Cronaca

Processo Sloane avenue, la settimana prossima le richieste della procura vaticana

Processo Sloane avenue, la settimana prossima le richieste della procura vaticana
Il “promotore di giustizia” Diddi inizia la sua arringa rivendicando di non aver seguito un “teorema”. “So che non godo della simpatia del cardinale Becciu”. La sentenza prevista entro la fine dell’anno
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Si avvia a conclusione il maxiprocesso vaticano sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra, iniziato a luglio del 2021, che vede il cardinale Angelo Becciu sul banco degli imputati. La “procura” vaticana presenterà mercoledì della prossima settimana le richieste di condanna. La sentenza della corte presieduta da Giuseppe Pignatone è attesa entro la fine dell’anno.

“Scorribande dei finanzieri”

Nella sua arringa conclusiva, iniziata oggi, il “promotore di giustizia”, Alessandro Diddi, ha denunciato il fatto che la Segreteria di Stato agiva, nel recente passato, eludendo norme e controlli. “Fino al 2018, quando è arrivato monsignor Pena Parra (successore di Becciu come Sostituto agli affari generali, ndr.) c’era ancora la totale barriera della Segreteria di Stato rispetto ai controlli imposti dalla legislazione”, ha detto Diddi: “La Segreteria di Stato si è ritenuta legibus soluta, governata da regole diverse da quelle degli altri”. Il procuratore ha criticato, in particolare, la disinvoltura nell’utilizzo dei fondi che erano in dotazione della Segreteria di Stato, prima che papa Francesco li trasferisse sotto l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa): “Credo che in tutto il mondo non ci sia un solo fedele che abbia dato un euro alla Chiesa pensando che sarebbe stato usato nelle scorribande finanziarie di Raffaele Mincione”, il finanziere che ha assistito la Santa Sede nella gestione del palazzo di Sloane avenue a Londra: “Quelle che sono state fatte sono state operazioni altamente speculative”.

Investimenti inopportuni e reati

Nel corso del processo, che oltre a Becciu vede imputati di peculato, abuso di ufficio e altre fattispecie officiali della Santa Sede e finanzieri esterni alle mura Leonine, gli avvocati hanno rivendicato la legalità degli investimenti finiti sotto la lente degli investigatori. Secondo il promotore di giustizia, invece, si tratterebbe di comportamenti che violano “la Pastor Bonus”, ossia la costituzione apostolica poi modificata da papa Francesco, e più in generale il “diritto canonico” e il “diritto divino”. Sarebbe stato ignorato “il vincolo di destinazione” dei fondi raccolti, ossia “il mantenimento della Sede apostolica nel complesso delle sue attività o per scopi missionari e caritativi”. Secondo Diddi, che in Vaticano rappresenta la pubblica accusa ma in Italia è avvocato presso il foro di Roma, “erano soldi che servivano per il mantenimento della macchina che deve assistere il Santo Padre”. Con un’arringa tesa a dimostrare che non di semplici comportamenti inopportuni si è trattato, Diddi ha detto, in particolare, che si ravvede il reato laddove questa gestione ha permesso “il vantaggio altrui”.

“Nessun teorema”

Il procuratore ha iniziato la sua arringa replicando alle critiche che nel corso dei mesi gli sono state indirizzate. La pubblica accusa, ha detto, non ha seguito “un teorema”, il processo “non è contro la Segreteria di Stato”, e il teste-chiave, monsignor Alberto Perlasca, “non è un supertestimone o un superentito", ma “una persona molto fragile” che pur con una testimonianza “piuttosto altalenante” ha però fornito “notizia di reato”. Diddi ha anche precisato che non tanto l’Obolo di San Pietro, ossia le donazioni al Papa dai fedeli di tutto il mondo, è stato sperperato, quanto i fondi destinati ogni anni dallo Ior alla Segreteria di Stato.

Becciu e Pell

Quanto al cardinale Becciu – “so di non godere della sua simpatia”, ha detto Diddi – “ha cercato di intromettersi nelle indagini” ed ha voluto “attivare campagne stampa nei confronti dei magistrati”. Il procuratore vaticano ha anche ricordato, con parole di stima, la figura del cardinale George Pell, oggi defunto, che, quando era prefetto della Segreteria per l’Economia, volle “illuminare essenzialmente l’operazione per la quale oggi sono stati tratti in giudizio il cardinale Becciu” e gli altri imputati.

L’arringa dell’accusa proseguirà domani, con un approfondimento sulla vicenda del palazzo di Londra, e poi nei giorni successivi, fino a mercoledì 26, quando Diddi formulerà le richieste di condanna. Dopo la pausa estiva sarà la volta delle arringhe delle difese. La sentenza è attesa entro la fine dell’anno.
 

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