Il tifo usato per fomentare le piazze. Si va verso lo stop delle trasferte
di Daroi Del Porto , Giuliano Foschini , di Daroi Del Porto , Giuliano FoschiniGuardate gli stadi. Pensate al calcio. E dimenticateli. Perché tutto quello che è andato in scena sull'autostrada del Sole domenica, tutto quello che si sta ripetendo ogni fine settimana in contemporanea con le partite dei campionati professionistici ma anche dilettantistici (i dati dicono che siamo di fronte a un'escalation di scontri e feriti, post Covid) è un'altra storia. Ed è pericoloso. Perché gli ultras - o più correttamente: alcune frange del tifo organizzato - stanno lavorando da amplificatore di altro. Tanto da convincere le nostre forze di Polizia e la nostra intelligence che in gioco non c'è la violenza di una piazza ma un pezzo di sicurezza nazionale. "Le tematiche proprie dei movimenti politici radicali - si legge nell'informativa - trovano una loro collocazione all'interno degli stadi. Non a caso è frequente la presenza di ultras ad alcune delle più importanti iniziative di piazz…
Guardate gli stadi. Pensate al calcio. E dimenticateli. Perché tutto quello che è andato in scena sull'autostrada del Sole domenica, tutto quello che si sta ripetendo ogni fine settimana in contemporanea con le partite dei campionati professionistici ma anche dilettantistici (i dati dicono che siamo di fronte a un'escalation di scontri e feriti, post Covid) è un'altra storia. Ed è pericoloso. Perché gli ultras - o più correttamente: alcune frange del tifo organizzato - stanno lavorando da amplificatore di altro. Tanto da convincere le nostre forze di Polizia e la nostra intelligence che in gioco non c'è la violenza di una piazza ma un pezzo di sicurezza nazionale. "Le tematiche proprie dei movimenti politici radicali - si legge nell'informativa - trovano una loro collocazione all'interno degli stadi. Non a caso è frequente la presenza di ultras ad alcune delle più importanti iniziative di piazza. I militanti ultras contigui all'estremismo politico sono infatti soliti infiltrarsi in manifestazioni suscettibili di degenerare in gravi ripercussioni dell'ordine e della sicurezza pubblica. In tali contesti - continua la nostra Prevenzione - si saldano le istanze contestative del mondo ultras e delle ideologie radicali in una comune "crociata" contro i simboli e le scelte delle istituzioni". "Convergenze - si legge ancora - che contestano alle diverse anime dell'antagonismo di sfruttare le potenzialità conflittuali delle componenti più radicali del tifo nella prospettava di un rilancio della "lotta antisistema".
Partita come pretesto di violenza
Tutto questo si muove in un'area politica molto precisa: quella dell'estrema destra. La stessa all'interno della quale si muoveva l'ultras arrestato negli scontri di domenica. "Il punto è che quello che fino a qualche anno fa avveniva all'interno degli stadi, adesso si verifica in strada", dice a Repubblica il procuratore aggiunto Sergio Amato, il magistrato che coordina il pool della Procura di Napoli competente sui reati collegati agli eventi sportivi. Episodi come quello accaduto sull'A1, aggiunge, "sono una delle forme di una violenza metropolitana, prevalentemente giovanile. Il Daspo e i divieti di trasferta si sono rivelate misure efficaci per ridimensionare sensibilmente gli atti di teppismo che avvenivano sugli spalti, ma non hanno eliminato una carica di violenza che si canalizza verso altri contesti. La partita, da questo punto di vista, rappresenta un pretesto, un'occasione. Ma lo stesso vale per la movida e si potrebbero fare altri esempi".
Una questione pronta a esplodere
Di questo al Viminale ne discutono da tempo. Il capo della Polizia, Lamberto Giannini era convinto da tempo che la questione "calcio" fosse pronta a esplodere. Per questo è probabile, se non certo, che si ritornerà a quello che accadeva prima della pandemia: vietare le trasferte a tutte le tifoserie che si rendono protagoniste di disordini e scontri dentro e fuori dallo stadio.
D'altronde proprio a Napoli esiste un precedente chiaro: l'inchiesta condotta dal pm Antonello Ardituro ha ipotizzato che alla devastazione del 2020, quando il governatore De Luca parlò di un nuovo lockdown, abbiano preso parte "frange violente di gruppi organizzati ultras" ma anche "soggetti con contatti o rapporti con clan camorristici, altri ancora facenti parte di gruppi eversivi e antagonisti di estrema destra ed estrema sinistra. Tutti - scrive ancora il magistrato - volti ad aumentare la tensione, creare disordini e provocare pressioni sulle autorità".