Naufragio di Cutro, ecco perché dalla barca non è partito l'Sos (di cui per altro non c'era bisogno)
"Dall'imbarcazione non è arrivata alcuna richiesta di aiuto", il ritornello che, a cominciare dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, tutti gli attori che hanno avuto un ruolo nella tragedia del naufragio di Cutro continuano a ripetere per giustificare il mancato avvio di una operazione di ricerca e soccorso nei confronti del barcone avvistato e segnalato da un aereo di Frontex più di sette ore prima che si schiantasse contro una secca a cento metri dalla spiaggia.
Giustificazione facilmente confutabile e non solo perché per avviare una operazione di soccorso non bisogna ovviamente attendere che parta un sos visto che le condizioni della barca segnalata, con a bordo un presumibile alto numero di persone e con un mare talmente agitato da far ritirare i mezzi della Guardia di finanza, erano già tali da rendere obbligatoria la partenza dei mezzi di salvataggio adeguati e il monitoraggio dall'alto dell'imbarcazione …
"Dall'imbarcazione non è arrivata alcuna richiesta di aiuto", il ritornello che, a cominciare dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, tutti gli attori che hanno avuto un ruolo nella tragedia del naufragio di Cutro continuano a ripetere per giustificare il mancato avvio di una operazione di ricerca e soccorso nei confronti del barcone avvistato e segnalato da un aereo di Frontex più di sette ore prima che si schiantasse contro una secca a cento metri dalla spiaggia.
Giustificazione facilmente confutabile e non solo perché per avviare una operazione di soccorso non bisogna ovviamente attendere che parta un sos visto che le condizioni della barca segnalata, con a bordo un presumibile alto numero di persone e con un mare talmente agitato da far ritirare i mezzi della Guardia di finanza, erano già tali da rendere obbligatoria la partenza dei mezzi di salvataggio adeguati e il monitoraggio dall'alto dell'imbarcazione fino a quando non fossero arrivati i soccorsi dal mare.
I divieti degli scafisti
Ma chiunque lavori nella gestione dei flussi migratori sa bene che chi arriva dalla rotta turca quasi mai riesce a lanciare una richiesta di aiuto. E questo perché nel mar Egeo, come ha confermato lo stesso ministro Piantedosi ieri sera a Porta a Porta, i respingimenti delle autorità greche verso la Turchia sono continui e dunque gli scafisti impediscono ai migranti a bordo di utilizzare i telefoni per evitare di essere individuati dalle autorità. Lo hanno confermato anche i superstiti del naufragio di Cutro. Nessuno ha potuto utilizzare i telefoni cellulari fino all'ultimo. Il piano degli scafisti era preciso: arrivare all'alba di domenica (giorno in cui i controlli sono meno presenti) proprio in quella spiaggia, far scendere al volo i migranti o abbandonarli con la barca e poi scappare via su un gommone come pare che siano riusciti a fare alcune delle persone che i naufraghi hanno indicato come scafisti.
Il piano fallito
Fondamentale dunque per i trafficanti, che avevano necessità di avere il tempo di fuggire, evitare che l'imbarcazione venisse individuata prima del tempo. Se il mare mosso non avesse spinto il caicco contro la secca probabilmente il loro piano sarebbe andato in porto. Fin quando sono stati in condizione di controllare i migranti hanno impedito loro di utilizzare i telefoni. E infatti le prime chiamate drammatiche di aiuto al 112 o ad alcuni familiari sono partite solo intorno alle 4, quando era ormai troppo tardi.