Cronaca

Crotone, il racconto dei sopravvissuti: "Nella stiva eravamo 180, ci facevano salire solo per respirare. Gli scafisti fuggiti su un canotto"

Un migrante: "Una prima nave in avaria poco dopo la partenza da Smirne, poi ci hanno fatto salire sul caicco". Intanto il conto delle vittime accertate sale a 64. Attesa per la camera ardente
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CROTONE - Circa 180 persone, fra cui molte donne e bambini, costretti a viaggiare "segregati nella stiva" di un vecchio caicco, autorizzati dagli scafisti a uscire solo per prendere aria. Fino al dramma del naufragio. È un racconto shock quello che traspare dai verbali dell’inchiesta sul naufragio del caicco di migranti che si è schiantato contro una secca a Steccato di Cutro, nel Crotonese provocando 64 vittime.

Le indagini condotte dai carabinieri, dalla guardia di finanza e dalla polizia hanno portato al fermo di tre presunti scafisti. Un turco di 49 anni e due pachistani. Uno ha 25 anni, l'altro ha dichiarato di averne solo 17 anni e che diventerà maggiorenne solo a giugno. Il giovane è stato interrogato e nega le accuse, sostenendo di essere a sua volta un migrante.

Durante la traversata, riferisce un testimone, gli scafisti "gestivano la folla, ci facevano salire per respirare per poi farci scendere sotto la barca". Il sopravvissuto descrive “un turco che aveva un tatuaggio sullo zigomo di destra", "non guidava ma dava ordini agli altri componenti dell'equipaggio. Lui era sempre seduto. Poi c'erano due pakistani, uno che era quello che ha gestito lo spostamento da Izmir (Smirne, ndr) alla prima barca", dice il superstite sentito dalla Polizia giudiziaria.

"Il motore ha iniziato a fare fumo..."

I migranti sono partiti alle 3 del mattino del 22 febbraio. Ma non erano sulla barca che sarebbe andata alla deriva all'alba di domenica scorsa, bensì su un'imbarcazione descritta come "nuova, in ferro, di colore bianco". Ciò nonostante, dopo circa tre ore di navigazione si è fermata a causa di un'avaria al motore. "Ha avuto problemi al motore, usciva fumo dalla sala macchine".

Così, poco dopo, è arrivato lo scafo sostituito con il caicco in legno, più grande della nave precedente, ma in condizioni ancora peggiori. Fatiscente, senza sedili, con pozze di gasolio che bagnavano i passeggeri.

"Circa quattro ore prima dell'urto della barca è sceso nella stiva uno dei due pakistani e ci ha detto che dopo tre ore saremmo arrivati a destinazione. Lui si è ripresentato un'ora prima dello schianto dicendoci di prendere i bagagli e prepararci a scendere che eravamo quasi arrivati. All'improvviso il motore ha iniziato a fare fumo, c'era tanto fumo e puzza di olio bruciato", racconta uno dei testimoni. E a un tratto “la barca ha iniziato a imbarcare acqua e si è inclinata".

A quel punto è il panico. “La gente iniziava a soffocare e salire su, tutti gridavano aiuto”, mentre gli scafisti cercano di fuggire: "Ho visto che il siriano e due turchi hanno gonfiato un gommone e sono scappati. Non ho visto cosa ha fatto il turco con il tatuaggio sullo zigomo perché ho pensato di mettere in salvo mio nipote”, si legge nel verbale.

L'inizio dell'odissea

Nelle carte c’è anche il racconto del viaggio che ha preceduto la traversata in mare. I testimoni hanno riferito di aver pagato circa 8mila euro per provare ad arrivare in Europa.

“Ho lasciato la Siria nel 2015 per raggiungere la Turchia dove ho vissuto per otto anni - racconta uno dei testimoni - Ho vissuto in una città della Turchia lavorando come pavimentista e muratore. Dopo tanti tentativi andati a vuoto per arrivare in Italia in cui sono stato arrestato, in questa ultima occasione, tramite Facebook ho contattato tale Abo Naser, palestinese conosciuto tramite un amico il quale ha organizzato questo viaggio".

Giunti in Turchia, “la partenza era da Izmir - racconta ancora, come si legge nei verbali visionati dall'Adnkronos - Per arrivare a Izmir (Smirne, ndr) mi trovavo in una casa a Istanbul dove io e altri siamo stati nascosti per una notte. Arrivato di notte a Izmir su un camion con altre 130 persone, ho incontrato un pakistano che poi si è imbarcato sino all'arrivo in Italia. Questa persona mi è rimasta impressa perché ha sorpreso mio nipote filmare con il cellulare e lo ha rimproverato, al punto che io ho litigato con lui. Da qui ci siamo incamminati per circa tre ore in un bosco sino ad arrivare presso una spiaggia. Ci hanno raccolto tutti in un punto ed abbiamo aspettato un po' fino a quando qualcuno ha fatto arrivare la barca con un segnale luminoso. E' arrivata una prima imbarcazione e siamo stati fatto salire. Iniziato il viaggio, dopo alcune ore la barca ha avuto una avaria ed il personale e l'equipaggio ha fatto arrivare una seconda imbarcazione sulla quale siamo stati fatti salire".

Il cambio di barca

La seconda imbarcazione "è arrivata con quattro persone a bordo". "La seconda imbarcazione era guidata da un turco e da un siriano. Ricordo che il siriano era di corporatura robusta ed era anche un meccanico. Poi c'era anche un altro turco che aveva un tatuaggio sullo zigomo destro che non guidava ma dava ordini a tutta l'imbarcazione. Mi è sembrato una sorta di capo perché dava gli ordini agli altri. Poi c'erano due pakistani".

Il conto dei corpi ritrovati

Salgono a 64 le vittime accertate della tragedia di domenica all'alba sulla costa ionica della Calabria. Stamattina il mare ha restituito il corpo di un uomo, proprio sulla spiaggia di Steccato di Cutro, a poca distanza dal luogo del naufragio. I cadaveri ancora in mare potrebbero essere molti di più rispetto ai corpi rinvenuti: sul caicco salpato da Smirne mercoledì 22 c'erano infatti tra le 150 e le 180 persone. 

Le ricerche proseguono anche oggi. A breve riprenderà "l'operatività alternata del dispositivo di oggi - come spiega la prefettura - mediante l'impiego di un elicottero dei Vigili del fuoco e uno della Guardia di Finanza".

I decreti di fermo firmati dalla Procura di Crotone dovranno essere convalidati nelle prossime ore dal giudice. Gli indagati sono assistiti dall'avvocato Salvatore Perri.

L'ultimo saluto alle salme

Oggi a mezzogiorno nel Palasport di Crotone, inoltre, sarà aperta la camera ardente per permettere ai parenti e alla popolazione di rendere omaggio alle vittime di questa tragedia, il secondo peggior naufragio di profughi dopo quello del 2013 a Lampedusa.