione Ue. La vicepresidente esecutiva del governo europeo, responsabile della Concorrenza, spiega che Meta raggiunge ogni mese miliardi di utenti e milioni di inserzionisti pubblicitari. Le dimensioni della società sono troppo grandi perché i suoi comportamenti vengano ignorati.
Tempi per il verdetto
Con l’invio formale delle accuse, ora Meta potrà difendersi al meglio. Guarderà il fascicolo che contiene gli indizi della sua presunta colpevolezza. E risponderà per iscritto, se vuole, oppure nel corso di un’audizione davanti ai funzionari della Commissione Ue. A quel punto, la Commissione avrà sul tavolo tutti gli elementi utili a prendere una decisione.
I tempi del verdetto sono imprecisati. Molto dipende dalla complessità del caso. Pesa l’abilità dei legali della difesa, che possono fare melina. Conta infine la disponibilità dell’accusato (Meta, in questo caso) a collaborare con la Commissione Ue e a correggere le sue azioni.
Amazon negozia
Al momento, la linea di Meta è ondivaga. Tim Lamb, il super manager che segue il dossier, non porge l’altra guancia, anzi. Bolla come infondate le obiezioni della Commissione Ue. I comportamenti di Facebook danno beneficio ai consumatori — obietta — e alla concorrenza.
Nello stesso tempo, Meta è pronta al confronto con la Commissione Ue. Grazie al dialogo, Amazon ha raggiunto un accordo proprio con la Commissione Ue (il 7 dicembre) evitando una multa dolorosa. Anche ad Amazon la Commissione Ue ha contestato un uso indebito dei dati dei concorrenti.