Cronaca

Fine vita, monsignor Paglia: no all'eutanasia ma è possibile una mediazione giuridica

Fine vita, monsignor Paglia: no all'eutanasia ma è possibile una mediazione giuridica
(ansa)
La precisazione del presidente della Pontificia accademia per la vita dopo le proteste dei settori cattolici conservatori alla sua apertura a una legge che segue le indicazioni della Corte costituzionale
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Non un'apertura all'eutanasia o al suicidio assistito, bensì ad una "mediazione giuridica" nella dirazione indicata dalla Corte costituzionale sul fine vita: è questa la posizione di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Nei giorni scorsi, l'arcivescovo è intervenuto sul tema dicendosi d'accordo circa l'approvazione di una legge. Una presa di posizione che ha suscitato reazioni allarmante nell'arcipelago cattolico conservatore. Secondo la rivista Tempi le sue sono parole "gravi e irragionevoli" mentre l'onlus Pro Vita & Famiglia ha parlato di un "cedimento verso le spinte eutanasiche".

Seguire la sentenza della Consulta

L'ufficio stampa della Pontificia Accademia per la Vita è intervenuto allora per precisare che Paglia "ribadisce il suo "no" nei confronti dell'eutanasia e del suicidio assistito, in piena adesione al Magistero. Nel suo intervento, nel quale trattava l'intero argomento del fine-vita, Mons. Paglia alla fine ha accennato, senza svilupparla, alla Sentenza della Corte Costituzionale italiana 242/2019 ed alla specifica situazione italiana. La Corte Costituzionale conferma l'assistenza al suicidio come reato. Elenca poi quattro condizioni specifiche e particolari nelle quali il reato è depenalizzato. In questo preciso e specifico contesto, Mons. Paglia ha spiegato che a suo avviso è possibile una "mediazione giuridica" (non certo morale) nella direzione indicata dalla Sentenza, mantenendo il reato e le condizioni in cui si depenalizza, in quanto la medesima Corte Costituzionale ha chiesto al Parlamento di legiferare".

Il dibattito all'epoca del referendum

Un dibattito analogo si era sviluppato quando, a gennaio 2022, la Civiltà cattolica intervenne in merito al fine vita con un articolo nel quale, pur mettendo in evidenza i passaggi migliorabili, promuoveva l'idea di una legge sul suicidio assistito, in discussione in Parlamento, che, regolamentando il "lasciar morire" tramite la sospensione di trattamenti medici sproporzionati, avrebbe rappresentato, scriveva padre Carlo Casalone, medico e gesuita, sul quindicinale dei gesuiti pubblicato con l'imprimatur della Segreteria di Stato vaticana, un "argine di fronte a un eventuale danno più grave", ossia il referendum sull'omicidio del consenziente, lanciato dall'associazione Luca Coscioni, poi bocciato dalla Consulta. Anche in quell'occasione, l'apertura sollevò le rimostranze di alcune associazioni cattoliche.

Il nodo delle cure palliative

Per monsignor Paglia, ora, "è importante che la Sentenza affermi che il reato resta tale e non viene abolito", prosegue il suo ufficio stampa. "Qualsiasi ulteriore considerazione è fuorviante. Sul piano scientifico e culturale, Mons. Paglia ha sempre sostenuto la necessità di un accompagnamento nei confronti dei malati nella fase terminale della vita, basato sulle Cure Palliative e sulla vicinanza, in modo che nessuno sia lasciato da solo di fronte alla malattia e alla sofferenza, nelle difficili decisioni che queste comportano".