✕

Marmolada, il fratello di una vittima: “Il crollo era prevedibile. Politica responsabile di quella tragedia”

Nel distacco del ghiacciaio di un anno fa Luca Miotti ha perso fratello e cognata. “L’archiviazione dell’inchiesta è inaccettabile. Che il caldo stesse erodendo il ghiaccio era noto. Andremo avanti, come per il Vajont”
2 minuti di lettura

“Ho cercato in tutti i modi di far emergere la verità. La mia speranza è che, come per il Vajont, le responsabilità si scoprano dopo tanti anni”.

Marmolada, un anno dopo. Quella di Luca Miotti di Cittadella (Padova), che nel crollo del ghiacciaio perse il fratello Davide e la cognata Erica Campagnaro, è una delle voci in grado di riassumere ciò che è successo dopo la tragedia.

A quasi un anno dal distacco della calotta sommitale del ghiacciaio, è stata archiviata l’inchiesta della Procura di Trento sul disastro in cui persero la vita undici alpinisti. Il gip del Tribunale di Trento, Enrico Borrelli, ha condiviso le motivazioni della Procura e dei periti tecnici, secondo cui l’evento non era prevedibile. "Io non sono un veggente, ma liquidare così il crollo di 63 mila metri cubi di ghiaccio e roccia, è un fatto che non si può accettare".


Luca Miotti, in base a quali dati di fatto dice questo?
"Parliamo di un ghiacciaio verticale e non ce ne sono molti. Alcuni glaciologi dell'Università …

“Ho cercato in tutti i modi di far emergere la verità. La mia speranza è che, come per il Vajont, le responsabilità si scoprano dopo tanti anni”.

Marmolada, un anno dopo. Quella di Luca Miotti di Cittadella (Padova), che nel crollo del ghiacciaio perse il fratello Davide e la cognata Erica Campagnaro, è una delle voci in grado di riassumere ciò che è successo dopo la tragedia.

A quasi un anno dal distacco della calotta sommitale del ghiacciaio, è stata archiviata l’inchiesta della Procura di Trento sul disastro in cui persero la vita undici alpinisti. Il gip del Tribunale di Trento, Enrico Borrelli, ha condiviso le motivazioni della Procura e dei periti tecnici, secondo cui l’evento non era prevedibile. "Io non sono un veggente, ma liquidare così il crollo di 63 mila metri cubi di ghiaccio e roccia, è un fatto che non si può accettare".


Luca Miotti, in base a quali dati di fatto dice questo?
"Parliamo di un ghiacciaio verticale e non ce ne sono molti. Alcuni glaciologi dell'Università di Padova avevano paventato il rischio crolli e tre mesi prima del fatto un altro scienziato di Trento aveva posto seri dubbi sulla sopravvivenza dei ghiacciai sotto i 3 mila metri. Del resto, il riscaldamento climatico non lo scopriamo ora. Tutto questo, secondo me, significa che era possibile prevedere quell'incidente".


Secondo lei chi doveva fare cosa?
"Bisognava fare prevenzione. Ma la politica non se n'è occupata per via del turismo, uscivamo da due anni di pandemia e non bisognava fare preoccupare troppo i turisti. Io e il padre di Erica siamo fortemente delusi e ci opporremo a questa archiviazione. Chiederemo la riapertura delle indagini".


Cosa intende quando nomina la politica? A chi si riferisce?
"Traccio un semplice parallelo. Un orso ha sbranato un runner e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti ha reagito proponendo abbattimenti e altre contromisure. Perché non è stato fatto lo stesso sulla Marmolada? I mesi che hanno preceduto l'incidente erano stati contraddistinti dal grande caldo".


E quindi?
"Dunque la politica aveva il compito di prevedere un accesso limitato in un'area a rischio. Visto che ci sono i presupposti della prevedibilità, allora io dico che c'è stata una negligenza della politica. Non ci sono tanti ghiacciai perpendicolari rispetto alla valle: c'è quello, e non solo era molto frequentato ma anche eroso dal caldo".


Ma come poteva il presidente della Provincia di Trento prevedere un fatto simile?
"Nessuno dice questo. Se l'orso uccide un podista non è colpa di Fugatti, ma se più di qualche studioso aveva dei dubbi, allora si doveva in qualche modo correre ai ripari. Il ponte Morandi non è crollato in un giorno, la Marmolada pure. Quel che è successo è frutto di mesi di scioglimenti. Qualcuno doveva interessarsi all'ipotesi di un eventuale crollo. Ma quel qualcuno se n'è fregato, dunque non ha fatto il proprio lavoro. Bisogna indagare ancora".


Non è possibile che suo fratello per primo abbia sottovalutato il pericolo?
"Mio fratello era una guida alpina, conosceva la Marmolada, ci andava da 30 anni. Ma loro valutano ciò che c'è sopra la crosta, non sotto. Per quello ci sono uffici appositi".


Suo fratello e la moglie Erica hanno lasciato due figli di 17 e 25 anni. Cosa fanno ora?
"Sono rimasti a vivere nella loro casa. Il più giovane studia, la sorella maggiore ha già avuto alcune offerte di lavoro e si sta organizzando con la vita. Siamo una famiglia unita e ci supportiamo. Hanno perso entrambi i genitori nello stesso giorno, in quella che doveva essere una scampagnata, l'ultima passeggiata estiva per mio fratello".


Sembra profilarsi una dinamica molto italiana, con l'archiviazione e l'assenza di responsabilità. Cosa ne pensa?
"Io penso al Vajont. Se non era per la perseveranza di pochi, non sarebbero emerse quelle responsabilità".


Ma i parenti delle altre vittime sembrano aver accettato la sentenza del giudice.
"Ci sono genitori che hanno perso figli. E' un dolore feroce, che prevale su tutto. Ma io sono un fratello e ho una posizione diversa. Ho deciso di reagire. Dimostrerò che quella era una strage evitabile".
 

Leggi i commenti