Vaticano, caso Sloane avenue, Becciu protesta per la pubblicazione delle lettere con il Papa: "Non sono un manipolatore"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziIl cardinale Angelo Becciu contrattacca: dopo la recente decisione del procuratore vaticano di rendere nota, su autorizzazione del Papa, una corrispondenza dello stesso porporato con Francesco, Becciu ha preso la parola, nel tribunale dello Stato pontificio, per lamentare la pubblicazione di un carteggio che sarebbe dovuto rimanere riservato, e protestare: "Io non sono un manipolatore".
Lo scambio di missive risale ai giorni successivi alla complessa operazione al colon a cui Jorge Mario Bergoglio si sottopose nel luglio del 2021: operato il 4 del mese, con qualche problema dell'anestesia, fu dimesso il 14 luglio. Becciu, imputato nel processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra, gli chiede udienza perché cerca le rassicurazioni del Papa. Il 19 luglio c'è un primo contatto telefonico. Il 20 luglio il cardinale scrive a Francesco una lettera che finora era inedita, e lo stesso porporato ha voluto rendere nota e mettere agli atti…
Il cardinale Angelo Becciu contrattacca: dopo la recente decisione del procuratore vaticano di rendere nota, su autorizzazione del Papa, una corrispondenza dello stesso porporato con Francesco, Becciu ha preso la parola, nel tribunale dello Stato pontificio, per lamentare la pubblicazione di un carteggio che sarebbe dovuto rimanere riservato, e protestare: "Io non sono un manipolatore".
Lo scambio di missive risale ai giorni successivi alla complessa operazione al colon a cui Jorge Mario Bergoglio si sottopose nel luglio del 2021: operato il 4 del mese, con qualche problema dell'anestesia, fu dimesso il 14 luglio. Becciu, imputato nel processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra, gli chiede udienza perché cerca le rassicurazioni del Papa. Il 19 luglio c'è un primo contatto telefonico. Il 20 luglio il cardinale scrive a Francesco una lettera che finora era inedita, e lo stesso porporato ha voluto rendere nota e mettere agli atti: "Come mi ha chiesto", vi si legge, "Le invio le due dichiarazioni da firmare quanto prima perché dovrò depositarle in Tribunale. Per favore siano in due distinte carte intestate".
Becciu: "Erano giorni sconvolgenti"
"Si badi bene", ha chiosato oggi Becciu in aula: "Non fui io a proporlo, ma fu Lui a richiedere di formalizzare tali informazioni per iscritto. Tanto feci, il giorno seguente, con la lettera del 20 luglio 2021". Il cardinale ha detto di trovare "incomprensibile, per non dire ingiustificato il comportamento processuale del Promotore, il quale, nello scegliere di divulgare corrispondenza privata fra me e il Santo Padre, ha ritenuto di farlo in maniera parziale, omettendo di disvelare al Tribunale la mia prima missiva, quella del 20 luglio 2021, di cui ho appena parlato e dalla quale si evince chiaramente che io, con lo scrivere al Santo Padre, mi accingevo ad esaudire una Sua richiesta. Mi sembra logico che se si decide di coinvolgere direttamente il Santo Padre, allora credo sia doveroso ricostruire i fatti in maniera completa".
Becciu era scosso: "Si era nei giorni, per me sconvolgenti, appena successivi alla formalizzazione delle accuse nei miei confronti, accuse che oggi come ieri respingo con forza, perché infondate, consapevole della mia assoluta innocenza", ha spiegato oggi. Come è ormai noto, due, in particolare, erano i punti che vorrebbe far ritrattare al Papa: l'autorizzazione a pagare Cecilia Marogna, esperta sarda di intelligence che lo aiuta a liberare una suora sequestrata in Mali, e la segnalazione di un'offerta, avanzata da un fondo americano, tesa a riacquistare il palazzo di Londra fonte di tanti problemi per il Vaticano.
La suora rapita, il fondo americano
Dal resto del carteggio, reso noto la scorsa settimana dal "promotore di giustizia" Alessandro Diddi, il Papa rifiuta di smentirsi e scagionare Becciu. Per quanto riguarda l'offerta di acquisto, "mi parve subito strana per i contenuti", scrive Bergoglio. Quanto alla liberazione della suora, dalla lettura della lettera papale si deduceva che Becciu gli aveva chiesto di confermare il "segreto pontificio" non solo sulla decisione di pagare il riscatto ma anche sul pagamento ad una società creata da Cecilia Marogna in Slovenia, una vicenda "caratterizzata da estemporanei ed incauti affidamenti di risorse finanziarie distratte dalle finalità tipiche e destinate, secondo le tesi accusatorie, a soddisfare personali inclinazioni voluttarie".
