LONDRA - Era tutto pronto: il giorno, l’udienza, e l’avvocato. Non proprio un principe del foro, vista che è alla sua prima udienza. E poi è uno che non ha mai passato gli esami di ammissione, o studiato legge in una università, ed il cui nome non è mai stato iscritto in nessun Albo. Parliamo di un avvocato che in realtà non esiste, ma non si tratta di fiction: la storia è vera, ed anche il processo. L’intelligenza, però, è artificiale: utilizza la stessa tecnologia del programma Chat-GPT.
Ma facciamo un passo indietro: è il 2015 quando l’anglo-americano Joshua Browden crea DoNotPay, un chatbot che utilizza l’intelligenza artificiale per supportare gli utenti nella contestazione legale di ritardi di pagamenti o multe – tipicamente per infrazioni del codice della strada. Insomma, tutti quei casi per i quali la posta in gioco è troppo bassa e nessun avvocato “si alzerebbe dal letto per difendere”. Da allora l’offerta di DoNotPay (per il momento disponibile in USA e in Regno Unito) si è molto ampliata, andando a comprendere la compilazione di moduli, la cancellazione da sottoscrizioni prova, i rimborsi per voli cancellati o in ritardo, e così via. In generale, tutte quelle situazioni che tipicamente rientrano nel settore consumers rights.
Piano piano DoNotPay – oltre ad aver ricevuto investimenti milionari da diversi guru della Silicon Valley, è anche diventato più intelligente…ed ambizioso: in quella che probabilmente era una ben studita operazione di marketing, Browden ha offerto un milione di dollari a chi avesse accettato di farsi difendere dal suo avvocato-robot presso la Suprema Corte americana. Qualcosa ancora molto poco realistico, ma che ha generato una serie di risposte in cui numerosi utenti si offrivano per farsi rappresentare in tribunale in casi più semplici di multe per eccesso di velocità.
“Il 22 febbraio alle 13.30 si farà la storia – ha annunciato Browden con un tweet il 21 gennaio - Per la prima volta, un robot rappresenterà qualcuno in un'aula di tribunale degli Stati Uniti. DoNotPay AI sussurrerà all'orecchio di qualcuno esattamente cosa dire. Pubblicheremo i risultati e ne condivideremo di più dopo l'evento. Augurateci buona fortuna!”
L'idea di Browden è semplice: l’imputato si difenderà in prima persona; l’assistente vocale funzionerà su uno smartphone, ascoltando le argomentazioni del tribunale in tempo reale e istruendo l'imputato su come rispondere tramite degli auricolari, che in alcuni tribunali sono consentiti. Il fondatore e amministratore delegato Joshua Browder ha confermato che DoNotPay ha accettato di coprire eventuali costi in caso di perdita della causa.
Neanche una settimana dopo l’annuncio, quando le questioni etiche, morali, ma anche tecniche di questa procedura avevano avviato le discussioni degli addetti ai lavori e della stampa in generale, puntuale è arrivato il ribaltone: DoNotPay si ritira, a detta di Browden perché ha subito minacce (fino a 6 mesi di carcere) dagli avvocati in carne ed ossa, gelosi del loro strapotere.
Browden non ha specificato che tipo di minacce avrebbe ricevuto, e molti hanno anche evidenziato come, più che messaggi intimidatori, probabilmente ha ricevuto delle consulenze legali che gli hanno fatto notare le infrazioni che il portare un robot-avvocato in un’aula di tribunale avrebbe comportato, non da ultima l’accusa di esercizio abusivo della professione legale. Senza contare poi che siamo ancora in una fase iniziale in cui il nostro avvocato-robot, per loro stessa ammissione, sarebbe stato “istruito” da avvocati umani, e probabilmente non è ancora pronto ad affrontare un contraddittorio.
DoNotPay al momento è disponibile in USA ma anche in Regno Unito; forse non supera ancora i test etici, ma gli americani hanno già provato a fargli sostenere il Multistate Bar Examination, l’esame per essere iscritto al “Bar”, l’ordine americano, ed il risultato è stato sorprendentemente positivo ed in netto miglioramento rispetto alla precedente versione: in due anni ha fatto enormi progressi. Se riuscisse a passare anche il SQE (Solicitors Qualifying Examination), il test a risposte multiple che valuta i futuri avvocati inglesi, presto potremmo avere un nuovo solicitor tra di noi.
Il 22 febbraio vedremo se davvero DoNotPay ha abbandonato l’idea, o se le conferme e smentite sono solo frutto di un’abile operazione di marketing. Intanto però il quesito rimane: siamo pronti a farci rappresentare in giudizio da un avvocato robot - anche se sapesse tutto di diritto e fosse tecnicamente perfetto?