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La storia della postina di Sassari: "Due bimbi e 500 chilometri al giorno per lavorare. Ma non mi danno una sede più vicina"

Lorena Barranca in una foto tratta dal proprio profilo Fb 
Assunta nel 2015, la portalettere chiede il trasferimento. "Ero prima in graduatoria, ma dopo la maternità sono finita decima”. La tesi dei sindacati. E la replica di Poste italiane: "La mobilità dipende dalle esigenze dei diversi uffici"
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"Per poter lavorare senza privarmi della gioia di crescere i miei bambini, sono costretta a percorrere ogni giorno 480 chilometri, cinque ore di viaggio in auto, e attraversare la Sardegna da nord a sud e viceversa. Si parla tanto di tutela delle donne e della maternità, ma io non vedo niente di tutto questo". Lorena Barranca, 39enne, sassarese, dipendente di Poste italiane, mette nero su bianco in una lettera a Repubblica la sua rabbia e la sua frustrazione, un estremo tentativo di far sentire la sua voce di mamma-lavoratrice che ha voglia di lavorare, ma che probabilmente sarà - dice - "costretta a dare le dimissioni per poter stare con i miei figli".

L'assunzione e la doppia maternità

Assunta nel 2013, da subito assegnata a una sede lontana 215 km dalla sua città, Sassari, Lorena Barranca si trasferisce a Cagliari dove prende a lavorare come portalettere. Fin qui nessun problema, "finché, nel 2015, rimango incinta de…

"Per poter lavorare senza privarmi della gioia di crescere i miei bambini, sono costretta a percorrere ogni giorno 480 chilometri, cinque ore di viaggio in auto, e attraversare la Sardegna da nord a sud e viceversa. Si parla tanto di tutela delle donne e della maternità, ma io non vedo niente di tutto questo". Lorena Barranca, 39enne, sassarese, dipendente di Poste italiane, mette nero su bianco in una lettera a Repubblica la sua rabbia e la sua frustrazione, un estremo tentativo di far sentire la sua voce di mamma-lavoratrice che ha voglia di lavorare, ma che probabilmente sarà - dice - "costretta a dare le dimissioni per poter stare con i miei figli".

L'assunzione e la doppia maternità

Assunta nel 2013, da subito assegnata a una sede lontana 215 km dalla sua città, Sassari, Lorena Barranca si trasferisce a Cagliari dove prende a lavorare come portalettere. Fin qui nessun problema, "finché, nel 2015, rimango incinta del mio primo figlio che ora ha 7 anni. Per i mesi che mi spettano per la maternità e l'allattamento - spiega la dipendente di Poste - torno a casa e riesco a restare vicino alla mia famiglia per un altro anno e mezzo circa, grazie a dei 'distacchi'. Quindi il ritorno, inevitabile, alla sede di Cagliari". Nel 2020, seconda gravidanza, stavolta a rischio: "Ho trascorso - dice ancora Barranca - il periodo della maternità e dell'allattamento a casa, ma per problemi successivi con i bambini ho fatto ricorso al congedo parentale finché mi è stato consentito, anche senza stipendio".

La richiesta di spostamento e il problema della moto

Nel frattempo, la postina fa domanda per una sede più vicina a casa. "Ma la risposta è stata - racconta - sempre la stessa: nel Sassarese non ci sono posti, la sua sede è Cagliari, aspetti". Un'occasione le si presenta, si liberano dei posti a Oristano (metà strada tra Cagliari e Sassari), "ma lì c'è la possibilità di lavorare solo con le moto e io, per l'altezza, sono considerata inabile all'utilizzo delle due ruote: posso utilizzare solo l'auto". Quindi salta il possibile trasferimento.

Dopo l'incidente lo spostamento in ufficio

Intanto Lorena Barranca fa la pendolare, tutti i giorni 5 ore di viaggio "per 5 giorni a settimana". Ma, "anche a causa della stanchezza accumulata", ha un incidente d'auto, "in seguito al quale non ho potuto più fare la portalettere". Da qui il cambio: "Sono stata spostata in ufficio, smistamento corrispondenza". Cambia mansione, non la vita della giovane mamma lavoratrice: "Sveglia alle 5.30, partenza alle 6.30 per essere a Cagliari alle 9.30, uscita dall'ufficio alle 17 e arrivo a casa alle 19.30-20. Giusto in tempo per mangiare con i bambini e metterli a letto".

Il viaggio condiviso per risparmiare

Viaggiare tutti i giorni è pesante ma anche costoso, "mi sono organizzata con BlaBlacar, viaggio con altre persone condivido le spese della benzina. Al mese arrivo a spendere fino a 300 euro". Eppure la mobilità era alla portata dell'ormai ex postina, "ero prima nella graduatoria per i possibili trasferimenti, ma dopo il ricorso al congedo parentale mi sono ritrovata decima". Le assenze, anche quelle per 104 o per i congedi, sono di fatto penalizzanti grazie ad un accordo sulla mobilità nazionale firmato nel 2021 tra Poste Italiane e organizzazioni sindacali (esclusa la Cgil).

La sindacalista Cgil: "Un caso non isolato"

"È una situazione purtroppo frequente, anche in altre grandi realtà oltre Poste italiane - commenta Simona Fanzecco, che guida la Camera del lavoro metropolitana della Cgil di Cagliari -, ossia dove si organizza il lavoro in base a processi affidati all'intelligenza artificiale e ad algoritmi che certo non tengono conto delle pari opportunità e del carico familiare che grava sulle donne. Non c'è una protezione sociale - insiste la sindacalista - e le donne come la signora Barranca sono spesso costrette a scegliere di non lavorare o accettare forme di lavoro precarie per riuscire a conciliare un'occupazione con la famiglia e i figli. Servono riforme strutturali, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario per le donne e non bonus. Ancor più in Sardegna, dove la popolazione è ormai prevalentemente anziana e il tasso di natalità è il più basso d'Italia e tra i più bassi d'Europa".

Il collega della Uil: "Correttivi alle norme sulla graduatoria"

La vicenda di Lorena Barranca non è certamente un caso isolato anche all'interno di Poste Italiane, lo sanno bene i sindacati, che a breve si siederanno di nuovo al tavolo con l'azienda per affrontare il tema della mobilità. "In quella sede - assicura Alessandro Perra, segretario regionale di UilPoste - si potrà trovare qualche correttivo per situazioni che non sono certo volutamente penalizzanti, ma frutto di accordi lunghi e complessi, su scala nazionale". Anche la SPL Cisl, sindacato con più iscritti in Poste, prende tempo e fa sapere che "le graduatorie dei trasferimenti sono pubbliche e i requisiti sono negli accordi sulla mobilità firmati da tutti i sindacati e l'azienda".

La tesi dell'azienda

Contattata da Repubblica, Poste Italiane fa sapere che naturalmente "è a conoscenza del caso della signora Barranca" e che "lo sta valutando in tutti i suoi aspetti, in considerazione delle graduatorie di mobilità aziendale e delle disponibilità delle posizioni aperte in funzione delle esigenze organizzative". Poste italiane sottlinea che "la mobilità volontaria tra province diverse della stessa regione è disciplinata da accordi tra l'azienda e le organizzazioni sindacali". E che "le graduatorie scorrono in funzione delle esigenze organizzative e di personale degli uffici e dei centri operativi di Poste". Barranca "è in graduatoria per il trasferimento in provincia di Sassari e potrà concorrere alla nuova mobilità regionale, che sarà avviata presumibilmente dopo il primo semestre 2023, dopo il nuovo accordo aziendale in materia".