Nei frigoriferi delle farmacie ospedaliere italiane ci sono circa 15 milioni di dosi di vaccino anti Covid destinate ad essere distrutte. Lo smaltimento avverrà non solo perché a fine anno scadranno ma anche perché già da prima diventeranno "vecchie". Le aziende farmaceutiche, infatti, stanno preparando nuovi vaccini in vista dell'autunno. E' la stessa Ema a spiegare cosa sta succedendo. "Abbiamo chiesto all'industria di lavorare su medicinali contro le nuove sottovarianti Omicron del virus, quelle XBB", spiega Marco Cavaleri, responsabile dei vaccini dell'Agenzia europea del farmaco. Si tratta quindi di contrastare i tipi di coronavirus che stanno circolando molto in Cina in questi mesi e che ci si aspetta arriveranno anche da noi. Non solo: "Abbiamo chiesto di avere vaccini monovalenti e non più bivalenti - dice ancora Cavaleri - questo perché ormai non ha più senso proteggere contro il virus o…
Nei frigoriferi delle farmacie ospedaliere italiane ci sono circa 15 milioni di dosi di vaccino anti Covid destinate ad essere distrutte. Lo smaltimento avverrà non solo perché a fine anno scadranno ma anche perché già da prima diventeranno "vecchie". Le aziende farmaceutiche, infatti, stanno preparando nuovi vaccini in vista dell'autunno. E' la stessa Ema a spiegare cosa sta succedendo. "Abbiamo chiesto all'industria di lavorare su medicinali contro le nuove sottovarianti Omicron del virus, quelle XBB", spiega Marco Cavaleri, responsabile dei vaccini dell'Agenzia europea del farmaco. Si tratta quindi di contrastare i tipi di coronavirus che stanno circolando molto in Cina in questi mesi e che ci si aspetta arriveranno anche da noi. Non solo: "Abbiamo chiesto di avere vaccini monovalenti e non più bivalenti - dice ancora Cavaleri - questo perché ormai non ha più senso proteggere contro il virus originario, cosiddetto Wuhan. Ormai la popolazione è stata tutta esposta o vaccinata contro quel virus".
Ema: "Dall'industria un nuovo vaccino monovalente per l'autunno"
Ema ha chiesto all'industria di fare presto. L'obiettivo è quello di avere a disposizione il nuovo vaccino monovalente per l'autunno, quando cioè si farà la campagna vaccinale contro l'influenza. Ormai si conta su una stagionalità del Covid e soprattutto sulla protezione delle persone fragili e degli anziani, cioè coloro che già rischiano se prendono la malattia stagionale, che tra il 2022 e quest'anno ha provocato moltissimi casi.
Pochissime le dosi somministrate oggi
La circolazione del virus in questo momento nel nostro Paese è molto bassa ed è logico che praticamente più nessuno si faccia vaccinare. Sono poche centinaia le dosi somministrate ogni giorno, talvolta anche meno di 500. E così le Regioni si ritrovano nei frigoriferi moltissimi vaccini che non verranno usati. In base ai dati del governo in questo momento sono 15 milioni. Si tratta di medicinali che scadranno a fine anno e che le amministrazioni locali sono autorizzate a distruggere. Ormai da tempo a Roma non vengono tenuti lotti extra. Si è deciso di far chiedere direttamente al produttore eventuali nuove forniture, che ovviamente adesso non servono. Tra l'altro anche se i medicinali già a disposizione servissero anche in autunno, non ne verranno fatte di certo 15 milioni, visto che gli over 60 sono 19 milioni e la copertura sarà ben inferiore all'80%.
Il nuovo accordo con Pfizer
Anche a causa dello scarsissimo utilizzo dei vaccini, l'Unione europea e la Pfizer nei giorni scorsi hanno fatto un accordo per ridurre le consegne che erano state pattuite nel terzo contratto di acquisto, quello del 2021. Le dosi potranno essere convertite in ordini facoltativi, dietro pagamento di una tariffa. Si è anche deciso di estendere fino a 4 anni il periodo in cui i Paesi potranno ricevere i vaccini, compresi quelli adattati alle nuove varianti. E' proprio il meccanismo che potrebbe essere utilizzato adesso, se saranno disponibili prodotti contro la ricombinante XBB. "Certo, sarebbe un peccato se molte dosi dovessero essere buttate via - commenta Cavaleri - questo però fa parte del meccanismo necessario per essere preparati. Bisogna investire per non farsi cogliere di sorpresa dal virus. Se ci fossero i frigoriferi vuoti e avessimo improvvisamente di nuovo bisogno di proteggere la popolazione sarebbe un problema. Meglio un surplus che una carenza".