✕

I ragazzi del Cinema America: "Tre milioni per acquistare quella sala abbandonata"

L'offerta della Fondazione no profit, che gestisce anche il Cinema Troisi, insieme a un gruppo di produttori. Il progetto: un multisala diffuso a Roma, con tre grandi schermi, nel quartiere Trastevere
2 minuti di lettura

C'erano una volta i ragazzi in maglietta bordeaux del Cinema America. Che ora l'America - intesa come la storica sala cinematografica romana chiusa dal 1999 - se la vogliono comprare. Non è solo un sogno romantico iniziato più di dieci anni fa con l'occupazione del cinema trasteverino, in cui nessuno mette più piede da quando la polizia vi fece irruzione, il 3 settembre del 2014. Non è solo il capitolo finale di una storia andata avanti per dodici anni tra ricorsi e sentenze, fino alla pronuncia nel marzo scorso del Consiglio di Stato che ha sancito definitivamente che no, quella sala progettata da Angelo Di Castro negli anni Cinquanta e decorata dai mosaici del maestro Pietro Cascella, non può essere demolita. E no, al suo posto non si possono costruire parking e appartamenti.

C'è di più. E cioè il progetto di creare, con fondi privati, un multisala diffuso, composto da tre schermi satellite a Trastevere, nel cu…

C'erano una volta i ragazzi in maglietta bordeaux del Cinema America. Che ora l'America - intesa come la storica sala cinematografica romana chiusa dal 1999 - se la vogliono comprare. Non è solo un sogno romantico iniziato più di dieci anni fa con l'occupazione del cinema trasteverino, in cui nessuno mette più piede da quando la polizia vi fece irruzione, il 3 settembre del 2014. Non è solo il capitolo finale di una storia andata avanti per dodici anni tra ricorsi e sentenze, fino alla pronuncia nel marzo scorso del Consiglio di Stato che ha sancito definitivamente che no, quella sala progettata da Angelo Di Castro negli anni Cinquanta e decorata dai mosaici del maestro Pietro Cascella, non può essere demolita. E no, al suo posto non si possono costruire parking e appartamenti.

C'è di più. E cioè il progetto di creare, con fondi privati, un multisala diffuso, composto da tre schermi satellite a Trastevere, nel cuore di Roma, tutti gestiti dal Piccolo America. E di sfatare il tabù, ovunque valido, secondo il quale i vecchi cinema non sono più redditizi, non meritano una seconda vita, a meno di trasformarli in supermercati o centri commerciali.

Per questo la Fondazione Piccolo America, che da nove edizioni anima l'estate romana con le notti gratuite de "Il Cinema in Piazza" e da un anno e mezzo ha ridato vita anche al Cinema Troisi, ha offerto 2,5 milioni di euro alla Progetto Uno srl per acquistare l'America e farsi carico dei costi di restauro. Non in solitaria. Perché attorno a quest'idea imprenditoriale e di rigenerazione urbana è arrivato il sostegno di nomi importanti della produzione cinematografica italiana (e non solo), che al momento restano coperti perché si punta a coinvolgerne altri, assieme ad attori, registi, esponenti della cultura. Una cordata di imprenditori dell'audiovisivo - schierati con la sala indipendente che in passato ha avuto non pochi conflitti (vinti) con Anec e Anica - che ha proposto più di quanto la proprietà versò invano nel 2002 (2,2 milioni di euro allora) per rilevarlo, provare a demolirlo e riconvertirlo.

L'investimento totale è di 3 milioni di euro. Un segnale indiretto di trattativa sull'acquisto dell'America? In realtà l'altro mezzo milione è destinato al recupero di una monosala più piccola, circa 70 posti, il terzo satellite, oltre ad America e Troisi, del multisala diffuso.

"Il nostro sogno è creare un distretto cinematografico dove la moquette dei multiplex venga sostituita dai sampietrini dei vicoli più belli del mondo e dove ogni sala abbia la propria identità, architettonica, storica e cinematografica", spiega il presidente della Fondazione, Valerio Carocci, 31 anni, che immagina pure di trasformare in biglietterie due vecchie edicole in disuso.

Quattro sono a questo punto le strade: "Qualora la proprietà dovesse accettare l'offerta, verrà costituita una nuova società, composta al 51% dalla Fondazione no profit Piccolo America e al 49% dai soci finanziatori che nel giro di dieci anni potrebbero rientrare dell'investimento e consentirci di diventare unici proprietari dell'immobile - aggiunge Carocci - In caso di mancata accettazione, entro 60 giorni, invece, l'investimento verrà destinato al restauro di un'altra sala (il Roma, il Reale o il Pasquino son quelli abbandonati oggi a Trastevere, ndr), affiancata sempre da una seconda più piccola che è già stata individuata". Ultima opzione, nel caso in cui la Progetto Uno srl decidesse di affidare la riapertura ad altri: una collaborazione che superi ogni trascorso affinché, rispettando i vincoli architettonici, il cinema venga restituito alla sua funzione originaria culturale e pubblica.

"L'idea - racconta ancora Carocci - è riprodurre il modello di sviluppo del Cinema Troisi". Il "club da duecentomila idee", così lo definì Paolo Sorrentino, è il monosala con più spettatori d'Italia ("Biglietto d'oro" dell'Anica 2022) e ha una sala studio aperta h24. E ha ospitato film mai distribuiti prima in Italia sul grande schermo (Aftersun di Charlotte Wells), ospiti internazionali (Damien Chazelle all'anteprima nazionale di Babylon), esclusive italiane (l'incontro con Luca Guadagnino per Bones and all).

"Il coinvolgimento di investitori privati - conclude Carocci - è per noi il punto di arrivo di un'esperienza che ha dimostrato capacità imprenditoriale nel no profit e la prova che un altro modello di sala cinematografica e di spazio culturale economicamente sostenibile è possibile". Un'operazione per dire che può esserci una seconda vita per una, due, tre sale, sulle 45 dimesse a Roma. E le oltre duemila chiuse negli ultimi vent'anni in Italia. E che possono riempirsi, fino all'orlo.