La telefonata registrata
È sempre in questi giorni, peraltro, che avviene anche una seconda telefonata tra il Papa e Becciu, questa volta - è emerso nel corso del processo - il cardinale registra la telefonata con Bergoglio. In quell'occasione, come emerso dagli atti di un'inchiesta della Guardia di finanza sarda resi noti a suo tempo dall'Adnkronos, Becciu protestava con il Papa per la sua ultima lettera ("È una condanna"), e tornava a chiedergli di essere scagionato: "Mi invii un po' queste spiegazioni bene e cosa lei vorrebbe che io scrivessi", gli disse Francesco, e Becciu si raccomandava di non far redigere la risposta "da chi è dalla parte contraria". Lo stesso giorno, Becciu riscrive al Papa, rimandandogli la sua prima lettera e chiedendogli di apporre "questa semplice nota: prego non tenere conto di questa lettera che ritengo nulla, con la sua firma e la data". Il cardinale riproponeva le sue richieste, il Papa, con una ulteriore lettera di risposta, replicava, più seccamente: "Ritenevo, con la prima lettera del 21 luglio in risposta - speravo definitiva - alla Sua del 20 luglio, di aver chiarito, in spirito di verità, la mia posizione negativa sulle dichiarazioni che intende farmi sottoscrivere". Ma "evidentemente e sorprendentemente, sono stato da Lei frainteso".
Il cardinale Becciu oggi in aula ha dichiarato: "Con fermezza e a testa alta, affermo: io non sono un manipolatore. Io, nella mia vita, non ho mai manipolato nessuno e tanto meno il Santo Padre".
L'intelligence italiana, l'indagine dei gendarmi
Nel corso dell'udienza odierna è proseguito l'interrogatorio, come testimone, del successore di Becciu, monsignor Edgar Peña Parra. L'arcivescovo venezuelano ha confermato che la gestione del palazzo di Londra, che ereditò in qualità di Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, è stata per lui "una preoccupazione grande e costante". Ha rivendicato che, sganciandosi dal finanziere Raffaele Mincione, la Santa Sede è passata "dal pagare un milione al mese a pagare 800mila euro all'anno" di gestione del palazzo. Ed ha ribadito che fino ad un incontro avvenuto il 29 giugno 2019, lo Ior (Istituto per le Opere di Religione), gli aveva assicurato che avrebbe stanziato 150 milioni necessari a rinegoziare il mutuo: "I soldi sono in un cassetto", gli veniva garantito dallo Ior che alla fine, però, negò il finanziamento, sollevando dubbi sul rischio di riciclaggio, ed aprì, con la propria denuncia, il processo in corso. Decisione "sorprendente", per monsignor Pena Parra, che sospettando che "questo atteggiamento anomalo dello Ior fosse dovuto a qualche contatto" con "il gruppo che era contrario a noi", ossia il broker Gianluigi Torzi, chiese alla gendarmeria vaticana di "fare un rapporto" sullo Ior. Tra le attività di indagine, è emerso in aula che il telefono del direttore generale dello Ior, Gianfranco Mammì, è stato controllato da Giovanni Ferruccio Oriente, esperto di intelligence. Controinterrogato dall'avvocato della Segreteria di Stato, l'ex ministra Paola Severino, l'arcivescovo venezuelano ha negato di aver chiesto il finanziamento per pagare qualcuno che lo ricattava: "Non sono mai stato ricattato da nessuno", ha dichiarato. A settembre 2020 subentrò nel mutuo l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa).
Monsignor Peña Parra ha anche riferito due dettagli relativi al finanziere Raffaele Mincione e al broker Gianluigi Torzi, ingaggiato quest'ultimo dalla Segreteria di Stato, in teoria, per permettere alla Santa Sede di sganciarsi appunto da Mincione. Il Sostituto ha confermato di aver saputo che c'erano invece "rapporti tra Torzi e Mincione" da un documento, sequestrato al suo segretario durante le indagini, che "sarebbe pervenuto dai servizi segreti italiani". Quanto alle due proposte di riacquisto del palazzo di Londra, quando il Vaticano aveva deciso di disfarsene - una veicolata, come è noto, da Becciu - "era venuto fuori, credo tramite il prefetto dell'Economia, che dietro c'erano sempre Mincione e Torzi".