Via Crucis, le testimonianze di un russo e un ucraino: la protesta di Kiev. Il Papa non è al Colosseo a causa del freddo
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziROMA - Momento di devozione che interseca inevitabilmente la geopolitica, la Via Crucis al Colosseo ha irritato per il secondo anno consecutivo le autorità ucraine. L'anno scorso il Papa aveva voluto che due amiche, una russa e un'ucraina, portassero la croce in una delle stazioni che commemorano la passione di Gesù. Protestò Volodymir Zelensky in persona, Kiev convocò il nunzio apostolico, si risentì anche il capo della Chiesa greco-cattolica. Memori del caso diplomatico, gli uomini del Papa, quest'anno, hanno puntato alla discrezione, pubblicando solo all'ultimo le meditazioni che accompagnano il rito, tra di esse le testimonianze di un ragazzo russo che chiede la pace, ma la protesta è scattata ugualmente.
Il Papa a Santa Marta
Jorge Mario Bergoglio non era presente. Ricoverato la scorsa settimana al policlinico Gemelli, è tornato in Vaticano in tempo per presiedere le celebrazioni della Settimana Santa. La voce un …
ROMA - Momento di devozione che interseca inevitabilmente la geopolitica, la Via Crucis al Colosseo ha irritato per il secondo anno consecutivo le autorità ucraine. L'anno scorso il Papa aveva voluto che due amiche, una russa e un'ucraina, portassero la croce in una delle stazioni che commemorano la passione di Gesù. Protestò Volodymir Zelensky in persona, Kiev convocò il nunzio apostolico, si risentì anche il capo della Chiesa greco-cattolica. Memori del caso diplomatico, gli uomini del Papa, quest'anno, hanno puntato alla discrezione, pubblicando solo all'ultimo le meditazioni che accompagnano il rito, tra di esse le testimonianze di un ragazzo russo che chiede la pace, ma la protesta è scattata ugualmente.
Il Papa a Santa Marta
Jorge Mario Bergoglio non era presente. Ricoverato la scorsa settimana al policlinico Gemelli, è tornato in Vaticano in tempo per presiedere le celebrazioni della Settimana Santa. La voce un po' affievolita, qualche colpetto di tosse, l'ormai consueta difficoltà a camminare, Francesco, 86 anni, non si è però sottratto a nessun appuntamento, dalla messa in piazza della domenica delle Palme alla lavanda dei piedi nel carcere minorile di Casal del Marmo fino alla commemorazione della passione di Gesù oggi pomeriggio nella basilica vaticana. Ma ha accettato il consiglio di medici e infermieri di non esporsi per due ore al "freddo intenso di questi giorni" a Roma. Giovanni Paolo II mancò lo stesso appuntamento nel 2005, ma era una situazione ben diversa: Karol Wojtyla era ormai gravemente malato, sarebbe morto pochi giorni dopo, le immagini lo ritrassero di spalle abbracciato a un crocifisso. Ieri papa Francesco ha tranquillamente seguito da Casa Santa Marta la Via Crucis, senza mostrarsi.
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Le testimonianze per la pace
Alla decima "statio" della passione di Gesù, al Colosseo, mentre due ragazzini con al collo un foulard con i colori della bandiera ucraina portavano la croce, sono state lette le testimonianze di un ragazzo ucraino e uno russo. Il primo è fuggito con la famiglia da Mariupol, città distrutta dai russi, per raggiungere la nonna in Italia, "ma io non facevo altro che dire di voler tornare a casa". La famiglia alla fine è rientrata, "c'è guerra da tutte le parti", ma gli è rimasta la consolazione della nonna: "Con l'aiuto del buon Dio tornerà la pace".
L'altra testimonianza comincia così: "Io invece, sono un ragazzo russo... mentre lo dico sento quasi un senso di colpa, ma al tempo stesso non capisco perché e mi sento male due volte". Il giovane ha raccontato che suo fratello, "sorridente e brillante come il sole", è morto in guerra, il padre e il nonno sono a loro volta spariti. "Tutti ci dicevano che dovevamo essere orgogliosi, ma a casa c'era solo tanta sofferenza e tristezza", ha raccontato il ragazzo russo, che ha concluso con una preghiera: "Gesù, per favore, fa' che ci sia la pace in tutto il mondo e che tutti possiamo essere fratelli".
La reazione risentita non si è fatta attendere. Il ragazzo russo "si è dimenticato di menzionare il fatto che i suoi parenti sono entrati in Ucraina per uccidere non solo il padre del ragazzo ucraino ma tutta la sua famiglia, e non viceversa", ha commentato l'ambasciatore presso la Santa Sede Andrii Yurash.
Sofferenza e speranza sotto la croce
Le altre "voci di pace in un mondo di guerra" hanno raccolto le testimonianze ascoltate dal Papa in incontri personali e nel corso dei suoi viaggi: in Sud Sudan, da ultimo, Iraq, Myanmar, Colombia. L'odissea di un migrante africano tra lager libici e respingimenti in mare, una famiglia in fuga dalla Siria.
A portare la croce, in alcune stazioni, cinque rifugiati accolti a Roma dal centro Astalli dei gesuiti. Il Vaticano non ha fornito le nazionalità: evidente il desiderio di indicare che, sotto la croce, gli esseri umani sono tutti fratelli a prescindere dal proprio Paese. Logica di fede che può entrare in conflitto con quella politica.