Decreto flussi, le imprese al governo: "L'Italia ha bisogno di 200 mila stranieri"
di Valentina ConteRoma - È l'unico modo per venire incontro alle richieste dei settori produttivi e dare un senso a quei ripetuti annunci di "canali di ingresso regolari" in Italia che, di fatto, non esistono. Il governo Meloni lavora già ad un nuovo decreto flussi, questa volta probabilmente biennale se non addirittura triennale, per una cifra complessiva che, a seconda dell'arco di tempo preso in considerazione, non supererà comunque le 2 o 300.000 unità, insomma non più di 100.000 all'anno. E invece ne servirebbero almeno 205 mila, di lavoratori stranieri. Tanti ne hanno richiesto gli imprenditori in occasione del decreto flussi del 2021, quello da 69.700 ingressi: domande tre volte l'offerta.
Un numero consistente ma assai meno di quei 500.000 che, evocati qualche giorno fa dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, hanno fatto sobbalzare sulla sedia Matteo Piantedosi. Che, il giorno dopo, in commis…
Roma - È l'unico modo per venire incontro alle richieste dei settori produttivi e dare un senso a quei ripetuti annunci di "canali di ingresso regolari" in Italia che, di fatto, non esistono. Il governo Meloni lavora già ad un nuovo decreto flussi, questa volta probabilmente biennale se non addirittura triennale, per una cifra complessiva che, a seconda dell'arco di tempo preso in considerazione, non supererà comunque le 2 o 300.000 unità, insomma non più di 100.000 all'anno. E invece ne servirebbero almeno 205 mila, di lavoratori stranieri. Tanti ne hanno richiesto gli imprenditori in occasione del decreto flussi del 2021, quello da 69.700 ingressi: domande tre volte l'offerta.
Un numero consistente ma assai meno di quei 500.000 che, evocati qualche giorno fa dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, hanno fatto sobbalzare sulla sedia Matteo Piantedosi. Che, il giorno dopo, in commissione Affar costituzionali, si è affrettato a correggere il tiro confermando una previsione di circa 100.000 lavoratori all'anno, in ogni caso un venti per cento in più rispetto agli 82.705 del decreto flussi targato 2022 ma ancora ai nastri di partenza. Il prossimo 27 marzo è infatti previsto il cosiddetto click-day.
Lavoratori stranieri che, già dalla fine dell'anno, con quote riservate ai Paesi con cui verranno stretti accordi per i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere, otrebbero (dopo un periodo di formazione) arrivare in Italia in aereo piuttosto che su un barcone, con un contratto di lavoro ed un permesso di soggiorno temporaneo in tasca. Il 2023, dunque, in teoria, a voler sommare il decreto flussi che deve ancora partire e quello che potrebbe arrivare nei prossimi mesi potrebbe portare ossigeno ai comparti produttivi introducendo sul mercato del lavoro più di 180.000 stranieri. Una prospettiva che, però, deve fare i conti con gli organici assolutamente insufficienti del ministero dell'Interno (che non è ancora neanche riuscito a smaltire le 220.000 domande di sanatoria dei lavoratori del comparto domestico e agricolo del 2020) e degli uffici del lavoro. Dai quali, già a partire dal decreto flussi 2022, i datori che richiedono manodopera straniera, dovranno obbligatoriamente accertarsi prima che non ci siano lavoratori dal profilo adeguato sul territorio nazionale, la tagliola immaginata dal governo per stanare i furbetti del Reddito di cittadinanza che intascano il sussidio ma sono da considerare occupabili.
La richiesta di 205 mila lavoratori stranieri è tornata nel giugno scorso al tavolo di confronto tra le categorie produttive, i sindacati e il ministero del Lavoro. All'epoca si tentava di quantificare il nuovo decreto flussi, poi varato dal governo Draghi. Ne arrivarono 82.705, una cifra senz'altro più alta del precedente decreto, ma insufficiente.
Non solo rispetto a quella richiesta minima ma anche al fabbisogno dell'economia italiana che si aggira attorno ai 600 mila lavoratori. Basta guardare il rapporto Unioncamere-Excelsior che mette in fila le entrate programmate delle imprese di personale immigrato dal 2018 al 2021. Ebbene, tranne il 2020 pandemico - a quota 451 mila - siamo attorno e poi ben sopra i 600 mila. Nel 2019 ad esempio le imprese erano pronte ad assumere 627 mila stranieri. Nel 2021 quasi 673 mila.
"In agricoltura abbiamo bisogno di 100 mila lavoratori che non troviamo", dice Romano Magrini, Coldiretti. "Non necessariamente stranieri, ma di candidati italiani non ce ne sono". Assoturismo Confesercenti si attende già per primavera "un buco di 50 mila lavoratori, per gestire i picchi di attività". La scorsa estate ristorazione e turismo lamentavano "387 mila posizioni da coprire".
Racconta Claudio Gagliardi, vicesegretario generale di Unioncamere, che nel 2022 erano "2 milioni i posti di difficile reperibilità", tra italiani e stranieri, un record per l'Italia: quattro lavoratori su dieci non si trovano. E quasi 5,5 su dieci per le mansioni meno qualificate, quelle coperte soprattutto da non italiani (sei su dieci, anche un terzo dei laureati stranieri fa l'operaio).
Ecco quindi che un terzo delle oltre 600 mila posizioni preventivate dalle imprese italiane per i lavoratori stranieri nel 2021 (ma analogo andamento sembra ipotizzabile per il 2022) riguardava il turnover, la sostituzione di personale in uscita in un Paese che invecchia e immerso nell'inverno demografico. Per il 12% si trattava di nuovi figure non presenti prima in organico. A farla da padrone, con i tre quarti degli ingressi previsti, era il settore dei servizi. In particolare: trasporto, logistica e magazzinaggio. Ma anche turismo e ristorazione, assistenza sociale e lavoro domestico: in quest'ultimo comparto il 64% parla straniero. L'industria pesa per il 28% delle richieste (attorno a 190 mila entrate). I primi quattro settori sono gomma-plastico, alimentare, metallurgico e costruzioni.
Bankitalia dice che per attuare il Pnrr servono 375 mila nuovi occupati e raccomanda di aprire le porte anche agli stranieri con alte qualifiche, come ingegneri e progettisti. E la Fillea Cgil stima che solo nel comparto delle costruzioni, cruciale per il Pnrr e fin qui per i bonus edilizi, servono 90 mila figure specialistiche quest'anno e 150 mila da qui al 2026. "Per i 70 mila operai e muratori basterà un corso di formazione rapido, ma per le altre figure non è così semplice", spiega il segretario Alessandro Genovesi. Il decreto flussi potrebbe dare una mano.
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