Cronaca

Il Papa incontra gli artisti: “Siete come i profeti, la bellezza viene da squilibrio e armonia”

Il Papa incontra gli artisti: “Siete come i profeti, la bellezza viene da squilibrio e armonia”
L’udienza in Cappella Sistina a 200 tra scrittori, registi, musicisti, pittori e architetti da tutto il mondo. Michela Murgia gli regala una copia di Vanity Fair sulle famiglie queer, Bellocchio lo invita a vedere il film sul bambino ebreo rapito da Pio IX. Ken Loach: se fosse nel Labour lo espellerebbero
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Michela Murgia, emozionata, gli regala la copia di Vanity Fair dedicata alle famiglie queer. Marco Bellocchio lo invita a vedere il film sul bambino ebreo rapito dal suo predecessore Pio IX. Secondo Ken Loach, se stesse nel partito laburista verrebbe espulso perché considerato troppo a sinistra. Per Roberto Saviano è l’unico che convoca gli intellettuali in un frangente storico dove i populisti li temono. Papa Francesco ha incontrato in Cappella Sistina duecento artisti da tutto il mondo – scrittori, registi, pittori, musicisti, scultori, architetti – sottolineando che “una delle cose che avvicinano l’arte alla fede è il fatto di disturbare un po’", e facendo l’elogio dell’armonia e dello squilibrio.

La bellezza è “riflesso dell’armonia”, afferma il Papa: armonia “che non è l’equilibrio, no, per fare l’armonia ci vuole prima lo squilibrio prima, l’armonia è un’altra cosa rispetto all’equilibrio”. Spiega Bergoglio: “Voi artisti potete aiutarci a lasciare spazio allo Spirito. Quando vediamo l’opera dello Spirito, che è creare l’armonia delle differenze, non annientarle, non uniformarle, ma armonizzarle, allora capiamo cosa sia la bellezza”.

Bambini e veggenti

L’occasione, promossa da José Tolentino de Mendonca, cardinale e poeta portoghese, prefetto del dicastero per la Cultura, è il cinquantesimo anniversario dell'inaugurazione della collezione d'arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani. Ci sono diversi precedenti, quello più noto è del 1964, quando Paolo VI chiese di rinnovare l'amicizia tra la Chiesa e gli artisti stessi.

Francesco cita il teologo Romano Guardini, per il quale “lo stato in cui si trova l’artista mentre crea è affine a quello del fanciullo e pure del veggente”. Poi si rivolge agli artisti presenti: “Siete un po’ come i profeti”, dice. “Sapete guardare le cose sia in profondità sia in lontananza, come sentinelle che stringono gli occhi per scrutare l’orizzonte e scandagliare la realtà al di là delle apparenze. In ciò siete chiamati a sottrarvi al potere suggestionante di quella presunta bellezza artificiale e superficiale oggi diffusa e spesso complice dei meccanismi economici che generano disuguaglianze. Quella bellezza non attira, perché è una bellezza che nasce morta. Non c’è vita lì. È una bellezza finta, cosmetica, un maquillage che nasconde invece di rivelare. In italiano si dice “trucco” perché ha qualcosa dell’inganno. Voi”, prosegue Bergoglio, “vi tenete distanti da questa bellezza, la vostra arte vuole agire come coscienza critica della società, togliendo il velo all’ovvietà. Volete mostrare quello che fa pensare, che rende vigili, che svela la realtà anche nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti che è più comodo o conveniente tenere nascosti. Come i profeti biblici, ci mettete di fronte a cose che a volte danno fastidio, criticando i falsi miti di oggi, i nuovi idoli, i discorsi banali, i tranelli del consumo, le astuzie del potere”.

