Più giovani laureati, anche se ancora distanti dalla media europea. Ma mal retribuiti e pronti a fuggire all’estero. Nonostante il mercato del lavoro in Italia sia pronto ad accogliere circa il 75 per cento di giovani a un anno dal conseguimento del titolo, le retribuzioni sono sempre più basse con uno stipendio mensile che non supera i 1.400 euro. E su gap di genere l’Italia è ferma al palo: le studentesse sono oltre il 50% della popolazione universitaria, ma hanno più difficoltà a trovare lavoro (gli uomini hanno l’11,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne) e abbandonano prima gli studi.
Un milione di testimoni
È la fotografia che mostra il 25esimo Rapporto AlmaLaurea sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati nel nostro Paese. Le ricerche hanno coinvolto quasi un milione di laureati in 78 atenei. L’Italia si attesta a una quota di laureati pari al 27% nella fascia d’età 25-34 anni (34,4% tra le donne e 22,3% tra gli uomini), davanti solo alla Romania. E anche sulle competenze digitali il divario tra il nostro Paese e l’Europa è elevato: nel 2019 solo il 22% della popolazione italiana di età 16-74 anni ha dichiarato di possedere competenze digitali elevate, rispetto alla media europea del 31%.
Il Sud in maglia nera
Il quadro tracciato dal rapporto Almalaurea premia le performance universitarie degli studenti, dal momento che aumenta la regolarità con cui gli studenti si laureano (il 62,5% ha concluso gli studi in corso nel 2022, era il 40,7% nel 2012), oltre ai voti di laurea e l’età media che si attestano rispettivamente al 104 sul 110 e 25 anni per i laureati di primo livello. Medaglia nera al Mezzogiorno, dove sono più frequenti rispetto agli atenei del Nord gli abbandoni tra il primo e il secondo anno di studi universitari: il 14,3% nei corsi triennali e il 9,5% nei corsi magistrali a ciclo unico.
Pronti a espatriare
Pronti a partire all’estero. È interessante notare come la quota di giovani accademici pronti a partire, oggi, sia pari al 45,3%: era il 38% nel 2006. Un laureato su tre non ha problemi a trasferirsi in un altro continente, il 27,2% senza cambio residenza e il 43% con cambio residenza. La mobilità interna degli universitari arriva esclusivamente dal Sud Italia: il Mezzogiorno perde quasi il 50% dei suoi neolaureati. Il 28,6% dei laureati che hanno conseguito il diploma al Mezzogiorno ha scelto un ateneo del Centro e del Nord, mentre il 92 per cento di chi proviene dall’estero sceglie di studiare nel Centro-Nord.
"Un'enorme perdita di capitale umano"
“Il Sud se continua così rischia di rimanere un guscio vuoto: è una perdita di capitale enorme. La mobilità è sana ma bisogna poter tornare. Importiamo badanti e manodopera ed esportiamo laureati – dice Ivano Dionigi, già rettore dell’università Alma Mater e oggi presidente del consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che rappresenta 80 atenei e circa il 90 per cento dei laureati in Italia – bisogna lavorare sull’orientamento dei laureati e sull’educazione di partenza”. E continua: “A fronte della minaccia dell’autonomia differenziata, alla ricerca spetta il dovere di dire che il sistema universitario o è uno o non è: università, imprese e governo è la triade che deve intervenire per attivare maggiori sostegni e un più capillare diritto allo studio”.
Il lavoretto per mantenersi gli studi
E se le disuguaglianze si accentuano, come testimonia la protesta degli studenti accampati contro il caro affitti, sui servizi universitari gli studenti mostrano tutte le loro riluttanza: cala la quota dei soddisfatti su qualità e costo degli alloggi nell’ultimo biennio a fronte di una crescita degli universitari che hanno preso in affitto un alloggio (sono il 34,9%). A concludere l’identikit attuale dei laureati italiani i dati su esperienze all’estero e lavoro durante gli studi: i giovani, dopo la pandemia, sarebbero meno propensi a periodi di studio all’estero (8,3% dei laureati), piuttosto si sostengono uno o due esami poi convalidati in Italia. Il 64% degli universitari lavora durante gli studi, causa la crisi e l’incertezza economica. Quanto alla tipologia di lavoro? Meglio se in smart working (scelto dal 40% degli studenti) e che lasci tempo libero con orari flessibili.