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"In quattro mesi 639 morti, mai così tanti dal 2017. Operazione di soccorso per i barchini di latta"

"La rotta dalla Tunisia è ora la più pericolosa e la meno presidiata. Anche le Ong dovrebbero spostare lì le loro navi".
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Roma - In quasi 4 mesi 639 morti nel Mediterraneo centrale. Flavio Di Giacomo, portavoce dell'ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell'Oim, aggiorna la tragica conta delle vittime del mare. E sottolinea: "Era dal 2017 che non morivano così tanti migranti".

Più partenze, più naufragi, è la storia che si ripete. Sarà un'estate terribile?
"Sembra scontato ma è impossibile fare previsioni perché i flussi migratori mutano continuamente. Ma siamo molto preoccupati per i numeri delle vittime che non erano così alti dagli anni dei grandi arrivi sulle coste italiane ma soprattutto perché adesso c'è una differenza sostanziale che non promette nulla di buono".

Flavio Di Giacomo 

Quale?
"Negli anni 2016-2017 la stragrande maggioranza dei naufragi avveniva sulla rotta libica, da semp…

Roma - In quasi 4 mesi 639 morti nel Mediterraneo centrale. Flavio Di Giacomo, portavoce dell'ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell'Oim, aggiorna la tragica conta delle vittime del mare. E sottolinea: "Era dal 2017 che non morivano così tanti migranti".

Più partenze, più naufragi, è la storia che si ripete. Sarà un'estate terribile?
"Sembra scontato ma è impossibile fare previsioni perché i flussi migratori mutano continuamente. Ma siamo molto preoccupati per i numeri delle vittime che non erano così alti dagli anni dei grandi arrivi sulle coste italiane ma soprattutto perché adesso c'è una differenza sostanziale che non promette nulla di buono".

Flavio Di Giacomo 

Quale?
"Negli anni 2016-2017 la stragrande maggioranza dei naufragi avveniva sulla rotta libica, da sempre lunga e pericolosa, adesso invece - come è avvenuto lunedì - ogni giorno si ribaltano barchini che partono dalle coste tunisine. Una rotta, quella dalla Tunisia a Lampedusa, relativamente breve, che si percorre anche nel giro di una notte, e lungo la quale si sono sempre contati pochi morti. E considerato il numero di persone che partono giornalmente da lì il rischio che le vittime aumentino ancora è molto alto".

Che tipo di spiegazione vi date?
"Non c'è dubbio che la causa di tutti questi naufragi è, innanzitutto, l'estrema fragilità delle barche su cui i trafficanti ammassano i migranti. Barchini di metallo di sei o sette metri con giunture che cedono dopo poche ore e che non reggono al peso delle persone che stanno a bordo. Le immagini che abbiamo visto lunedì ci raccontano di tre naufragi ma anche di provvidenziali salvataggi da parte della guardia costiera e delle Ong con persone già in acqua. Il che vuol dire che se non vi fossero state imbarcazioni di soccorso nei pressi ci sarebbero stati altri morti".

Peraltro, i numeri terribili che voi date sono per difetto. Probabilmente i morti sono di più.
"Sono certamente di più. Barchini come quelli vanno a fondo in pochi minuti e se non c'è nessun superstite a raccontarlo non lo sappiamo neanche".

Ritorna il tema del Mediterraneo grande buco nero?
"Tema mai risolto nonostante i nostri appelli che non ci stanchiamo di ripetere.La guardia costiera italiana sta facendo un enorme lavoro ma è del tutto evidente che da sola non può farcela. Occorre immediatamente un sistema di pattugliamento nel Mediterraneo e occorre che venga spostato l'asse sulla rotta dalla Tunisia sulla quale non operano neanche le Ong. Anche loro dovrebbero coprire quell'area".

L'Italia intanto continua a mandarle nei porti più lontani con poche decine di migranti.
"È un errore clamoroso. Le navi umanitarie vanno aiutate e non ostacolate e andrebbero incluse in un grande sistema che coordini il soccorso nel Mediterraneo".

Ma pare che l'Europa faccia finta di non sentire i vostri appelli. È così?
"L'Europa deve dare una mano ma al momento non possiamo che prendere atto che non c'è la presa di coscienza da parte degli Stati membri di questa emergenza. Un'emergenza che è umanitaria perché i numeri degli arrivi, lo ripetiamo, sono assolutamente gestibili dall'Italia (che ha accolto ben più migranti negli anni 2015-2016-2017) e dall'Europa. Purtroppo sembra che ci si preoccupi più degli sbarchi che non di chi muore in mare".

La tesi ormai la conosciamo: fermando le partenze si fermano i morti.
"Le azioni messe in campo per fermare le partenze non mi pare abbiano prodotto alcunché: i flussi migratori non si fermano. Le persone partono per sfuggire a condizioni invivibili. Dalla Tunisia in questi mesi vediamo partire soprattutto migranti subsahariani che vengono cacciati. E, come avveniva anni fa con le partenze dalla Libia, sono i più poveri che vengono fatti salire su questi gusci mortali, senza salvagente. Sono i viaggi di serie B per chi non ha soldi e nulla da perdere se non la vita. Dobbiamo salvarli".