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L'ex terrorista Cavallina: "Io la mia pena l’ho scontata, a Parigi rispettino le vittime”

Arrigo Cavallina durante il processo per l'omicidio Santoro ucciso dai Pac nel 1978 (ansa)
Già espontente dei Pac, ha passato 12 anni in prigione. E a di quelli riparati in Francia dice: "Non mi sento di condannarli". Ma anche: "Capisco le vittime che cercano vendetta, eppure la strada è il dialogo". E sul carcere: "Meglio pene alternative come i servizi sociali"
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ROMA - Arrigo Cavallina, 77 anni, ex terrorista dei Pac, quanti anni di carcere ha scontato?
"Dodici".

Per quali reati?
"Diversi, tra cui banda armata e concorso nell'omicidio del maresciallo Santoro".

Ha materialmente sparato?
"Quello mai, per fortuna. Ma non per questo mi sento meno responsabile di Cesare Battisti".

Perché?
"Ero membro della banda, e come tale responsabile in solido dei reati commessi".

E poi si è dissociato dalla lotta armata?
"Sì, fui uno dei promotori della dissociazione e mi sono avvicinato alla chiesa. Ho terminato di scontare ogni pena nel 1993 e ho ottenuto la riabilitazione.Sono impegnato nel volontariato con La Fraternità".

Cosa pensa di chi invece ha cercato riparo in Francia?
"Non mi sento di giudicarli. Chi volutamente si riconsegna sapendo che rischia l'ergastolo? Questo spiega perché molti di loro abbiano continuato a proclamarsi innocenti".

Era…

ROMA - Arrigo Cavallina, 77 anni, ex terrorista dei Pac, quanti anni di carcere ha scontato?
"Dodici".

Per quali reati?
"Diversi, tra cui banda armata e concorso nell'omicidio del maresciallo Santoro".

Ha materialmente sparato?
"Quello mai, per fortuna. Ma non per questo mi sento meno responsabile di Cesare Battisti".

Perché?
"Ero membro della banda, e come tale responsabile in solido dei reati commessi".

E poi si è dissociato dalla lotta armata?
"Sì, fui uno dei promotori della dissociazione e mi sono avvicinato alla chiesa. Ho terminato di scontare ogni pena nel 1993 e ho ottenuto la riabilitazione.Sono impegnato nel volontariato con La Fraternità".

Cosa pensa di chi invece ha cercato riparo in Francia?
"Non mi sento di giudicarli. Chi volutamente si riconsegna sapendo che rischia l'ergastolo? Questo spiega perché molti di loro abbiano continuato a proclamarsi innocenti".

Era giusta la dottrina Mitterrand?
"Ho qualche riserva. I processi in Italia furono sostanzialmente regolari".

Si contestava il fatto che i terroristi fossero condannati in contumacia. Ma non c'erano perché latitanti.
"Appunto, e poi c'erano i loro avvocati. Ma va anche detto che questo è quel che prevede l'ordinamento francese".

Cosa pensa della sentenza della Cassazione francese?
"Credo sia giusta. Dopo quarant'anni non ha senso spedire in carcere delle persone che non sono più quelle degli anni di piombo. Non hanno commesso altri reati, si sono integrati".

Non hanno espiato la pena, come lei.
"Io già in carcere ho avuto modo di ripensare la mia vita in profondità".

Per i familiari delle vittime questo verdetto è un pugno in faccia.
"Questo lo capisco. Per loro qualsiasi misura della pena sarà sempre troppo poco rispetto al danno irreparabile che hanno subito, al dolore ricevuto".

Ma se il carcere non la convince cosa proporrebbe?
"Si può immaginare un intervento diverso da quello carcerario, sul modello sempre più diffuso della giustizia riparativa? Un supplemento di fatica, nel volontariato, al servizio sociale. Costringendoli così ad aiutare altre persone, ora in difficoltà. Non sarebbe più utile?"

Il terrorista Galmozzi ha scritto di godere per la sentenza.
"Servirebbe più rispetto verso le vittime".

Nessuno ha mai espresso una parola per loro.
"Ho appena rivisto il video dell'ultimo incontro tra la figlia di Aldo Moro, Agnese, e uno dei brigatisti che lo sequestrò, Franco Bonisoli. Da tempo s'incontrano per trovare forme di pacificazione. Sembrerebbero opposti invece dialogano".

Non sempre l'incontro riesce.
"Capisco le vittime che cercano vendetta, ma in questo modo si precludono la possibilità di un'ulteriore crescita. Agnese Moro e Bonisoli sono riusciti a riconoscere la reciproca sofferenza, ovviamente quella di Moro è massima, ma in questo modo provano a cercare una verità comune".

Quale sarebbe?
"Il male non cambia, ma così acquista un senso diverso. E forse può essere perfino utile a chi ascolta".