✕

Naufragio di Cutro. "Scafisti fuggiti con un gommone”. Uno di loro sottratto al linciaggio

Nei verbali dei sopravvissuti la rabbia contro quello che era ritenuto il capitano, poi arrestato: "Dava ordini". Tre sono stati fermati, ma è caccia ad altre tre persone. "Il nostro viaggio chiusi nella stiva tra chiazze di gasolio e acqua"
2 minuti di lettura

CROTONE - In filigrana, la rete che ha portato poco meno di duecento persone su quel vecchio caicco che si è schiantato sulla spiaggia di Cutro si intravede. È fatta di soggetti - e sono diversi - da contattare per trovare un posto in barca, una rete a terra che gestisce compound vicino Smirne e trasporti fino alla spiaggia di partenza, capace persino di sostituire l'imbarcazione quando la prima si rompe. Ma al momento, nella rete della procura di Crotone sono rimaste impigliate e sono state fermate - solo tre persone.

Salvato dal linciaggio

Con due lacrime tatuate sul volto e un cuore rosso su una mano, più fin troppe carte di credito addosso, uno degli scafisti - unico turco individuato fra i naufraghi - è stato preso subito. Anzi - emerge dal provvedimento di fermo - i carabinieri appena arrivati sulla spiaggia hanno "dovuto" prenderlo. Furibondi per aver visto morire amici e familiari, per le privazioni durante il viaggio, per l…

CROTONE - In filigrana, la rete che ha portato poco meno di duecento persone su quel vecchio caicco che si è schiantato sulla spiaggia di Cutro si intravede. È fatta di soggetti - e sono diversi - da contattare per trovare un posto in barca, una rete a terra che gestisce compound vicino Smirne e trasporti fino alla spiaggia di partenza, capace persino di sostituire l'imbarcazione quando la prima si rompe. Ma al momento, nella rete della procura di Crotone sono rimaste impigliate e sono state fermate - solo tre persone.

Salvato dal linciaggio

Con due lacrime tatuate sul volto e un cuore rosso su una mano, più fin troppe carte di credito addosso, uno degli scafisti - unico turco individuato fra i naufraghi - è stato preso subito. Anzi - emerge dal provvedimento di fermo - i carabinieri appena arrivati sulla spiaggia hanno "dovuto" prenderlo. Furibondi per aver visto morire amici e familiari, per le privazioni durante il viaggio, per l'improvviso cambio di rotta che forse ha reso ingovernabile la barca, i naufraghi sopravvissuti lo stavano letteralmente linciando. "Lui non guidava - testimonia Ramin - dava ordini agli altri". Per tutti, il principale responsabile del naufragio, costato la vita ad almeno 66 persone, era lui.

In 170 pressati nella stiva

Gli altri fermati sono due pakistani, uno è un ragazzino di appena diciassette anni, entrambi indicati come mozzi al servizio dei "capitani" e incaricati di "tenere a bada" chi viaggiava nella stiva. "Ricevevano disposizioni dei turchi", dice chi era obbligato a seguire i loro ordini. "Gestivano la folla e di tanto in tanto - si legge nelle carte - ci facevano salire per respirare un po' di aria". Per tutto il resto della traversata i naufraghi sono stati costretti a rimanere nella stiva "fra chiazze di gasolio e acqua", pressati in centosettanta o più in uno spazio ridotto. Quello su cui viaggiavano era un vecchio caicco, nulla a che vedere con la Luxury2, la barca "da turismo" su cui inizialmente erano saliti, abbandonata per un'avaria.

Si cercano altri tre scafisti

Ma i brevi momenti sul ponte che venivano concessi ai naufraghi, a chi è sopravvissuto sono bastati per individuare chi stesse davvero gestendo quel viaggio. All'appello - dicono tutti - mancano almeno tre persone, due turchi e il "meccanico" siriano, a cui è toccato rattoppare la barca quando il motore si è bloccato. "Tante volte ho avuto paura per il mare mosso", dice Yousef a carabinieri e finanzieri, "ma uno di loro mi diceva di stare tranquillo perché aveva quindici anni di esperienza in questi viaggi".

In fuga col gommone

A meno che non se li sia presi il mare, sono davvero riusciti a fuggire dopo lo schianto come tutti i naufraghi raccontano. "Hanno preso degli oggetti neri simili a tubi e si sono tuffati", si legge nei verbali. "Ho visto che tre membri dell'equipaggio hanno buttato a mare un gommone e sono saliti allontanandosi", racconta agli investigatori un altro sopravvissuto. Le versioni sono confuse, i ricordi sbiaditi dall'orrore.

Di certo, almeno uno dei naufraghi ha cercato di fermarli. "Quando gli scafisti hanno sentito che chiedevamo aiuto hanno cercato di fuggire, ho provato a bloccarli e ho cercato di fermare un turco, ma mi ha strattonato e si è tuffato in acqua, la stessa cosa ho provato a fare con un secondo", spiega Yousef. Lo stesso ha fatto con il "motorista" siriano. "Sono riuscito a bloccare un terzo turco ma solo per poco perché ho dovuto mettermi in salvo ma poi - racconta con rabbia - l'ho rivisto sulla spiaggia, nascosto in mezzo ad altri migranti". È lui l'uomo che i carabinieri hanno salvato dal linciaggio. "Un amico - aggiunge - mi ha detto che due sono scappati verso il bosco". Di loro però gli investigatori non hanno trovato traccia.

Ufficialmente le ricerche sono ancora in corso, le speranze di trovarli poche. Mentre Ishaq, il ragazzino che in molti hanno indicato come uno dei mozzi, protesta. "Non ho mai aiutato i capitani", grida in interrogatorio. "Ho mandato un messaggio vocale con l'app di WhatsApp per sbloccare i soldi", dice per difendersi, chiedendo agli investigatori di cercarlo nel suo cellulare. Lo stesso dove sono stati trovati foto e video che testimoniano libertà e privilegi di cui nessuno degli altri godeva. E che adesso sono prova a carico.