✕

Commissario per i migranti senza poteri, lo stato di emergenza mai entrato in vigore

(ansa)
Piantedosi: task force per Lampedusa al collasso. Salta la visita di giovedì in Tunisia con la commissaria europea Ylva Johansson.
2 minuti di lettura

Roma — Il commissario c’è, ma non ha niente da gestire. Perché lo stato di emergenza per l’immigrazione che il consiglio dei ministri ha deliberato l’11 aprile, con un finanziamento di 5 milioni di euro per una durata di sei mesi, di fatto non esiste. La delibera non è mai stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, a differenza di quella con cui il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ha nominato commissario per l’emergenza il prefetto Valerio Valenti, capo del dipartimento Libertà civili e immigrazione. 


Un giallo, paradossale vista la presunta urgenza di interventi in deroga con cui il governo ha giustificato la dichiarazione dello stato di emergenza. «Uno strumento tecnico per avere una gestione adeguata dell’accoglienza», l’aveva definito la scorsa settimana il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi convenendo a sorpresa sul fatto che a essere emergenziale non fosse proprio l’entità del fenomeno, in altre parole il numero degli arrivi seppure quadruplicato rispetto all’anno scorso.


Lo stato di emergenza, comunque, dopo due settimane non c’è ancora. «A oggi, alla riunione non è seguito nessun atto ufficiale — spiega OpenPolis — Anche il prefetto Valenti diventa commissario in tutte le regioni tranne 5, i cui presidenti si sono rifiutati di accettare il commissariamento. A questo punto, però, non è chiaro come debba funzionare la gestione dell’emergenza nelle regioni rimaste fuori dall’intesa. Sorge insomma più di un dubbio sull’effettiva necessità dell’attivazione di uno stato di emergenza nazionale, che sembra avere più una portata mediatica che effetti pratici sulla gestione del fenomeno migratorio».

Visita lampo all'hotspot di ministro e commissario

E infatti ieri, in un rapido blitz a Lampedusa insieme al commissario Valenti (appena il tempo di dare una sbirciata all’hotspot lager con oltre 2.600 persone invece delle 400 previste), Piantedosi non è riuscito ad andare oltre un generico impegno sulla costituzione di una task force per Lampedusa capace di organizzare «un piano complessivo per rendere i trasferimenti più veloci possibili. Mi faccio venire qualche idea e ne parleremo già in aereo per aiutarli con personale capace di condividere alcune funzioni. Lampedusa meriterebbe almeno il premio Nobel per la pace». 

Duemila arrivi a Lampedusa in 48 ore

Niente più di quanto già previsto proprio da quello stato di emergenza mai entrato in vigore. Giorni in cui, come sempre, persino con il cattivo tempo, l’isola ha contato decine di sbarchi, quasi 2.000 persone salvate dalle motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza e purtroppo ancora morti e dispersi a poche miglia dalle coste dell’isola. Un gruppo dei 560 sbarcati ieri ha raccontato di essere partito da Madhia in Tunisia con una nave madre che avrebbe poi messo in mare diversi gusci con decine di migranti a bordo. Anche questo un déjà vu che aumenta ancor più le preoccupazioni sulla rotta tunisina senza che ci sia una qualsiasi svolta alle viste.

Niente fondi per la Tunisia, Piantedosi non va

Fermo il finanziamento di 1,9 miliardi del Fondo monetario, anche gli aiuti europei più volte sollecitati dall’Italia sembrano in stand-by. E la nuova visita a Tunisi di Piantedosi che avrebbe dovuto tornare nel Maghreb assieme alla commissaria europea e ai ministri dell’Interno francese e tedesco per l’ultima settimana di aprile sembra slittare. «Non è stata ancora fissata una data», dicono fonti del Viminale mentre Tunisi conferma per domani la visita della commissaria europea Ylva Johansson.

Il mare restituisce corpi in Libia

Anche in Tunisia ogni giorno si contano i morti, naufragati a poche miglia dalle coste: solo all’obitorio di Sfax sono 170 i corpi di migranti restituiti dal mare. E ieri la guardia costiera libica ha recuperato i corpi di altri 11 migranti annegati, tra cui un bambino, che galleggiavano in acqua a pochi metri dalla costa di Garaboulli, 50 chilometri a est di Tripoli. Negli ultimi cinque giorni, la Mezzaluna Rossa libica ha recuperato sulle spiagge di Sabrata i corpi di 34 migranti. Sarebbero morti dopo l’affondamento di un gommone che, secondo Alarm phone, trasportava circa 100 persone e con il quale si erano persi i contatti da giorni dopo diverse richieste di soccorso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA