Cronaca

Scuola, sempre più appelli e mobilitazioni contro il decreto: “Presidente Mattarella non firmi”

Scuola, sempre più appelli e mobilitazioni contro il decreto: “Presidente Mattarella non firmi”

Dai comitati dei genitori ai sindacati di base, tutti chiedono al capo dello Stato di rinviare alle Camere il provvedimento che impone un tetto del 30% per classe agli studenti stranieri. E da oggi potrebbero partire iniziative e proteste nei licei

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Non c’è ancora la firma del presidente Mattarella sul nuovo decreto scuola e in tutta Italia si moltiplicano gli appelli con cui docenti e genitori, ma anche semplici cittadini chiedono al capo dello Stato di rispedirlo indietro. All’apertura delle scuole questa mattina, proteste, presidi e sit in ci sono stati a Bologna e Genova

I primi a mobilitarsi sono stati i genitori della scuola dell'infanzia e primaria Di Donato del quartiere Esquilino di Roma, divenuta simbolo di coabitazione e integrazione fra lingue e culture. Contro il decreto che ha introdotto tetti agli alunni non italofoni in classe e istituito obblighi e multe per i loro genitori, le famiglie della Di Donato hanno scritto una lunga lettera per chiedere al presidente di rinviare il provvedimento alle Camere e ai parlamentari di respingere.

Quel decreto, spiegano, non è che "una versione contemporanea della logica delle leggi razziali: l'autorità pubblica traccia una linea tra persone, attribuisce loro un'appartenenza e fa discendere da quella classificazione un diverso trattamento", si legge. I bambini – tuonano le famiglie – “non sono quote” e non è neanche vero che a pesare sia la conoscenza reale della lingua italiana. “Un bambino con cittadinanza straniera nato a Roma, che parla italiano da sempre, rientra nel tetto se non ha frequentato due anni di scuola dell'infanzia, che non è obbligatoria; un bambino con cittadinanza italiana che non parla italiano, invece, no", spiegano.

Parole che sono rimbalzate di chat in chat a Roma, fatte proprie da genitori, studenti e insegnanti di numerosi istituti romani come Pisacane, Bonghi, Mazzini, Plinio e che già circolano fuori dalla Capitale. A rilanciarle anche la Rete Studenti Medi, che ha diffuso l’appello in tutto il Lazio e il resto d’Italia.

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Mentre il ministro Valditara punta il dito contro genitori e insegnanti accusati di “strumentalizzare i bambini”, virale diventa anche il messaggio lanciato dalla scuola elementare Daneo di Genova, dove lo striscione “Nessuno è straniero” nei giorni scorsi è stato rimosso da due agenti e riportato indietro solo dopo le proteste. La Cgil, con la segretaria generale della Flc Elena Bruzzese, ha chiesto formalmente chiarimenti all’Ufficio scolastico regionale e ambito territoriale di Genova e alla Prefettura e alle scuole di esporre striscioni simili all’ingresso di tutti gli istituti. Si mobilitano anche i sindacati di base e quelli studenteschi.

“Selezionare i bambini e le bambine per cittadinanza viola l'articolo 34 della Costituzione, che vuole la scuola aperta a tutti, e l'articolo 3, che vieta ogni distinzione di razza e condizione personale”, scrivono in un appello Usb, Osa e altri sindacati di base e associazioni con cui chiedono al presidente Mattarella di non firmare il decreto. E promettono: “Non ci sarà tetto, muro o decreto capace di fermare la mobilitazione di chi nella scuola pubblica statale ci lavora e ci crede".

Per oggi il sindacato studentesco Osa ha proclamato una giornata nazionale di mobilitazione in tutte le scuole: "Adesso – annunciano sui loro social - la battaglia è aperta e non lasceremo un centimetro al governo di fascisti dentro in carica, che fa razzismo di stato ma non risolve i problemi veri”.

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