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Dai nuovi bacini ai desalinizzatori, così in Italia si combatte la siccità

A marzo, con l'inizio dello scioglimento delle nevi, dovremmo avere i fiumi pieni. Invece ci sono già Comuni riforniti con le autobotti. Dai desalinizzatori ai laghi per raccogliere l'acqua piovana e ricaricare le falde sotterranee, tutte le soluzioni allo studio per reperire gli 8 miliardi di metri cubi che mancano
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Oggi, all’inizio dello scioglimento delle nevi, 19 comuni del Piemonte vengono dissetati dalle autobotti. Sono nel cuore della “zona rossa” della siccità, che si estende al Nord e in Pianura Padana. E i contadini, che devono decidere cosa piantare, sono in un vicolo cieco.

Secondo Coldiretti 8mila ettari di riso su 220 non verranno coltivati. «Mi ha detto un agricoltore di aver acquistato 60mila euro di patate da seme, ma ha rinunciato anche a piantarle» racconta Massimo Gargano, direttore di Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica. In Sicilia, dove il deficit di pioggia è stato minore e il problema sono le perdite degli acquedotti, gli agricoltori hanno chiesto al consorzio regionale quanta acqua avranno in estate. Nessuna risposta.

Il 1° marzo il governo ha istituito una cabina di regia per la crisi idrica promettendo la nomina di uno o forse più commissari, ma senza indicare strategie. I dati sul clima i…

Oggi, all’inizio dello scioglimento delle nevi, 19 comuni del Piemonte vengono dissetati dalle autobotti. Sono nel cuore della “zona rossa” della siccità, che si estende al Nord e in Pianura Padana. E i contadini, che devono decidere cosa piantare, sono in un vicolo cieco.

Secondo Coldiretti 8mila ettari di riso su 220 non verranno coltivati. «Mi ha detto un agricoltore di aver acquistato 60mila euro di patate da seme, ma ha rinunciato anche a piantarle» racconta Massimo Gargano, direttore di Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica. In Sicilia, dove il deficit di pioggia è stato minore e il problema sono le perdite degli acquedotti, gli agricoltori hanno chiesto al consorzio regionale quanta acqua avranno in estate. Nessuna risposta.

Il 1° marzo il governo ha istituito una cabina di regia per la crisi idrica promettendo la nomina di uno o forse più commissari, ma senza indicare strategie. I dati sul clima intanto registrano un inizio di 2023 al primo posto nella storia per le temperature, un deficit di neve al 63% e un Po già in regime di magra.

Le soluzioni fai da te

Alla paura di un’estate peggiore della scorsa si reagisce in ordine sparso. Il parco acquatico di Jesolo, Caribe Bay, pensa di usare l’acqua del mare anziché quella dolce (ma non ci sono le autorizzazioni, per ora). Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia non esclude un decreto che stabilisca il razionamento e annuncia piani per un impianto di desalinizzazione. Legambiente, sull’altro fronte, chiede di interrompere l’innevamento artificiale delle piste.

Basterà? Mauro Grassi, ex direttore del dipartimento ambiente della Regione Toscana, oggi presidente della fondazione Earth Water Agenda, stima che fra 20 anni l’Italia avrà bisogno di 7-8 miliardi di metri cubi in più. Attualmente, spiega Marco Petitta, vicepresidente dell’Associazione internazionale degli idrogeologi, professore alla Sapienza di Roma ed esperto di falde sotterranee, «l’Italia in un anno utilizza 18 miliardi di metri cubi, 11 per l’agricoltura. Ma l’aumento delle temperature si tradurrà in un aumento del fabbisogno».

I dissalatori

Potabilizzare l’acqua del mare è idea anche di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura. «Con la desalinizzazione potremmo avere una certa tranquillità» ha detto sabato in un convegno. Secondo Grassi con questa tecnologia si potrebbe arrivare a un miliardo di metri cubi. «Ma parlo dei prossimi vent’anni».

L’anno scorso alcuni impianti temporanei sono stati installati alla foce del Po. A una soluzione simile, d’altra parte, ha fatto ricorso anche la piovosa Londra allo sbocco del Tamigi. «Un impianto alla foce, dove l’acqua è meno salata rispetto al mare, può essere più economico» spiega Grassi, che aggiunge: «I prezzi dell’energia oggi rendono questa tecnologia cara: intorno ai 3 euro a metro cubo. L’acqua andrebbe riservata agli usi potabili».

In Italia al momento Ventotene si disseta con un dissalatore, mentre l’Elba si è opposta. L’idea – non proprio economica – sarebbe costruire un impianto a Piombino con un acquedotto che porti l’acqua all’isola. Alcune acciaierie dissalano l’acqua del mare per i loro usi. «In tutto in Italia arriveremo a 300 milioni di metri cubi» spiega Grassi. «La Spagna è a 2,5 miliardi».

La pioggia c’è, ma andrebbe raccolta

C’è una grossa differenza però tra noi e la Spagna. «Noi consumiamo 18 miliardi di metri cubi all’anno. Ma 50-60 miliardi di metri cubi di pioggia ricaricano le falde» dice Petitta. «Il nostro paese, nonostante il cambiamento climatico, non è affatto povero d’acqua. La maggior parte è concentrata nel sottosuolo, dove un calo si nota, ma non drammatico. L’84% delle risorse idriche potabili in Italia sono prelevate da sorgenti o pozzi, solo il 16% dalle acque superficiali, quelle che oggi sono in crisi».

Le precipitazioni, negli ultimi anni, sono diventate più rare e più intense. «Ma nel complesso la quantità d’acqua è solo leggermente inferiore al passato» conferma Gargano.

Il paese dei 10mila laghetti

Accanto all’idea del riutilizzo delle acque reflue – promossa dall’Unione Europea, ma che richiede controlli stringenti sulla depurazione – la soluzione più flessibile è la raccolta della pioggia. «Dell’acqua che cade sull’Italia riusciamo a trattenere solo l’11%» lamenta Gargano. «Ci sono paesi che arrivano al 30-40%».

L’Anbi punta sul piano laghetti: «Servono 10mila invasi scavati nella terra, senza cemento, che si riempiano quando piove e possano essere usati se c’è siccità. In parte, possiamo anche coprirli di pannelli fotovoltaici» pensa Gargano. «La Sardegna, che ha molti di questi laghetti, l’anno scorso ha soddisfatto agricoltura e turismo nonostante la siccità.

I produttori del Prosecco quest’anno hanno iniziato a scavare piccoli bacini, che saranno pronti a luglio-agosto. La Regione Campania ha approvato in giunta i primi tre laghetti collinari. A quest’idea Petitta propone anche un perfezionamento: «In Toscana, in Val Cornia, è stato realizzato un bacino che sul fondo ha un terreno particolarmente permeabile. L’acqua vi si infiltra e permette la ricarica delle falde sotterranee. Paradossalmente, è una tecnica più usata in Africa che in Italia. Sottoterra c’è una quantità di acqua cento volte maggiore rispetto alla superficie, molto pura e pulita. È lì che dobbiamo puntare per superare la crisi idrica dell’Italia».