Cronaca

Giro di vite del Papa sui beni del Vaticano: "È tutto della Santa Sede, nessun ente può reclamarne la proprietà"

Giro di vite del Papa sui beni del Vaticano: "È tutto della Santa Sede, nessun ente può reclamarne la proprietà"
(reuters)
Troppa autonomia e poca competenza nella gestione. Per questo, con un nuovo motu proprio, Francesco puntualizza che "tutti i beni, mobili e immobili, ivi incluse le disponibilità liquide e i titoli" rimangono della Chiesa
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La norma, di per sé ovvia, era già scritta nella costituzione apostolica entrata in vigore la scorsa primavera, ma evidentemente non tutti in Vaticano la stavano applicando. E così papa Francesco è voluto intervenire con un ulteriore provvedimento, pubblicato oggi, per chiarire che "tutti i beni, mobili e immobili, ivi incluse le disponibilità liquide e i titoli" della Santa Sede rimangono della Santa Sede e nessuna istituzione o ente può reclamarne "privata ed esclusiva proprietà".

Quella della riforma delle finanze è una delle principali sfide per l'attuale pontefice, come dimostra da ultimo il processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra con fondi della Segreteria di Stato, che vede imputato il cardinale Giovanni Angelo Becciu. In dieci anni Bergoglio ha introdotto molte modifiche normative, cristallizzate nella costituzione apostolica Praedicate Evangelium che ridisegna l'organigramma della Curia romana. E che stabilisce, in particolare, che la Segreteria per l'Economia "esercita il controllo e la vigilanza in materia amministrativa, economica e finanziaria sulle Istituzioni curiali, gli Uffici e le Istituzioni collegate con la Santa Sede". Non solo, dunque, dicasteri, tribunali, nunziature apostoliche, ma anche, ad esempio, la Fabbrica di San Pietro, gli archivi e le biblioteche, la pontificia commissione di archeologia sacra o le diverse pontificie accademie.

Bilanci gestiti gelosamente da singoli enti

Sulla carta, tutto chiaro. Nella pratica, però, non di rado accade, ed è accaduto negli ultimi mesi, che i diversi organismi abbiano gestito con una certa gelosia, ma senza la necessaria competenza, il proprio bilancio. Già a dicembre il Papa aveva rafforzato il controllo su bilanci e consigli di amministrazione dei fondi, delle fondazioni e degli enti. Ora, per correggere ulteriormente il quadro e prevenire eventuali guai finanziari in futuro, arriva il motu proprio "Il diritto nativo", firmato il 20 febbraio e pubblicato oggi.

"La destinazione universale dei beni della Santa Sede attribuisce ad essi natura pubblica ecclesiastica", scrive Bergoglio. "Gli enti della Santa Sede li acquisiscono e utilizzano, non per loro stessi, come il privato proprietario, ma, nel nome e nell'autorità del Romano Pontefice, per il perseguimento delle loro finalità istituzionali, del pari pubbliche, e quindi per il bene comune e a servizio della Chiesa Universale".

"Pubblici amministratori e non proprietari"

Pertanto, il Papa precisa che "tutti i beni, mobili e immobili, ivi incluse le disponibilità liquide e i titoli, che siano stati o che saranno acquisiti, in qualunque maniera, dalle Istituzioni Curiali e dagli Enti Collegati alla Santa Sede, sono beni pubblici ecclesiastici e come tali di proprietà, nella titolarità o altro diritto reale, della Santa Sede nel suo complesso e appartenenti quindi, indipendentemente dal potere civile, al suo patrimonio unitario, non frazionabile e sovrano". Nessuna istituzione o ente, puntualizza ancora Francesco, "può pertanto reclamare la sua privata ed esclusiva proprietà o titolarità dei beni della Santa Sede, avendo sempre agito e dovendo sempre agire in nome, per conto e per le finalità di questa nel suo complesso, intesa come persona morale unitaria, solo rappresentandola ove richiesto e consentito negli ordinamenti civili". I beni, scrive il pontefice argentino nel nuovo provvedimento, "sono affidati alle Istituzioni e agli Enti perché, quali pubblici amministratori e non proprietari, ne facciano l'uso previsto dalla normativa vigente, nel rispetto e con il limite dato dalle competenze e dalle finalità istituzionali di ciascuno, sempre per il bene comune della Chiesa".