Cronaca

Vaticano, il cardinal Mueller: sono assolutamente contro una rinuncia di Papa Francesco

Vaticano, il cardinal Mueller: sono assolutamente contro una rinuncia di Papa Francesco
(ansa)
Per il porporato tedesco, quella di Benedetto nel 2013 è stata una decisione che non è stata “riflettuta chiaramente e dogmaticamente e canonisticamente”. Il cardinale Ghirlanda: c'è un vuoto legislativo, bisogna intervenire sull'emeritato
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Il cardinale Gerhard Ludwig Mueller si è detto "assolutamente contro una rinuncia di Papa Francesco" ed ha definito quella di Benedetto XVI di rinunciare, nel 2013, una decisione che non è stata "riflettuta chiaramente e dogmaticamente e canonisticamente".

Il porporato tedesco, 75 anni, nominato da Joseph Ratzinger prefetto della congregazione per la Dottrina della fede e mandato in pensione da Jorge Mario Bergoglio, è intervenuto alla presentazione di un libro sulla "rinuncia pontificia nella storia e nel diritto canonico" ("Papa, non più papa", Viella editore), ospitato dalla società Dante Alighieri. Insieme al porporato sono intervenuti il cardinale canonista Gianfranco Ghirlanda, che ha auspicato una normativa che regolamenti la "eccezione" della rinuncia pontificia, il giornalista Massimo Franco e lo storico Andrea Riccardi.

"Da Benedetto una scelta non riflettuta"

"Certamente rispettiamo Papa Benedetto, il quale nella sua coscienza davanti a Dio giunse alla convinzione che era meglio per il bene della Chiesa rinunciare all'ufficio di vescovo di Roma insieme alle prerogative petrina. Da ciò non può derivare e trovare giustificazione l'istituto di una regolare rinuncia del Papa per motivi soggettivamente percepiti", ha detto Mueller. Per il porporato, ancora, "il Papa non è da paragonare ad un'autorità laica come il re inglese, il califfo islamico, un generale romano o il Dalai Lama o una qualsiasi altra autorità religiosa: è un ufficio episcopale e anche il papato romano non può essere inteso con la categoria dei rappresentanti provvisoriamente eletti dal popolo o addirittura ceo di una grande azienda, sostituito da un sostituto più giovane secondo il criterio dell'efficienza". Il cardinale Mueller ha detto di averne parlato con Francesco a inizio pontificato: "Questo non può diventare una regola perché, con grande rispetto davanti a Joseph Ratzinger, grande teologo, ma devo dire che questo punto della sua decisione non era prima riflettuto chiaramente e dogmaticamente e canonisticamente, e tutto questo, con i segni secondari ma importanti in questo mondo dove la televisione ha più importanza di centinaia di libri, il vestito bianco, il titolo di Papa emerito, non lo posso accettare. E' falso teologicamente. Significa quasi separare l'episcopato di Roma e il ministero petrino, che sono una sola cosa. Dipende dalla decisione dei Papi ma, se me lo domandano, dico chiaramente e pubblicamente che questo non può diventare una regola, deve essere una eccezione estrema: quando uno non è più capace fisicamente o psichicamente, con malattie possibili in questo caso, lo posso accettare, non altro. La Chiesa non è un'istituzione quasi mondana. Io sono assolutamente contro una rinuncia di papa Francesco, lui assolutamente è fisicamente e psicologicamente o mentalmente in grado di continuare. Si deve riflettere di più su questo punto. Anche l'automatica rinuncia dei vescovi con 75 anni non posso accettarlo, devono esserci altre cause, altri argomenti, come non essere più capaci fisicamente e psichicamente. Per me la regola del 75 anni non è un argomento teologicamente responsabile".

Ghirlanda: c'è un vuoto legislativo

Il cardinale Ghirlanda si è detto "pienamente d'accordo" con Mueller sul fatto che "non può considerarsi come un fatto normale" la rinuncia di un Papa: "Non è un fatto eterodosso, ma non può essere un fatto normale. Crea un trauma e ha creato di fatto un'ambiguità, non perché Benedetto XVI abbia voluto crearla, a parte quello che Gaenswein ha poi sottolineato...", ha proseguito il porporato gesuita in merito alle recenti esternazioni del segretario particolare di Ratzinger, "ma può avvenire in situazioni eccezionali dove il Papa ritiene di non potere più governare. Sono d'accordo anche che i cardinali possono essere consultati, per capire la portata ecclesiale di una rinuncia, rimanendo chiaro che il Papa non sottopone la sua rinuncia ai cardinali, perché il potere lo riceve da Cristo e a Cristo lo rimette quando decide di rinunciare. Ma dal mio punto di vista c'è un vuoto legislativo. Io proposi il titolo di vescovo di Roma emerito, che non è stato accettato. Gregorio XII quando si dimise al concilio di Costanza, Martino V lo nominò poi cardinale. In questi dieci anni c'è stato un solo Papa, non un Papa e mezzo o un Papa e un quarto. Ma queste situazioni possono essere strumentalizzate ed è stata strumentalizzata da gruppi che non accettano l'attuale Pontefice, facendo leva su affermazioni ed elementi che potevano creare tale ambiguità. Queste frange della Chiesa che creano disunità, e questo è doloroso e grave. Certamente Papa Benedetto non aveva questa intenzione, ma le cose possono essere strumentalizzate. Per questo ritengo che una legislazione che determini qual è la posizione del Papa che rinuncia che sarebbe opportuna, anche se deve essere una situazione eccezionale.

Il professor Riccardi, da parte sua, ha fatto un excursus storico sul Papato e la rinuncia, soffermandosi sulla rinuncia di Benedetto: "Non abbiamo ancora scritto la storia di queste dimissioni", ha detto, confessando di aver vissuto l'annuncio di Ratzinger "un po' come uno choc per l'insistenza solo sulla coscienza: non fosse stato Ratzinger avrei detto che era un po' protestante". Riccardi ha sottolineato che nel corso degli anni è emersa una "ambiguità", pur essendo "l'ambiguità di un uomo che è senza ambiguità né di pensiero né di atteggiamento".