Cronaca

Immigrazione, più posti negli hotspot e stop ai mega centri. Sul piano del governo i dubbi delle Regioni

250 migrantidall'hotspot di Lampedusa arrivano al porto di Catania
250 migrantidall'hotspot di Lampedusa arrivano al porto di Catania (ansa)
"Abbiamo buoni motivi per ritenere che le 40 mila persone sbarcate in quattro mesi siano solo un antipasto", esordisce il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci al tavolo con i governatori. Prevede anche 300 mila arrivi entro fine anno
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Mai più mega centri di accoglienza da migliaia di migranti in stile Cara di Mineo. E più posti nei quattro hotspot di primissimo arrivo divisi tra Sicilia, Calabria e Puglia. A cominciare dagli 850 promessi a Lampedusa, allestiti forse in un campo modulare con container, per alleggerire la pressione dei 2.600 migranti che ancora ieri erano sull'isola. È il Viminale, finalmente seduto al tavolo "disteso e costruttivo" con le Regioni, a raccontare ai governatori la linea per far fronte all'aumento dei flussi migratori. "Abbiamo buoni motivi per ritenere che le 40 mila persone sbarcate in quattro mesi siano solo un antipasto", esordisce il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, prevedendo anche 300 mila sbarchi a fine anno.

Ma dal governo c'è l'impegno a non rialzare il sipario su un modello già tramontato: quello dell'hub veneto di Cona, 1.500 ospiti, chiuso nel 2018. O del Cara siciliano di Mineo, chiuso nel 2019 e arrivato a ospitare 4 mila persone. Si parla di "accoglienza diffusa". Anche se sui termini c'è il gioco dei numeri. Fonti del Viminale raccontano di centri piccoli e medi, anche da qualche centinaio di persone. I governatori dem immaginano un modello virtuoso e rifinanziato, simile a quello adottato per i profughi ucraini, Cas da poche decine di persone, micro-appartamenti, accoglienza in famiglia.

Alla fine le Regioni targate Pd sono soddisfatte a metà. Incassano le scuse del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per non averli coinvolti prima, ottengono un tavolo permanente di coordinamento con il commissario all'emergenza migranti Valerio Valenti, seppur tardivo. Non è abbastanza però. Il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini incalza il governo: "Piena condivisione a replicare il modello Ucraina. Ma serve una gestione unitaria e omogenea degli arrivi sul territorio nazionale. E servono risorse per gli enti locali, per far funzionare i servizi di assistenza diffusi".

Così i dem alzano la posta. Chiedono "quote" di migranti per garantire le Regioni dal rischio che gran parte dell'ondata migratoria pesi solo sulle spalle di alcuni. A pensar male, sulle Regioni governate dalla sinistra. E servono fondi per aumentare la "diaria giornaliera" per ciascun migrante accolto, altrimenti nessuno parteciperà ai bandi per trovare i gestori dei centri di accoglienza. Il risultato è che per ora le cinque Regioni ribelli (Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia, Valle D'Aosta) che non hanno ancora sottoscritto l'intesa col governo sull'emergenza nazionale, rifiutando di fatto la guida del commissario Valenti, restano sul no all'accordo. Anche se passi avanti ci sono stati.

"Sono fiducioso che possano rivedere la loro posizione", afferma Musumeci. E lo dice anche il sottosegretario di Bonaccini, Davide Baruffi: "Se l'obiettivo è potenziare l'accoglienza diffusa e concordare le quote sulla distribuzione dei migranti nei territori credo si possa trovare un'intesa". Per adesso però si parla solo di "bicchiere mezzo pieno". Restano le distanze, anzi "l'estrema contrarietà e diffidenza", per dirla con il presidente toscano Eugenio Giani, "a restringere la protezione speciale", e resta la necessità di una "riforma dei Cpr che devono avere caratteristiche più di inclusione che di detenzione".

Sulle coste intanto si continua a sbarcare: 75 persone con la Geo Barents a Napoli, altre 83 soccorse da Open Arms che in mare ha recuperato anche un corpo senza vita, mentre a Lampedusa si parte e si arriva: in 710 hanno lasciato ieri l'isola trasferiti su traghetti e aerei militari, mentre altri 352 approdavano sui barchini.