Carenza di psichiatri, Daniele Mencarelli: “ Lo Stato non ci lasci soli: lo dico come paziente e scrittore”
di Michele Bocci , di Michele BocciDaniele Mencarelli è un poeta, autore di racconti e romanzi, che sta per pubblicare un nuovo libro. Dal suo Tutto chiede salvezza del 2020 è nata una serie Netflix, di cui è stato sceneggiatore. È uscita nell'ottobre scorso e racconta la storia di un ragazzo, Daniele, appunto, che si sveglia senza ricordarsi niente in un reparto psichiatrico. Scoprirà un po' alla volta perché gli è stato fatto un Tso, un trattamento sanitario obbligatorio.
Come è arrivato a scrivere il libro?
"A me, nel 1994, è capitato di essere sottoposto a Tso, quindi il tema mi appartiene da un punto di vista personale. Però ho un altro grande punto di osservazione, quello del nostro presente, con una società dove i problemi psichiatrici sono sempre più diffusi".
L'assistenza da allora è cambiata molto?
"Io parlo con tanti psichiatri e certo le cose sono diverse. La psichiatria vuole giocare la c…
Daniele Mencarelli è un poeta, autore di racconti e romanzi, che sta per pubblicare un nuovo libro. Dal suo Tutto chiede salvezza del 2020 è nata una serie Netflix, di cui è stato sceneggiatore. È uscita nell'ottobre scorso e racconta la storia di un ragazzo, Daniele, appunto, che si sveglia senza ricordarsi niente in un reparto psichiatrico. Scoprirà un po' alla volta perché gli è stato fatto un Tso, un trattamento sanitario obbligatorio.
Come è arrivato a scrivere il libro?
"A me, nel 1994, è capitato di essere sottoposto a Tso, quindi il tema mi appartiene da un punto di vista personale. Però ho un altro grande punto di osservazione, quello del nostro presente, con una società dove i problemi psichiatrici sono sempre più diffusi".
L'assistenza da allora è cambiata molto?
"Io parlo con tanti psichiatri e certo le cose sono diverse. La psichiatria vuole giocare la carta del reinserimento sociale, dell'accompagnamento dentro la società. Ad esempio il tema del cohousing. Si tratta di una bella realtà, che purtroppo funziona se a questi professionisti viene dato modo di lavorare bene. L'entusiasmo da solo non basta, come sempre nella vita".
E infatti i direttori dei dipartimenti di psichiatria lamentano la carenza di risorse.
"Dagli anni Novanta c'è stato un peggioramento perché, anche per l'avvento del digitale, le patologie sono aumentate e nel frattempo è stata distrutta la sanità. È un'emergenza nazionale. Ad esempio le poche risorse per la neuropsichiatria infantile e per la psichiatria degli adulti sono un grande tema da affrontare immediatamente. Altrimenti rischiamo un collasso dal quale non usciremo più".
Gli Spdc (Servizi psichiatrici di diagnosi e cura), cioè i reparti ospedalieri, oggi sono diversi da quelli degli anni Novanta?
"Sono come ogni altra cosa pubblica in Italia, sono variabili. Ho visto ad esempio realtà dove mancano ancora le sbarre. Negli anni Ottanta stavano nelle viscere dei grandi ospedali, come per nasconderli. Comunque, dipende da situazione a situazione. L'edilizia pubblica in Italia spesso chiede aiuto".
Oggi qual è la sua esperienza?
"Il libro mi ha dato una enorme fortuna, quella di poter girare l'Italia e verificare con mano che il problema è grandissimo. Con la serie televisiva la cosa è andata ancora più avanti. Ho conosciuto persone con problemi: Hikikomori, ragazze di 38 chili che non mi scorderò mai e tanti altri. L'importanza della cura in questo campo dovrebbe investire tutti, a partire da chi amministra il Paese e decide dove destinare i fondi".
Che professionisti ha incontrato?
"Anche attraverso i corsi di lettura che faccio con alcune psichiatrie, ho trovato realtà di eccellenza, gente che si impegna, che ci crede. Lo fanno soprattutto partendo dall'uomo, che è la cosa più importante. Per curare serve in primis la disponibilità a giocare una parte di noi stessi. In tanti lo fanno. Ci sono persone che si inventano progetti di cura per adattare la risposta sanitaria ai nuovi problemi".
Eppure gli psichiatri in Italia sono troppo pochi.
"Lo psichiatra vive in prima linea l'emergenza che attraversiamo. Ci sono persone che soffrono di un disturbo mentale vero e proprio e altre che attraversano un periodo di difficoltà. Bisogna saper dialogare con chi ha un momento difficile, senza ovviamente demonizzare. Con la malattia si convive, come faccio anch'io e milioni di persone, ma c'è bisogno di professionisti per affrontarla".