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Intelligenza artificiale, se il futuro può fare a meno di noi

Il commento
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Qualcuno dovrebbe lanciare l'allarme tsunami. L'intelligenza artificiale sta per cambiare tutto. La chiamano "innovazione distruttiva", è uno dei motori della storia economica; dopo il suo passaggio di solito si sta meglio, ma nel mentre per molti è dura. Improvvisamente diventano vecchi, inutili, sorpassati. E molti perdono il lavoro. Non sono un catastrofista. Nelle precedenti rivoluzioni industriali alla fine il saldo fra posti di lavoro creati e perduti è sempre stato positivo e il beneficio per la società indiscutibile. E anche per la più recente rivoluzione digitale è stato così: l'occupazione ha raggiunto livelli record in tutto il mondo prima della pandemia. Ma quello che promette (o minaccia) di fare l'intelligenza artificiale generativa è diverso: non si tratta soltanto di liberare l'uomo dalla fatica fisica; e nemmeno da certi lavori inutilmente ripetitivi. Si tratta di entrare in un campo…

Qualcuno dovrebbe lanciare l'allarme tsunami. L'intelligenza artificiale sta per cambiare tutto. La chiamano "innovazione distruttiva", è uno dei motori della storia economica; dopo il suo passaggio di solito si sta meglio, ma nel mentre per molti è dura. Improvvisamente diventano vecchi, inutili, sorpassati. E molti perdono il lavoro. Non sono un catastrofista. Nelle precedenti rivoluzioni industriali alla fine il saldo fra posti di lavoro creati e perduti è sempre stato positivo e il beneficio per la società indiscutibile. E anche per la più recente rivoluzione digitale è stato così: l'occupazione ha raggiunto livelli record in tutto il mondo prima della pandemia. Ma quello che promette (o minaccia) di fare l'intelligenza artificiale generativa è diverso: non si tratta soltanto di liberare l'uomo dalla fatica fisica; e nemmeno da certi lavori inutilmente ripetitivi. Si tratta di entrare in un campo, quello della creatività e delle relative professioni, che è essenzialmente umano.

L'esperimento

Faccio un piccolo esempio che ho vissuto personalmente: domani con Repubblica va in edicola un nuovo album di Italian Tech dedicato all'intelligenza artificiale. Visto che se ne parlava assai, ci è sembrato opportuno provare a illustrare l'intero album, 48 pagine, con uno dei tanti software di intelligenza artificiale sorti nel giro di pochi mesi. Il risultato, lo vedrete anche voi, è impressionante: dando al software le indicazioni su quale immagine creare (i "prompt", imparate questa parola, rischia di diventare la parola dell'anno), il computer in pochi secondi ci ha restituito immagini notevoli. Non dico bellissime perché la bellezza è soggettiva. Dico pertinenti, adeguate. Aggiungo: gratuite: è bastato prendere un abbonamento annuale da 50 dollari alla app. Sicuramente un illustratore avrebbe saputo fare di meglio, ma ci avrebbe messo più tempo e sarebbe costato, giustamente, molto di più. Va detto che non siamo nemmeno stati così originali: oggi mi è arrivata la campagna dell'ente del turismo della Lituania che si racconta tramite un'immagine generata da un'intelligenza artificiale. Questa cosa riguarda tutti: da giorni su Twitter un tale posta due foto sfidando le persone a riconoscere quale è vera e quale generata da una intelligenza artificiale: ma se è possibile farlo, servono ancora i fotografi? E i giornalisti? E gli avvocati? E i musicisti? Nel 2000 la rivista Wired uscì con una copertina choc: "Il futuro non ha bisogno di noi", era il titolo. Resto convinto che nessuna intelligenza artificiale potrà mai eguagliare le meraviglie del cervello umano, però è ora di chiedersi quale posto avremo nel futuro che stiamo costruendo.