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Caso Regeni, l’ultima carta per salvare il processo: “Intervenga la Consulta”

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L'autogol di uno degli imputati: ha cancellato il profilo social dopo la denuncia dei Ros. "È la prova che sanno cosa accade in aula"
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Si è messo lo Stato - nel senso degli uomini in divisa accusati del sequestro, la tortura e la morte di Giulio Regeni - e poi si è messa anche la legge, quella che, secondo la Cassazione, impedisce l'avvio del processo perché mancano le notifiche degli atti, sottraendosi l'Egitto a comunicare l'indirizzo degli imputati. Per questo ieri la procura di Roma, che in nome proprio dalla legge non ha smesso un attimo di cercare la verità, ha chiesto l'intervento della Corte costituzionale perché consideri illegittima quella norma che appunto "non consente, e addirittura non prevede, di celebrare il processo qualora lo Stato estero rifiuti di collaborare alla notifica degli atti".
Questa norma, secondo il procuratore Francesco Lo Voi e l'aggiunto Sergio Colaiocco, viola la Costituzione e anche una serie di trattati e convenzioni internazionali. Per questo ieri, in occasione dell'ennesima udienza in cui i carabinieri del Ros …

Si è messo lo Stato - nel senso degli uomini in divisa accusati del sequestro, la tortura e la morte di Giulio Regeni - e poi si è messa anche la legge, quella che, secondo la Cassazione, impedisce l'avvio del processo perché mancano le notifiche degli atti, sottraendosi l'Egitto a comunicare l'indirizzo degli imputati. Per questo ieri la procura di Roma, che in nome proprio dalla legge non ha smesso un attimo di cercare la verità, ha chiesto l'intervento della Corte costituzionale perché consideri illegittima quella norma che appunto "non consente, e addirittura non prevede, di celebrare il processo qualora lo Stato estero rifiuti di collaborare alla notifica degli atti".
Questa norma, secondo il procuratore Francesco Lo Voi e l'aggiunto Sergio Colaiocco, viola la Costituzione e anche una serie di trattati e convenzioni internazionali. Per questo ieri, in occasione dell'ennesima udienza in cui i carabinieri del Ros hanno confermato che i quattro imputati accusati di aver ucciso Regeni - Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abedal Sharif - sono ancora irreperibili, l'accusa ha chiesto al giudice di sollevare la questione davanti alla Consulta. In sostanza i pm vorrebbero che la Corte Costituzionale esaminasse la legittimità dell'articolo 420 bis del codice di procedura penale.

La legge fotografa esattamente il vicolo cieco in cui provano a destreggiarsi i magistrati che hanno a che fare con il caso del ricercatore ucciso e torturato dai quattro agenti della National Security, il servizio segreto civile egiziano. L'Italia non riesce a notificare gli atti del processo perché il Cairo non comunica i loro indirizzi. Le richieste di rogatoria sono rimaste inevase e poco o nulla si sa degli accordi presi dal governo con il presidente Abdel Fattah al-Sisi, visto che la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno spiegato di non poter divulgare "i contenuti dei colloqui, bilaterali o plurilaterali, fra i rappresentanti di governo", come ha affermato in una nota l'avvocatura generale dello Stato impedendo al giudice Roberto Ranazzi di convocare i due esponenti del governo.

Nel frattempo gli indagati continuano la loro vita. E, forse, hanno commesso una grave leggerezza. Dopo che i carabinieri del Ros hanno infatti reso noto il profilo social di uno di loro, Husam Helmi, quel profilo è stato rimosso. A conferma, quindi, che gli imputati sanno benissimo del processo.

La palla passa ora al giudice che il prossimo 31 maggio dovrà decidere se rinviare a giudizio comunque gli imputati, come chiedono l'avvocata della famiglia Alessandra Ballerini e l'Avvocatura dello Stato, sostenendo che la norma Cartabia consenta il processo in assenza di notifica. In alternativa potrà mandare le carte alla Corte come chiesto dalla Procura perché l'articolo 420 bis viola la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Dichiarazione sui principi fondamentali di giustizia in favore delle vittime della criminalità e degli abusi di potere, le convenzioni Onu in materia di terrorismo, corruzione e criminalità organizzata, le convenzioni della Nato e anche alcuni trattati che obbligano la cooperazione tra Stati. Oppure annullare il processo. Ieri a piazzale Clodio, a portare la solidarietà personale e del partito, c'era la segretaria del Pd Elly Schlein: "Credo fortemente che questo processo debba andare avanti, siamo qui con questa speranza".