Foibe, il monito di Mattarella: “Non siano mezzo di lotta politica”
di Concetto Vecchio , di Concetto Vecchio"Nessuno deve avere paura della verità. La verità rende liberi". Queste le parole scelte dal presidente Sergio Mattarella per onorare le vittime delle foibe nella "Giornata del ricordo" celebrata ieri al Quirinale. Una tragedia di cui la destra italiana spesso si è appropriata con spirito di rivalsa anti-comunista e anti-Resistenza, bastava scorrere la messe di dichiarazioni da Giorgia Meloni in giù. Invece Mattarella ha suggerito di non utilizzare "le tragedie della storia come strumento di lotta politica". Né negazionismi, né giustificazionismi. Un monito che quindi vale anche per l'estrema sinistra.
In un lungo intervento il Capo dello Stato ha rimesso in fila i fatti. Ha ricordato che "gli italiani di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia sotto l'occupazione dei comunisti jugoslavi furono costretti a vessazioni e violenze": una vicenda "per molti anni rimossa dalla memoria collettiva" …
"Nessuno deve avere paura della verità. La verità rende liberi". Queste le parole scelte dal presidente Sergio Mattarella per onorare le vittime delle foibe nella "Giornata del ricordo" celebrata ieri al Quirinale. Una tragedia di cui la destra italiana spesso si è appropriata con spirito di rivalsa anti-comunista e anti-Resistenza, bastava scorrere la messe di dichiarazioni da Giorgia Meloni in giù. Invece Mattarella ha suggerito di non utilizzare "le tragedie della storia come strumento di lotta politica". Né negazionismi, né giustificazionismi. Un monito che quindi vale anche per l'estrema sinistra.
In un lungo intervento il Capo dello Stato ha rimesso in fila i fatti. Ha ricordato che "gli italiani di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia sotto l'occupazione dei comunisti jugoslavi furono costretti a vessazioni e violenze": una vicenda "per molti anni rimossa dalla memoria collettiva" e in certi casi "persino negata, per troppi anni". Si parla di migliaia di nostri connazionali. Le loro sofferenze non dovranno e non potranno essere mai sottovalutate o accantonate, ha specificato. "Per molte vittime - infoibate o morte di stenti nei campi di prigionia comunisti - l'unica colpa fu semplicemente quella di essere italiani".
Una fuga dolorosa
C'era "nella furia dei partigiani titini" un piano preordinato di espulsione. L'esodo riguardò 350mila italiani, una fuga dolorosa. "Anche perché non sempre trovarono solidarietà nel resto d'Italia". La storia fu feroce. Si passò senza soluzione di continuità dall'occupazione nazifascista alla dittatura comunista di Tito. Il presidente ha menzionato figure fulgide, come il vescovo di Fiume, Antonio Santin, che difese la popolazione sia dai nazifascisti che dai nuovi occupanti jugoslavi. Mattarella ha poi ricordato, per amor di contesto, "la politica brutalmente antislava perseguita dal regime fascista: eventi storici che nessuno oggi può mettere in discussione". Va detto, ha tuttavia aggiunto "con fermezza", che è incomprensibile che questi aspetti innegabili possano mettere in ombra le dure sofferenze patite da tanti italiani o, ancor peggio, essere invocati per giustificare i crimini da loro subiti". Nel luglio del 2020 alla foiba di Basovizza, incontrando il presidente sloveno Borut Pahor, aveva espresso concetti analoghi.
E mentre il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano otteneva una finestra sulle foibe a Sanremo, Mattarella "rendeva onore a tutte le vittime innocenti dei conflitti etnici e ideologici", cercando così di sottrarre la commemorazione allo scontro ideologico destra-sinistra che perdura tuttora. Basti pensare che Maurizio Acerbo, il segretario di Rifondazione comunista, ha detto che "le foibe sono un'invenzione fascista". Mattarella ha ricordato i simboli dei totalitarismi: le foibe certo, ma anche il campo di prigionia di Arbe e il campo di concentramento nazista della Risiera di San Sabba.
Unità nel ricordo
La premier Giorgia Meloni, impegnata a Bruxelles, ha diffuso un messaggio: "La memoria delle foibe è stata vittima per troppi anni di una vera e propria congiura del silenzio". Da quasi vent'anni, 30 marzo 2004, esiste perciò una giornata del ricordo, istituita dal governo Berlusconi. Come guardare a questa complessa pagina di storia? Mattarella cita Claudio Magris: "Ancora più sacrilego sarebbe se italiani e slavi usassero i loro morti per attizzare odi reciproci". È un richiamo "all'unità nel ricordo". La storia va studiata con rigore, con onestà intellettuale. "Il rischio più grave di fronte alle tragedie dell'umanità non è il confronto di idee, anche tra quelle estreme, ma l'indifferenza che genera rimozione e oblio". È infatti il nazionalismo il grande male che "produce inevitabilmente una spirale di violenza e di guerra".
Come uscirne? "Con la civiltà della convivenza, del dialogo, del diritto internazionale, della democrazia, unica alternativa alla guerra e alle epurazioni, come c'insegna l'insensata e tragica invasione russa dell'Ucraina" L'unica strada è la cooperazione, come dimostra il fresco inserimento della Croazia nell'area Schengen. Soprattutto nessuna paura della verità. "Perché la nostra Repubblica trova nella verità e nella libertà i suoi fondamenti".