Cronaca

Valditara rivolga i "provvedimenti" non alla preside, ma a chi tradisce la Carta inneggiando al fascismo

Il blitz dei neofascisti di Blocco studentesco davanti al liceo Da Vinci di Firenze
Il blitz dei neofascisti di Blocco studentesco davanti al liceo Da Vinci di Firenze (ansa)
Il commento. Il neofascismo "consapevole" attecchisce in un vastissimo terreno di fascismo inconsapevole e senza nome. A questo mondo dovrebbe rivolgersi il ministro dell'Istruzione. Non alla lettera di una dirigente scolastica di Firenze, al centro di una nuova ondata nera
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"La sfida intrapresa è ideologica e spirituale, abbracciando ogni scibile del pensiero e dell'azione. Vengono partoriti centinaia di volantini sui temi più disparati: dal sostegno alla Siria di Assad alla critica di una digitalizzazione galoppante che sta virtualizzando un'intera generazione; dalla lotta all'immigrazione clandestina all'auspicio di una nuova Europa, in ordine con la Civiltà millenaria dei nostri Padri e con il retaggio tradizionale dei nostri antenati; dalla sensibilizzazione contro la droga all'attenta analisi dei tanti decreti governativi, fino al giusto posizionamento nei confronti della pandemia e del disegno globalista che sta affossando le sovranità, decostruendo le identità e livellando i popoli". Si aggiunga il richiamo alla croce celtica, e si confronti questo smagliante manifesto politico di Azione studentesca con la lettera della dirigente scolastica del liceo Da Vinci di Firenze, Annalisa Savino. Il ministro dell'Istruzione "valuta provvedimenti". Ma sarebbe bene che Giuseppe Valditara ci dicesse come giudica - dacché giudica impropria la lettera della preside - ancora prima che il delirio qui sopra riportato, i gesti degli autori del pestaggio davanti al liceo Michelangiolo. I quali, naturalmente, sono prima ottusi violenti che neofascisti: la civiltà millenaria dei padri a cui si richiamano è fumisteria che intossica le loro teste, buona solo ad alimentare la voglia di rissa, calci e pugni che riempiono un vuoto cosmico.

La pagina social (cancellata) dei Giovani fascisti

Valuterei provvedimenti collettivi per impedire che si sbricioli un patto di civiltà, chiamiamolo pure di alleanza strategica fra gente nata nel secondo dopoguerra e baciata dalla fortuna inestimabile di non crescere sotto una dittatura. L'articolo della Costituzione che - letteralmente, sulla carta - impedirebbe la formazione di movimenti di matrice e ispirazione neofascista non è mai stato davvero e fino in fondo rispettato: e richiamiamo a osceni testimoni i quasi trentamila che si iscrissero a una pagina social finalmente cancellata, Giovani fascisti d'Italia. Ora saranno pure orfani del ritrovo virtuale a cielo aperto, ma il loro essere "devoti alla vittoria" (per usare le parole di Elena, militante nata nel 1998) non credo sia andato stemperandosi nell'ultimo lustro.  

L'amara vignetta di Altan

Valuterei provvedimenti per rifondare un discorso antifascista modellato sulle domande e le esperienze dei nati tra fine Novecento e gli anni Duemila, se figure politiche nate negli anni Sessanta e negli anni Settanta manifestano tali scivolose incertezze. Il neofascismo "consapevole" attecchisce, continua ad attecchire in un vastissimo terreno di fascismo inconsapevole e senza nome. Quello di una inquietante vignetta di Altan. Un padre del futuro, o forse di questo presente, e un figlio. Il figlio domanda: papà, cosa è successo il 25 aprile? Il padre, senza battere ciglio, risponde: niente. Si attende conferma per via di prossima circolare ministeriale.