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Migranti, il Viminale: nuovi posti nell'hotspot di Lampedusa e stop grandi centri di accoglienza

Migranti, il Viminale: nuovi posti nell'hotspot di Lampedusa e stop grandi centri di accoglienza
(fotogramma)
L'incontro del ministro dell'Interno con i governatori: sì a un tavolo permanente di coordinamento con le Regioni. Musumeci: "40 mila persone sbarcate in quattro mesi sono solo l'antipasto"
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Ampliare la rete dei centri di primissima accoglienza per ridurre la pressione migratoria sulle aree principali di sbarco come Lampedusa e la Sicilia orientale. Ed escludere l'apertura di grandi centri di accoglienza per favorire, dice il Viminale, l'accoglienza diffusa dei migranti nei territori. È questo l'obiettivo annunciato dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, durante l'incontro con i governatori alla Conferenza delle Regione, il ministro della Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, e il commissario per l'emergenza immigrazione Valerio Valenti.

Cosa significa? Da un lato aumentare subito i posti dell'hotspot di Lampedusa, ora allo stremo, e allargare poi anche gli altri tre hotspot in Italia, dalla Sicilia alla Puglia. In numeri: si parla di 850 nuovi posti che saranno attivati entro venti giorni, anche se non è chiaro come e dove. Dall'altro lato evitare di aprire grandi strutture, come fu quella del Cara di Mineo chiuso nel 2019, e preferire invece strutture medio-piccoli. Quelli che pochi anni fa furono tra i più colpiti dai decreti sicurezza di Salvini, indebolendo, come fa ora per altro verso il decreto Cutro, proprio il sistema di accoglienza diffusa.

È su questi termini che si gioca l'equivoco, tra chi, come le Regioni di centrosinistra, la intende come un modello di integrazione sviluppato con Cas e Sai sotto il centinaio di posti, centri da massimo venti persone, accoglienza familiare. E chi, come spiegano fonti del Viminale, lo immagina con centri anche da centinaia di migranti.

Un tavolo tecnico permanente con le Regioni

L'incontro con le Regioni è stato di fatto "positivo" e "costruttivo" ma restano distanze. "Bene ha fatto il ministro Piantedosi a sottolineare che il Governo vuole rafforzare l'accoglienza diffusa - racconta il presidente della Toscana Eugenio Giani - Questo significa innanzitutto maggiori risorse per i Cas e le forme di accoglienza perché è evidente che riesci a creare accoglienza diffusa se offri opportunità da un punto di vista economico per quelle associazioni e organismi di volontariato che poi questa accoglienza la materializzano nella gestione delle strutture che consentono di fare attività di carattere sociale".

E ancora: "Abbiamo espresso la nostra estrema contrarietà e diffidenza a restringere la protezione speciale perché chi sarebbe privo di protezione speciale poi si troverebbe in condizioni di illegalità e sarebbe sbagliato". Non solo: "In terzo luogo abbiamo avanzato la riforma dei Cpr che devono avere caratteristiche più di inclusione che di detenzione".

Tra le Regioni e il Commissario per l'emergenza immigrazione si aprirà ora un tavolo tecnico per il coordinamento permanente. Una richiesta accolta da Piantedosi e arrivata a gran voce anche da quelle cinque Regioni ribelli che non avevano siglato l'intesa per la nomina di Valerio Valenti che di fatto si trova a operare solo sulle restanti 15 Regioni. Essendo per di più un commissario depotenziato dal fatto che in Gazzetta ufficiale non c'è ancora traccia della delibera del Consiglio dei ministri dell'11 aprile che ha proclamato lo stato di emergenza sui migranti. Anche se dal Viminale rassicurano: "È nel pieno esercizio dei suoi poteri".

Musumeci: "40 mila persone in quattro mesi sono solo l'antipasto"

Dice Nello Musumeci, ministro per la Protezione Civile: "Lo stato di emergenza è la naturale, inevitabile conseguenza di un flusso migratorio mai registrato nel passato. Facilitare gli interventi sul territorio per consentire un'accoglienza diffusa in un contesto normativo semplificato è una priorità per ridurre disagi e promiscuità alle migliaia di migranti affluite sulle nostre coste. Abbiamo buoni motivi per ritenere che le 40 mila persone sbarcate in appena quattro mesi sono solo un antipasto rispetto ai flussi che potremmo registrare fra qualche mese". Gli scenari più allarmistici parlano di 3-400mila arrivi entro fine anno.

I trasferimenti da Lampedusa

Da Lampedusa continuano i trasferimenti: dopo i 90 con il pattugliatore della Guardia di finanza che è giunto a Pozzallo, in provincia di Ragusa, e i 159 con il traghetto di linea che arriverà in serata a Porto Empedocle, sono decollati da Lampedusa aerei militari con a bordo 90 persone, con destinazione Sigonella e Trapani Birg, e altri 90 persone in volo per Cagliari. Alle 13 nella struttura, che nei giorni scorsi è arrivata a superare anche le 3mila presenze, c'erano 2.216 ospiti. Su disposizione della Prefettura di Agrigento si sta cercando di fare in fretta, temendo nuovi e massicci approdi, per alleggerire l'hotspot dell'isola. Per stasera, con il traghetto di linea Novelli che giungerà all'alba di domani a Porto Empedocle, è stato disposto lo spostamento di 410 persone e poi altre 300 con nave Peluso della Guardia costiera che sbarcheranno domani a Messina. I 410 che domani è previsto arrivino a Porto Empedocle, saranno poi trasferiti: 235 in Lombardia, 85 in Veneto, 40 al Cas di Agrigento. I minorenni non accompagnati saranno ospitati tra Agrigento e Palermo.