Aborto, nelle Marche la giunta FdI revoca convenzione con l'Aied. "Decisione politica, ora sarà difficile aiutare le donne"
di Valentina Ruggiu , di Valentina RuggiuÈ la mattina del 31 dicembre e l'unico pensiero di Cristina è arrivare ad Ascoli Piceno per interrompere la gravidanza. Ad attenderla ci sono le dottoresse dell'Associazione italiana per l'educazione demografica (Aied), consapevoli che quella che hanno davanti sarà una delle ultime donne che potranno aiutare. Dopo 42 anni di collaborazione, l'azienda sanitaria provinciale ha deciso di interrompere la convenzione che permetteva a questo consultorio privato di effettuare interruzioni volontarie di gravidanza all'interno dell'ospedale pubblico G. Mazzoni. Una decisione, arrivata a ridosso di Capodanno, che dal primo febbraio mette fine a un'attività divenuta punto di riferimento per tutte le donne marchigiane e delle confinanti regioni Umbria e Abruzzo, che per decenni ha tamponato i buchi di una sanità strozzata dall'obiezione di coscienza. "Faremo casino in Consiglio regionale", promette la consigliera Pd Manu…
È la mattina del 31 dicembre e l'unico pensiero di Cristina è arrivare ad Ascoli Piceno per interrompere la gravidanza. Ad attenderla ci sono le dottoresse dell'Associazione italiana per l'educazione demografica (Aied), consapevoli che quella che hanno davanti sarà una delle ultime donne che potranno aiutare. Dopo 42 anni di collaborazione, l'azienda sanitaria provinciale ha deciso di interrompere la convenzione che permetteva a questo consultorio privato di effettuare interruzioni volontarie di gravidanza all'interno dell'ospedale pubblico G. Mazzoni. Una decisione, arrivata a ridosso di Capodanno, che dal primo febbraio mette fine a un'attività divenuta punto di riferimento per tutte le donne marchigiane e delle confinanti regioni Umbria e Abruzzo, che per decenni ha tamponato i buchi di una sanità strozzata dall'obiezione di coscienza. "Faremo casino in Consiglio regionale", promette la consigliera Pd Manuela Bora, che dietro questa mossa intravede una chiara firma politica. "Quella di una giunta regionale, a guida Fratelli d'Italia, che sin dall'inizio ha intrapreso una politica chiara nei confroni dell'aborto". E a pensarla così non è la sola.
Taglio dei costi: taglio dei diritti
La collaborazione tra l'Aied e l'ex area Vasta 5 era cominciata nel 1981, quando l'ospedale pubblico di Ascoli Piceno, a causa degli obiettori di coscienza, non era in grado di offrire il servizio di Ivg. Nel tempo però la situazione è lentamente mutata fino al punto che "da qualche anno nella struttura sono presenti quattro medici che possono garantire internamente il servizio", ha fatto sapere l'azienda sanitaria prima di sottolineare il peso economico che l'attività operatoria del consultorio aveva sul bilancio pubblico. "Anche fino a 90 mila euro in un anno".
"Eppure avevamo creato una sinergia unica in tutta Italia - spiega con orgoglio la presidente della sezione provinciale di Aied - nell'ultimo anno gli interni hanno iniziato a fare gli aborti farmacologici e terapeutici e noi abbiamo continuato a praticare quello di tipo chirurgico con metodo Karman, che è il meno invasivo. Ovviamente siamo felici di sapere che l'ospedale sia ora autosufficiente, ma il problema è che dietro una presunta razionalizzazione dei costi hanno in realtà tolto la possibilità a tutte le donne marchigiane e non solo di accedere all'Ivg senza ostacoli".
Un punto di riferimento regionale e non solo
In una regione in cui il tasso di obiezione di coscienza è al 70%, contro una media nazionale del 64,6, l'Aied è stata sempre considerata un punto di riferimento da consultori pubblici e associazioni. L'unica in grado di fornire soluzioni tempestive e senza traumi a ogni scoglio: dai certificati Ivg negati ai consultori che non rispondono o sono in ferie, dalle liste di attesa troppo lunghe alle urgenze. "Paradossalmente il nostro contributo è più inciviso a livello regionale - spiega la presidente Tiziana Antonucci - perché accogliamo soprattutto le donne che provengono dalle altre province, dove la legge 194 non trova corretta e piena applicazione. Arrivano specialmente dal centro-nord della Regione, dove ci sono ospedali totalmente obiettori come quello di Fermo e di Jesi, anche se qui hanno da poco attivato una convenzione che ogni 15 giorni permette a una dottoressa esterna di effettuare le Ivg. Altre donne vengono anche da Macerata, che si trova oberata dalle richieste, e qualche volta anche da Fano e Pesaro". E da loro arriva anche chi vive fuori regione, al confine con il territorio di Ascoli. "Dall'Umbria e dall'Abruzzo in particolare, entrambe con percentuali molto alte di obiezione di coscienza. Qualcuna proviene anche dal Lazio, specialmente da Amatrice", specifica Antonucci. E nel conto rientrano anche le donne senza documenti. "Cosa accadrà ora? - si domanda la presidente - continueranno a garantire il servizio anche per chi non risiede nella provincia?".
Un aborto volontario su sei è di Aied
Per capire quanto pesa il contributo di Aied a livello regionale basta dare uno sguardo ai dati. Secondo gli ultimi numeri disponibili, nel 2020 gli aborti volontari registrati nelle Marche sono stati 1351. Di questi, 232 sono stati effettuati dall'associazione. Praticamente uno su sei. Rapporto che sale a uno ogni quattro se si considerano i soli interventi effettuati con metodo Karman. Operazioni che per l'azienda sanitaria provinciale hanno sempre avuto lo stesso costo: "216 euro, quanto una visita specialistica - commenta la presidente di Aied - oltre a questo ci veniva riconosciuto un rimborso spese di 150 euro per i medici chiamati da fuori regione e un una quota mensile di 1060 euro per l'attività consultoriale che abbiamo sempre svolto: dagli incontri propedeutici all'Ivg, al sostegno psicologico, fino alla parte più burocratica che comprendeva anche la redazione delle cartelle cliniche e la compilazione delle schede Istat. Lavoro e tempo che abbiamo risparmiato agli interni. Parlano di risparmio economico, ma dubito che sarà così".
La battaglia politica e delle associazioni
Dall'opposizione alle associazioni, la sensazione è che dietro la revoca della convenzione ci sia la volontà di far fuori chi ha reso Ascoli Piceno un porto sicuro per la 194. Una mossa politica, giocata però da altri. "Non si può dire che è colpa della politica perché la firma è di un dirigente sanitario - dice la consigliera regionale Pd Anna Casini - e a leggere le motivazioni date non si può dire nemmeno che non sia stato giusto farlo. Ora ci sono medici non obiettori no? Eppure basta conoscere il lavoro svolto da loro per capire che questo è l'ennesimo schiaffo alle donne, chiaramente fatto apposta". "Una scelta che va nell'unica direzione che questa giunta di destra ha sempre avuto: quella di limitare le possibilità di scelta, di ostacolare in ogni modo l'interruzione volontaria di gravidanza. Ma ci faremo sentire", prosegue la consigliera Pd Manuela Bora. E a promettere battaglia è anche l'associazione Non Una di Meno Transterritoriale Marche: "Siamo furios* perché l'attacco all'aborto si rafforza in un momento di crisi economica e sociale. Siamo furios* perché la nostra libertà di scelta è messa sotto attacco. Saremo nelle strade e nelle piazze per una lotta che non si arresta".
E ora dove andranno le donne?
Ad alimentare le perplessità c'è un altro particolare: l'ex dirigente di Area Vasta 5 Massimo Esposito, nominato appena un anno fa dalla giunta a guida Fdl tra una rosa di tre candidati idonei alla posizione, ha firmato la revoca a pochi giorni dalla nascita delle nuove aziende sanitarie e quindi dalla scadenza del suo incarico. "Perché farci proprio questo regalo come ultimo atto?", domanda Casini. L'unica certezza per ora è che i telefoni dell'Aied continuano a squillare. "Ci stanno contattando tutti i servizi della Regione, non sanno dove mandare le persone - spiega Antonucci - hanno paura che non potranno più inviare qui le donne". E poi il rammarico di non aver ricevuto proposte alternative: "Ci sarebbe piaciuto attivare una convenzione con tutta la Regione oppure con l'ospedale di Fermo, per continuare lì il nostro lavoro e sopperire all'obiezione di struttura. Ma a quanto pare non è un servizio ritenuto utile".