Rapporti criminalità e ultrà, nasce il pool dell'Antimafia: "Un coordinamento per una risposta di sistema"
di Dario Del PortoUn pool di magistrati coordinerà in tutta Italia le indagini sulle infiltrazioni della criminalità organizzata e degli ambienti eversivi o xenofobi nel mondo degli ultrà. È la mossa del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo per mettere assieme ed affrontare in modo organico i dati che da anni emergono da diverse realtà giudiziarie d’Italia, da cui traspaiono condizionamenti, collusioni o profonde o sovrapposizioni fra le frange più estreme delle tifoserie e realtà malavitose più strutturate.
Quando era alla Procura di Napoli, Melillo aveva istituito il primo pool d’Italia specializzato nei reati collegati alle manifestazioni e basandosi anche su auell’esperienza ha costituito in via Giulia il “gruppo di lavoro sulle relazioni tra tifoserie organizzate, mafie, neonazismo, suprematismo ariano e antisemitismo”. Ne fanno parte tre magistrati, i pm Antonello Ardituro, Maria Cr…
Un pool di magistrati coordinerà in tutta Italia le indagini sulle infiltrazioni della criminalità organizzata e degli ambienti eversivi o xenofobi nel mondo degli ultrà. È la mossa del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo per mettere assieme ed affrontare in modo organico i dati che da anni emergono da diverse realtà giudiziarie d’Italia, da cui traspaiono condizionamenti, collusioni o profonde o sovrapposizioni fra le frange più estreme delle tifoserie e realtà malavitose più strutturate.
Quando era alla Procura di Napoli, Melillo aveva istituito il primo pool d’Italia specializzato nei reati collegati alle manifestazioni e basandosi anche su auell’esperienza ha costituito in via Giulia il “gruppo di lavoro sulle relazioni tra tifoserie organizzate, mafie, neonazismo, suprematismo ariano e antisemitismo”. Ne fanno parte tre magistrati, i pm Antonello Ardituro, Maria Cristina Palaia e Paolo Savio.
Omicidi e droga all'ombra delle Curve
Il lavoro non manca. L’episodio più recente arriva da Pescara, dove nell’inchiesta sull'omicidio dell'architetto Walter Albi sono finiti un ex capo ultrà è un soggetto indicato come vicino (anche se il suo avvocato smentisce) a cosche della ‘Ndrangheta. A Napoli, le indagini sulla guerriglia scatenata a novembre 2020 nel centro della città per protestare contro l’ipotesi di un nuovo lockdown hanno visto in piazza un impasto di ultras da stadio, personaggi vicini alla camorra e all’estremismo di destra e di sinistra. Un altro versante riguarda gli intrecci con il traffico di droga, delineati ad esempio dalle indagini sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, il capo ultrà della Lazio soprannominato "Diabolik" ucciso il 7 agosto 2019, o sul business legato più direttamente all’indotto dello stadio, come ipotizzato dopo l’omicidio del 70enne storico capo degli ultrà dell'Inter Vittorio Boiocchi, vittima di un agguato alla fine di ottobre, e come ipotizzato dalle indagini condotte negli anni scorsi sulle presenze di esponenti della ‘Ndrangheta allo Juventus stadium o della camorra a Napoli.
Minacce e intimidazioni a sfondo razziale
E poi c’è il nodo del razzismo. Nel report sulla stagione 2021-2022 dell’Associazione italiana calciatori sono stati censiti 121 casi in cui i gli atleti sono stati fatti oggetto di offese, minacce e intimidazioni. Nell'85% dei casi, i campionati più a rischio sono stati quelli professionistici. La Serie A, con quasi 7 casi su 10 (68%), è il torneo dove i calciatori sono finiti maggiormente nel mirino degli ultras. Nei campionati dilettantistici, il picco si registra nei campionati di Terza categoria e di Eccellenza, dove le vittime più bersagliate sono stati quelli stranieri e di colore e i casi ricollegabili al razzismo risultano la netta maggioranza.
In contatto con tutte le procure
I pm Ardituro, Palaia e Savio prenderanno contatto con le diverse procure italiane per coordinare le indagini e mettere insieme eventuali collegamenti fra episodi oggi apparentemente separati. E provare a fornire una risposta non occasionale, ma “di sistema”, a chi avvelena la passione per il gioco più amato.