Naufragio di Cutro. "Cinque ore tra l'alert e la risposta". La Procura ora indaga sui soccorsi
di Dario Del PortoLe cinque ore che avrebbero potuto salvare 68 vite, anzi di più considerando il numero imprecisato di dispersi che il mare di Crotone non ha ancora restituito. È solo alle 3.50 del mattino di domenica 26 febbraio che, a Reggio Calabria, la Guardia costiera avvia finalmente la procedura per aprire un evento Sar alla ricerca di quel barcone segnalato intorno alle 23 da un aereo di Frontex 38 miglia a sud di Capo Rizzuto e che i mezzi della Guardia di finanza non erano riusciti a trovare nel mare che si ingrossava. Perché solo a quell’ora la Guardia costiera cambia la sua valutazione sulla segnalazione di Frontex e si prepara a far partire le potenti motovedette classe 300 che avrebbero potuto raggiungere il caicco in poche decine di minuti? «A quel punto era cambiato lo scenario, visto che i mezzi della Guardia di finanza che pure non ci avevano segnalato alcuna criticità, stavano rientrando per le condizioni proibitive», risponde il comanda…
Le cinque ore che avrebbero potuto salvare 68 vite, anzi di più considerando il numero imprecisato di dispersi che il mare di Crotone non ha ancora restituito. È solo alle 3.50 del mattino di domenica 26 febbraio che, a Reggio Calabria, la Guardia costiera avvia finalmente la procedura per aprire un evento Sar alla ricerca di quel barcone segnalato intorno alle 23 da un aereo di Frontex 38 miglia a sud di Capo Rizzuto e che i mezzi della Guardia di finanza non erano riusciti a trovare nel mare che si ingrossava. Perché solo a quell’ora la Guardia costiera cambia la sua valutazione sulla segnalazione di Frontex e si prepara a far partire le potenti motovedette classe 300 che avrebbero potuto raggiungere il caicco in poche decine di minuti? «A quel punto era cambiato lo scenario, visto che i mezzi della Guardia di finanza che pure non ci avevano segnalato alcuna criticità, stavano rientrando per le condizioni proibitive», risponde il comandante Cosimo Nicastro, portavoce della Guardia Costiera.
Valutazioni, comunicazioni tra i due Corpi dello Stato e Frontex, tracciati radar, costituiranno il canovaccio del nuovo filone d’inchiesta che la Procura di Crotone ha aperto per far luce sui soccorsi. Sotto i riflettori c’è un arco temporale di circa cinque ore: dalle 23.03 di sabato 25 febbraio, quando l’Eagle 1 di Frontex segnala l’imbarcazione con probabili persone sottocoperta, fino alle 4 di domenica 26, quando il caicco carico di migranti partito dalla Turchia naufraga davanti Cutro. Il procuratore Giuseppe Capoccia e il pm Pasquale Festa hanno chiesto ai carabinieri di acquisire tutte le carte: a cominciare dalle relazioni di servizio e dalle comunicazioni intercorse tra la Guardia costiera e la Guardia di Finanza durante quella notte drammatica. Presto potrebbero scattare i primi interrogatori.
Al momento non ci sono indagati, né ipotesi di reato. Gli interrogativi da sciogliere però sono molti. Il primo riguarda la scelta di non classificare l’operazione partita dopo l’avvistamento del caicco come “evento Sar”, che avrebbe fatto scattare l’ intervento di salvataggio della Guardia costiera. Nel suo alert, Frontex non rileva segni di pericolo. Ma la barca procede in mezzo al nulla, con mare forza 4 in quel momento deserto, con uno scafo che già da giorni perdeva gasolio. Alle 2.20 di domenica, il reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia invia alla ricerca del caicco una motovedetta di Crotone e un pattugliatore di Taranto. Le ricerche si interrompono un’ora dopo perché i due natanti, attrezzati per operazioni di polizia e non di soccorso, si scontrano con le proibitive condizioni del mare. Poco dopo, i finanzieri di Vibo contattano la direzione marittima di Reggio Calabria. Secondo fonti della Finanza, la conversazione avviene verso le 3.40. Per la Guardia Costiera invece alle 3.48. I tempi sono importanti perché, proprio in quei minuti, la situazione del caicco precipita. La Finanza avvisa che le loro imbarcazioni non sono riuscite a trovare la barca segnalata e chiedono alla guardia costiera se può intervenire. In quel momento la Capitaneria non ha unità in mare e le motovedette non escono. Alle 3.55, i carabinieri di Crotone ricevono una scioccante telefonata da un numero satellitare: si ascoltano le urla strazianti di donne che chiedono aiuto. Poco dopo, tre pescatori assistono al naufragio dalla spiaggia di Cutro.
Un passo indietro. In quelle cinque ore nessuno fa un collegamento con un warning per un evento Sar nello Ionio diramato per ben due volte nelle 24 ore precedenti. Alle 4.57 di sabato, dunque 23 ore prima del disastro, il centro di coordinamento e soccorso di Roma segnala una barca “in distress” . Lo stesso evento Sar 384 risulta comunicato da Imrcc addirittura alle 20.44 di venerdi sera. È quel caicco? Forse sì. La barca era infatti arrivata in prossimità delle coste calabresi diverse ore prima. Un sopravvissuto racconta che gli scafisti volevano sbarcarli il 26 febbraio, «essendo domenica e con mare mosso, sarebbe stato improbabile incontrare motovedette». Dunque la barca si ferma per evitare di avvicinarsi troppo alla costa. Le onde erano già alte, i migranti terrorizzati. Alle 3.50 di domenica, quando il radar della Finanza di Vibo lo rileva per la prima volta, il caicco è a sole sette miglia. Se fossero state fuori, le motovedette della Guardia costiera avrebero potuto raggiungerlo in pochi minuti. Dieci minuti dopo lo schianto contro la secca.