Cronaca

Il Vaticano ripudia la "dottrina della scoperta" contestata dagli indigeni delle Americhe

Il Vaticano ripudia la "dottrina della scoperta" contestata dagli indigeni delle Americhe
(ansa)
Una nota congiunta dei dicasteri della Cultura e Educazione e del Servizio allo sviluppo umano integrale risponde alle richieste degli indigeni durante il viaggio di Francesco in Canada
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La Chiesa cattolica "ripudia" la "dottrina della scoperta" utilizzata nei secoli passati dai colonizzatori per giustificare moralmente, a partire da alcune bolle papali, l'espropriazione delle terre agli indigeni delle Americhe. Lo afferma un documento della Santa Sede pubblicato oggi da due dicasteri, quello per la Cultura e l'Educazione, e quello per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

La diatriba attorno alla "dottrina della scoperta" prosegue da molto tempo e si è riaccesa in particolare in occasione del viaggio che papa Francesco ha compiuto in Canada, ad agosto dell'anno scorso, per chiedere scusa alle popolazioni autoctone vittime in passato di un "genocidio" culturale, come ha riconosciuto lo stesso Pontefice argentino, al quale ha partecipato anche la Chiesa cattolica. Un viaggio preceduto dalla recente scoperta di tombe di bambini che erano ospiti delle scuole residenziali gestite da ordini religiosi cattolici e da altre confessioni cristiane, e dal "mea culpa" pronunciato dal governo canadese di Justin Trudeau.

Le richieste al Papa in Canada

Tra le richieste avanzate a Francesco, durante il viaggio dell'agosto 2022 e nelle udienze che il Papa aveva concesso, nei mesi precedenti, a diverse delegazioni di autoctoni canadesi, figurava l'abolizione, appunto, della "dottrina della scoperta", in base alla quale, nei secoli passati, quella "scoperta" era "terra nullius", terra di nessuno, e gli indigeni che vi risiedevano erano stati pertanto assoggettati alla dominazione delle potenze coloniali dei re cattolici spagnoli e portoghesi. Un insieme di dottrine, in realtà, aborgate da diversi organismi ufficiali, in Canada e nel resto delle Americhe, dichiarate "razziste, scientificamente false, giuridicamente senza valore, moralmente condannabili e socialmente ingiuste" da parte delle Nazioni Unite nel 2021, e superata nei fatti dalla Sede apostolica, da secoli priva del potere temporale che aveva nel millecinquecento. La dottrina, però, agli occhi delle nuove generazioni di autoctoni, continua ad incidere negativamente sulle loro attuali rivendicazioni territoriali a causa di una giurisprudenza che da essa, più o meno esplicitamente, discende. Da qui la richiesta di una formale presa di posizione indirizzata al Papa.

Dopo una lunga istruttoria, oggi la sala stampa vaticana ha pubblicato la dichiarazione congiunta dei due dicasteri vaticani responsabili di Cultura, Educazione e questioni sociali - non del dicastero per la Dottrina della fede o della Segreteria di Stato - per affermare, nero su bianco, che "la "dottrina della scoperta" non fa parte dell'insegnamento della Chiesa cattolica".

"Le autorità ecclesiastiche non si opposero"

La nota vaticana, firmata dai cardinali Michael Czerny e José Tolentino de Mendonca, ricorda, a valle di una ricapitolazione storica, che "alcuni studiosi hanno sostenuto che la base della suddetta "dottrina" si trova in diversi documenti papali, come le Bolle Dum Diversas (1452), Romanus Pontifex (1455) e Inter Caetera (1493)". La ricerca storica, sottolinea ancora la nota, "dimostra chiaramente che i documenti papali in questione, scritti in un periodo storico specifico e legati a questioni politiche, non sono mai stati considerati espressioni della fede cattolica. Allo stesso tempo, la Chiesa riconosce che queste Bolle papali non riflettevano adeguatamente la pari dignità e i diritti dei popoli indigeni. La Chiesa è anche consapevole del fatto che il contenuto di questi documenti è stato manipolato a fini politici dalle potenze coloniali in competizione tra loro, per giustificare atti immorali contro le popolazioni indigene, compiuti talvolta - si sottolinea - senza l'opposizione delle autorità ecclesiastiche. E' giusto riconoscere questi errori, riconoscere i terribili effetti delle politiche di assimilazione e il dolore provato dalle popolazioni indigene, e chiedere perdono. Inoltre, Papa Francesco ha esortato: "Mai più la comunità cristiana potrà lasciarsi contagiare dall'idea che una cultura sia superiore alle altre, o che sia legittimo ricorrere a modi di coercizione degli altri"".

Il cardinale Tolentino: riconosciamo le nostre mancanze

"Senza mezzi termini", sottolinea ancora la nota, "il magistero della Chiesa sostiene il rispetto dovuto a ogni essere umano. La Chiesa cattolica ripudia quindi quei concetti che non riconoscono i diritti umani intrinseci dei popoli indigeni, compresa quella che è diventata nota legalmente e politicamente come "dottrina della scoperta"".

Secondo il cardinale Tolentino, prefetto del dicastero per la Cultura e l'Educazione, "è ascoltando i popoli indigeni che la Chiesa sta imparando a comprendere le loro sofferenze, il passato e il presente, e le nostre mancanze. È nel dialogo culturale che siamo impegnati ad accompagnarli nella ricerca della riconciliazione e della guarigione. Dobbiamo vivere l'arte dell'incontro".