Inoltre, “fate bene a essere anche sentinelle del vero senso religioso, a volte banalizzato o commercializzato”, insiste il Papa. “In questo essere veggenti, sentinelle, coscienze critiche, vi sento alleati per tante cose che mi stanno a cuore, come la difesa della vita umana, la giustizia sociale, gli ultimi, la cura della casa comune, il sentirci tutti fratelli. Mi sta a cuore l’umanità dell’umanità, la dimensione umana dell’umanità. Perché è anche la grande passione di Dio. Una delle cose che avvicinano l’arte alla fede è il fatto di disturbare un po’. L’arte e la fede non possono lasciare le cose come stanno: le cambiano, le trasformano, le convertono, le muovono”, dice Francesco, che esorta tutti gli artisti, in particolare, a “non dimenticare i poveri”.

Il regalo di Michela Murgia

Molti sono i nomi illustri che prima ancora delle nove della mattina affollano la cappella affrescata da Michelangelo, da Ferzan Ozpetek a Amélie Nothomb a Abel Ferrara. Gli italiani sono i più numerosi: ci sono Luciano Ligabue, Mogol, Alice Rohrwacher, Sergio Rubini, Nicolò Ammaniti, Sandro Veronesi, Alessandro Baricco, Gloria Campaner, Gianrico Carofiglio, Simone Cristicchi, Ludovico Einaudi, Alessandro Haber, Marco Paolini, Igiaba Scego, Susanna Tamaro, Nicola Lagioia, Annalena Benini, e molti altri.

Alla fine del discorso, il Papa ha voluto salutare uno per uno, da seduto, tutti gli artisti, che poi hanno lasciato la cappella Sistina attraversando i Musei Vaticani. Michela Murgia gli regala il numero di Vanity Fair che ha diretto, dedicato alle famiglie queer. Marco Bellocchio lo invita ad andare a vedere il film “Rapito”: “Gli ho detto semplicemente che mi farebbe piacere che vedesse il film”, racconta il regista. “Se capiterà, capiterà, sennò pazienza”, prosegue Bellocchio, che sottolinea il fatto che il Papa “riconosce agli artisti la capacità di rappresentare l’invisibile, un’attinenza molto precisa con la religione anche per chi non è religioso come me”.

La prima volta del cardinale Voiello

Roberto Saviano, non credente, definisce “incredibile vedere tanti intellettuali chiamati a raccolta in un momento in cui, dal secondo dopoguerra a oggi, vivono un periodo di difficoltà: sono portati a processo, in Italia, in Ungheria, in Germania, in Francia sono spesso considerati dai populismi la feccia e Francesco decide di accoglierli qui e di dare loro centralità. Questo incontro è un programma politico, cioè la possibilità di riconoscere negli artisti, negli intellettuali che si schierano, una strada per le lotte alle ingiustizie, cosa che poteva essere scontata cinquanta anni fa ma non in questo momento in cui viene invitato a essere neutrale. Una lezione di libertà”.

“Le parole del Papa sulle contraddizioni della società sono molto forti”, commenta Ken Loach. “Dobbiamo metterle in discussione, difendere i diritti umani e dobbiamo sperare. Ha detto di ricordare i poveri, che non significa solo fare l’elemosina ma perseguire la giustizia, dare potere alla classe lavoratrice. E ora dobbiamo agire. Se fosse nel partito laburista britannico probabilmente sarebbe espulso per quel che ha detto”.

“Non vedevo l’ora di stringere la mano a Bergoglio”, commenta Ligabue, secondo il quale Francesco “esprime perfettamente pontificato, il ponte tra l’altro e la gente che popola questa terra”. Quelle del Papa sono state “parole essenziali e straordinarie”, commenta Mario Martone. Passa Silvio Orlando: i giornalisti lo fermano per chiedere un commento a lui che nella nota serie “The Young Pope” di Paolo Sorrentino ha interpretato il cardinale Segretario di Stato Angelo Voiello, personaggio di fantasia di grande efficacia, e ora per la prima volta incontra il vero Papa: “Rispettiamo la serietà del momento, le cose facete le lasciamo a un altro”, si schermisce, “è stato indimenticabile, l’ho rincorso per tanto tempo e finalmente ci sono riuscito”. Poi si gira e confida: “Il cardinale de Mendonca è un grande fan della serie”.

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