“Sono ancora un po’ sotto gli effetti dell’anestesia… il respiro non è buono”. Con questa motivazione papa Francesco ha preferito consegnare il discorso scritto che aveva preparato nell’ultima di una lunga serie di udienze che ha tenuto questa mattina limitandosi ad un breve saluto a braccio.
Jorge Mario Bergoglio lo scorso 7 giugno è stato operato all’addome in anestesia totale al Policlinico Gemelli ed è stato dimesso il 16 giugno. L’intervento è andato bene e, come ha spiegato Sergio Alfieri, il chirurgo che lo ha operato, “gli abbiamo chiesto, raccomandato e spiegato che una buona convalescenza adesso potrà permettergli di poter essere operativo in tutti gli impegni che ha programmato da luglio in poi, compresi i viaggi. Quindi non deve stare a letto, assolutamente no, ma deve ancora stare attento agli sforzi. Almeno un mese di convalescenza per risparmiare un po’ i muscoli addominali, in modo tale che possa cicatrizzare bene, così che lui possa riprendere al meglio tutti i suoi impegni”.
Il nodo dell’anestesia
Il riferimento che ha fatto oggi, in particolare, conferma una certa antipatia che il Pontefice nutre nei confronti dell’anestesia: già a luglio del 2021, quando dovette sottoporsi a un lungo intervento al colon, Francesco non gradì l’effetto che la sedazione ebbe sulla sua peraltro portentosa memoria, e se ne lamentò più volte nei mesi successivi. Nel corso dell’ultima operazione, in realtà, l’anestesia è riuscita bene, come hanno certificato i medici, ma il Papa le attribuisce qualche strascico sulla respirazione. Jorge Mario Bergoglio, peraltro, ha qualche lieve difficoltà nel respirare sin da quando, da giovane, gli fu asportata una particella di un polmone.
Subito al lavoro
Il Papa, 86 anni, ha però ripreso il lavoro a pieno ritmo, fin dal venerdì stesso in cui è rientrato a Casa Santa Marta, quando ha ricevuto, nel pomeriggio, prima il “ministro degli Esteri” del patriarca russo, il metropolita Antonio, poi un gruppo di vescovi del Sud Africa. Il Papa ha accettato di annullare l’udienza generale di mercoledì 21 giugno ma ha presieduto regolarmente l’Angelus domenicale, pur con voce un po’ flebile. Ha fatto svariate nomine episcopali (oggi ha nominato il nuovo arcivescovo di Bruxelles, il 54enne Luc Terlinden), ha inviato messaggi.
Ha confermato i suoi prossimi spostamenti, a partire dal viaggio che compirà a inizio agosto in Portogallo per la Giornata mondiale della gioventù e per tornare a visitare Fatima. “Non vedo l'ora di andare!”, ha detto in un video-messaggio registrato proprio questa matina con un vescovo portoghese e indirizzato ai ragazzi: “Alcuni pensano che per via della malattia non posso andare, ma il medico mi ha detto che posso, quindi sarò con voi". Sempre oggi, poi, Bergoglio ha firmato il decreto che riconosce le “virtù eroiche” di suor Lucia dos Santos, l’ultima dei tre “pastorelli” che ebbero delle visioni della Vergine nel 1917, rendendola, di conseguenza, “venerabile”, un passo in più verso la beatificazione. Nel pomeriggio di ieri, ancora, Francesco ha ricevuto lungamente il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, domani mattina riceverà nella Cappella Sistina un gruppo di artisti di tutto il mondo (registi, scrittori, pittori, musicisti) accompagnati dal cardinale prefetto del dicastero per la Cultura, José Tolentino de Mendonca. Sono poi ricominciate le udienze di tabella con collaboratori, nunzi apostolici, vescovi di tutto il mondo: solo questa mattina, Bergoglio ha ricevuto sei presuli e ha poi concesso udienza – leggendo integralmente il discorso – al capitolo generale degli Agostiniani dell’Assunzione.
L’ultima udienza della mattina
Poco prima di mezzogiorno, però, ha preferito consegnare il testo dedicato ai membri della Roaco (Riunione delle Opere per l’Aiuto delle Chiese Orientali), nel quale parla della Siria, della Turchia del dopo-terremoto, e dell’Ucraina. Una prassi, in realtà, che Francesco adotta non raramente.
“Sono ancora un po’ sotto gli effetti dell’anestesia… il respiro non è buono”, ha confidato. Poi, rivolto al prefetto del dicastero per le Chiese orientali, monsignor Claudio Gugerotti, ha detto: “Lui è bravo, vi farà arrivare il discorso a tutti… lei sta bene?”, gli ha chiesto Francesco. L’arcivescovo ha risposto di sì, ed a sua volta ha domandato al Papa: “E lei?”. “Ancora vivo”, ha risposto Francesco con una battuta ormai abituale.