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Da Torino a Trapani il congedo mestruale dilaga nelle scuole. Ma la battaglia delle liceali non convince i medici

Dopo il liceo di Ravenna che ha fatto da apripista, decine di istituti superiori vogliono introdurre la possibilità di assentarsi dalle lezioni per le studentesse con una dismenorrea certificata. I dubbi della ginecologa: "Meglio mandarle in consultorio che lasciarle a casa con la borsa dell'acqua calda"
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Due giorni di congedo se si ha un ciclo mestruale doloroso: è la linea adottata a fine 2022 dal liceo artistico di Ravenna "Nervi-Severini" che, nel giro di poche settimane, ha spinto decine di istituti in tutta Italia a seguirne le orme. A Torino se ne discute all'enogastronomico Beccari, a La Spezia le studentesse dell'artistico-musicale Cardarelli hanno promosso una mobilitazione, a Genova la consigliera regionale Selena Candia ha proposto una mozione per inserire il congedo mestruale nei Regolamenti d'istituto delle superiori e avviare un iter legislativo che lo preveda anche per le lavoratrici.

Il modello Ravenna: due giorni a casa col certificato

A Ravenna tutto è partito da una liceale, Chiara Pirazzini, che racconta: "L'anno scorso ho partecipato a un evento che simulava il Parlamento europeo, ero nella commissione Diritti delle donne e mi ero informata sul congedo mestruale. Io sono una di quelle ragazze che stanno molto male a c…

Due giorni di congedo se si ha un ciclo mestruale doloroso: è la linea adottata a fine 2022 dal liceo artistico di Ravenna "Nervi-Severini" che, nel giro di poche settimane, ha spinto decine di istituti in tutta Italia a seguirne le orme. A Torino se ne discute all'enogastronomico Beccari, a La Spezia le studentesse dell'artistico-musicale Cardarelli hanno promosso una mobilitazione, a Genova la consigliera regionale Selena Candia ha proposto una mozione per inserire il congedo mestruale nei Regolamenti d'istituto delle superiori e avviare un iter legislativo che lo preveda anche per le lavoratrici.

Il modello Ravenna: due giorni a casa col certificato

A Ravenna tutto è partito da una liceale, Chiara Pirazzini, che racconta: "L'anno scorso ho partecipato a un evento che simulava il Parlamento europeo, ero nella commissione Diritti delle donne e mi ero informata sul congedo mestruale. Io sono una di quelle ragazze che stanno molto male a causa del ciclo e, come rappresentante d'istituto, mi sono data l'obiettivo di far approvare il congedo. Ho fatto ricerche, ho guardato all'estero dove ci sono già esperienze positive, come in Spagna, e ho fatto capire alle mie compagne che era possibile". Ora che la sua idea si è diffusa a macchia d'olio, Chiara è determinata a dare una mano alle ragazze nel resto d'Italia. La soluzione scelta nel suo liceo, e ora presa a modello da molti altri istituti, è consentire di restare a casa due giorni al mese - esclusi dal calcolo delle assenze annuali - a chi presenti un certificato medico che attesta dismenorrea (dolori mestruali) o patologie specifiche come endometriosi, ovaio policistico o vulvodinia.

Una battaglia accolta bene anche dai compagni maschi

Anche i licei di Bologna hanno deciso di portare avanti questa battaglia e, in un incontro organizzato dal movimento Volt in città, i rappresentanti dei vari istituti si sono confrontati. "È il momento di far cadere il muro di scetticismo che c'è intorno al dolore mestruale - dice Gaia Colucci, rappresentante del liceo Minghetti di Bologna - e di fare squadra perché il congedo diventi una realtà". Una battaglia che, a sentire le studentesse, è condivisa anche dai compagni maschi. "So che non è ovunque così - continua Colucci - ma nel mio istituto anche i ragazzi l'hanno accolta bene. Siamo compatti e sentiamo il bisogno che di questo tema si parli sempre più".

"Meglio aiutare le ragazze a curarsi che lasciarle a casa"

Nonostante la grande mobilitazione degli studenti, non sono pochi i medici che manifestano qualche perplessità. Come Valeria Dubini, ginecologa ed endocrinologa che guida il dipartimento per la Salute e la medicina di genere della Asl Centro di Firenze: "Da un punto di vista sanitario - spiega - non mi entusiasma: il dolore mestruale è una patologia e ha bisogno di una diagnosi e di un trattamento, più che dello stare a casa. Piuttosto darei un permesso per far andare le giovani al consultorio e impostare una terapia, perché il dolore mestruale può essere il campanello di allarme di varie cose, come un primo segno di endometriosi che, se trattata subito, non andrà a complicare la fertilità futura". Il timore, benché il congedo mestruale venga ottenuto solo dietro presentazione di un certificato, è la banalizzazione del dolore. "Occuparsene sul piano sanitario - conclude Dubini - mi sembra più protettivo per la salute delle donne che tenerle a casa con la borsa dell'acqua calda".

La mobilitazione a Roma, la mozione del Pd nelle Marche

Intanto però il fronte di chi chiede il congedo si allarga: a Roma, dove già il 9 gennaio ha acceso i riflettori sul tema una protesta silenziosa davanti a più di venti istituti superiori, 25 licei stanno stilando in questi giorni un documento da consegnare ai presidi. "Il congedo mestruale - spiega la Rete degli Studenti medi - è una misura di civiltà, che permetterebbe a tutti di vivere la scuola in maniera positiva , oltre a essere un passo importante per abbattere i tabù ancora presenti sulle mestruazioni. Sono molte le persone che soffrono di dismenorrea, vulvodinia o endometriosi: è fondamentale garantire loro la possibilità di non compromettere il numero massimo di assenze ogni anno". Sulla stessa scia le Marche, dove il Pd ha presentato una mozione in Consiglio regionale per dare la possibilità di accedere al congedo in tutti gli istituti superiori della regione. E anche al Sud, il modello Ravenna ha fatto scuola: nel liceo Fardella-Ximenes di Trapani, due giorni fa, il dirigente ha detto sì alla richiesta di introdurre il congedo e lo stesso è accaduto a Messina, nel classico Maurolico.