Tornare ad abitare le caverne: ma sulla Luna. L'architettura spaziale per esplorare altri mondi
di Matteo MariniMentre si è svolta a Lanzarote la conferenza internazionale dedicata alle caverne sotterranee di altri monti, un concorso italiano chiede di progettare una moon station in una di queste grotte. I lava tubes sono giganteschi cunicoli larghi anche un km che si aprono sulla superficie. Offrirebbero riparo da meteoriti e radiazioni agli insediamenti degli astronauti.
Potremmo tornare ad abitare le caverne, come una popolazione primitiva: l'analogia calza, in fondo, se si vuole costruire una colonia sulla Luna. Ci sono ampie grotte, sul nostro satellite naturale, la loro porta guarda il cielo e la Terra ed è spalancata sul buio. Mentre fuori c'è un ambiente ostile. L'ipotesi che i pionieri in esp…
Mentre si è svolta a Lanzarote la conferenza internazionale dedicata alle caverne sotterranee di altri monti, un concorso italiano chiede di progettare una moon station in una di queste grotte. I lava tubes sono giganteschi cunicoli larghi anche un km che si aprono sulla superficie. Offrirebbero riparo da meteoriti e radiazioni agli insediamenti degli astronauti.
Potremmo tornare ad abitare le caverne, come una popolazione primitiva: l'analogia calza, in fondo, se si vuole costruire una colonia sulla Luna. Ci sono ampie grotte, sul nostro satellite naturale, la loro porta guarda il cielo e la Terra ed è spalancata sul buio. Mentre fuori c'è un ambiente ostile. L'ipotesi che i pionieri in esplorazione trovino rifugio dentro ai giganteschi cunicoli che si snodano nel sottosuolo lunare è al vaglio da diversi anni, da quando, i satelliti con i loro radar li hanno scansionati scoprendo che al loro interno potrebbe entrarci addirittura una città.
"Moon Station", primo concorso di architettura spaziale in Italia per una base lunare, chiede di progettare una base proprio in una di queste caverne. È organizzato da Young Architects Competitions (Yak), di Bologna, specializzata in contest per giovani architetti (scadenza per la presentazione dei progetti è il 7 giugno, primo premio 8.000 euro).
In giuria c'è anche Francesco Sauro, geologo, speleologo, esploratore, per l'Agenzia spaziale europea (Esa) addestra gli astronauti, nelle grotte della Sardegna e in Slovenia, a lavorare in team in un ambiente "alieno". Ed è esperto anche di sottosuolo extraterrestre: "Queste caverne sono larghe anche un chilometro - spiega a Repubblica - con una volta più bassa ma comunque molto più grandi di quelle che troviamo sulla Terra. Si sono formate in un periodo di grande attività vulcanica, 3,8-.3,5 miliardi di anni fa, quando colate di lava si sono raffreddate in superficie ma hanno continuato a scorrere fino a lasciare dietro di sè dei condotti svuotati".
Abitare un altro mondo
Per la prima volta in tutta la sua storia, l'umanità è in grado di progettare una casa su un altro mondo. I requisiti posti dal concorso ne sono una sintesi: quartieri abitabili e spazi comuni; habitat in cui coltivare, palestre, laboratori, garage per i mezzi lunari. E come non pensare a un osservatorio per ammirare e studiare un cielo senza inquinamento? Serviranno impianti di energia, solare (all'esterno) e nucleare. E soluzioni per sfruttare le risorse già in situ, come la polvere lunare per stampare in 3D i mattoni, e l'acqua, primo obiettivo delle missioni Nasa. "Sulla Terra abbiamo domato l'ambiente che abbiamo intorno, esplorare le grotte invece è ancora un'esperienza primordiale - sottolinea Sauro - ma per quanto riguarda la Luna, o Marte, è sempre meno spaventoso della superficie".
Nella sua apparente immobilità per un umano, una trappola mortale. Le temperature tra luce e buio passano da -130° a +120°, senza atmosfera non c'è scudo a radiazioni e micrometeoriti (proiettili vaganti nel cosmo che viaggiano a svariati chilometri al secondo), senza campo magnetico si è sotto una pioggia di raggi cosmici. Mettere qualche metro di roccia tra sé e la superficie risolve almeno il problema di ciò che piovere dal cielo e dell'escursione termica. "Quello che guarderemo, nel giudicare i progetti - prosegue lo speleologo - è la fattibilità reale, l'adattamento, in armonia con il paesaggio e le sue risorse. Compreso l'accesso: il cratere scelto per il concorso, il Lacus Mortis pit, ha una rampa di accesso naturale, accessibile con i mezzi robotici. La Nasa punta invece a un cratere che ha 120 metri di parete verticale, difficile costruire una base là dentro".
Esplorare le caverne
Sauro ha appena partecipato alla quarta Planetary caves conference a Lanzarote, Canarie, in cui gli esperti di tutto il mondo fanno il punto sugli studi delle caverne in giro per il Sistema solare. Sulla Luna ne sono state scoperte 270, su Marte potrebbero essere oltre il migliaio. Sono varchi di accesso a un mondo sotterraneo senza dover scavare. La Nasa e l'Esa valutano da tempo progetti di esplorazione con robot, e idee per sistemare là sotto una base da abitare.
Le esperienze con gli astronauti dentro alle caverne, secondo Sauro, sono nate per "prepararli ad ambienti estremi e ostili", che vale per qualsiasi missione spaziale, a maggior ragione per le grotte "dove le comunicazioni sono limitate, c'è mancanza di luce, di ciclo circadiano. È una prospettiva ancora lontana ma non impossibile, bisogna cominciare a lavorarci". Segno che, dunque, non è considerata fantascienza: "Sulla Terra le grotte hanno conservato informazioni geologiche importantissime, il 40% della biodiversità è nel sottosuolo. Per l'uomo hanno funzionato molto bene come rifugio e hanno preservato tracce del nostro passato. Questo è un po' un ritorno alle caverne, la prima casa dell'umanità. E su Marte, è lì che potremmo sperare di trovare tracce di vita, se ancora esiste".