Maltempo in Veneto, a rischio i vigneti di Prosecco: “Perso il 15% del raccolto”
di Vera MantengoliDopo la mitragliata di grandine che ha colpito mercoledì notte il Veneto, la conta dei danni non si ferma. Dalla montagna alla pianura il territorio è stato attraversato anche da furiose raffiche di vento superiori ai 100 chilometri all’ora con picchi nel Veneziano, in particolare in diversi comuni della Riviera del Brenta e nell’isola di Pellestrina.
Quelli che una volta si chiamavano chicchi di grandine si sono materializzati all’improvviso nella forma di vere proprie palle, del diametro anche di dieci centimetri. La potenza del ghiaccio ha distrutto parabrezza, ammaccato tetti di case, di edifici pubblici e di grondaie, ha devastato terreni agricoli e sradicato tantissimi alberi. Numerose le finestre andate in mille pezzi, anche quelle dell’ospedale di Dolo, senza contare i diffusi black-out che hanno a loro volta provocato l’interruzione dei mezzi informatici. Un disastro. Le conseguenze dell’acquazzone di ghiaccio e delle frustate di vento hanno causato inoltre danni fisici a olt…
Dopo la mitragliata di grandine che ha colpito mercoledì notte il Veneto, la conta dei danni non si ferma. Dalla montagna alla pianura il territorio è stato attraversato anche da furiose raffiche di vento superiori ai 100 chilometri all’ora con picchi nel Veneziano, in particolare in diversi comuni della Riviera del Brenta e nell’isola di Pellestrina.
Quelli che una volta si chiamavano chicchi di grandine si sono materializzati all’improvviso nella forma di vere proprie palle, del diametro anche di dieci centimetri. La potenza del ghiaccio ha distrutto parabrezza, ammaccato tetti di case, di edifici pubblici e di grondaie, ha devastato terreni agricoli e sradicato tantissimi alberi. Numerose le finestre andate in mille pezzi, anche quelle dell’ospedale di Dolo, senza contare i diffusi black-out che hanno a loro volta provocato l’interruzione dei mezzi informatici. Un disastro. Le conseguenze dell’acquazzone di ghiaccio e delle frustate di vento hanno causato inoltre danni fisici a oltre un centinaio di persone che sono andate al Pronto Soccorso per farsi medicare ferite più o meno lievi. Un incubo in generale che ha riportato a galla nel Veneziano i ricordi del tornado del luglio del 2015 e nel Bellunese la tempesta Vaia che nell’ottobre del 2018 ha raso al suolo intere foreste.
Il campanellino d’allarme rimarrà acceso fino a sabato incluso per il rischio di ulteriori temporali e fenomeni intensi, come annunciato dalla Protezione civile. Giovedì sera i pompieri avevano risposto a quasi 300 delle 500 chiamate, oggi si proseguirà a completare il resto degli interventi. Rimangono tante famiglie con danni ingenti, in particolare alle auto, completamente inutilizzabili, e al raccolto, incluso quelli nei vigneti del Prosecco. Intanto Luca Zaia ha dichiarato lo stato di emergenza: non appena si concluderà il censimento, l’incartamento verrà inviato al governo che deciderà se stanziare o meno degli indennizzi, ma il presidente della Regione ha fatto sapere di aver già parlato con il ministro Nello Musumeci e il capo del Dipartimento della Protezione Civile ed è fiducioso che gli aiuti arriveranno. Si stima che solo nella Riviera del Brenta i venti minuti di grandine possano aver causato danni al comparto agricolo per sei milioni di euro.
Una delle prove la mostra un agricoltore di Coldiretti. Dopo ore dal passaggio della grandinata e di sole cocente della mattina dopo, i pezzi di ghiaccio non si sono ancora sciolti. Andrea Pan li prende in mano. Hanno ancora la grandezza di un palmo, ma mercoledì notte erano il doppio. Siamo a Tezze sul Brenta, una frazione della Riviera del Brenta, nota per le ville palladiane che si affacciano sul fiume e ora anche per la fragilità del territorio. Qui grandine di dimensioni gigantesche si è abbattuta sui cinque ettari vigneto dell’azienda Kiwi. “Il frutteto fuori dalla rete antigrandine è gravemente danneggiato e alcuni appezzamenti sono da espiantare e ripiantare e la parte invece sotto la rete è comunque danneggiata con circa duemila euro di danni” spiega mostrando comunque che la rete ha salvato i frutti.
Il Veneto dei piccoli e grandi imprenditori agricoli non si ferma, ma alcuni hanno la percezione chiara che siamo davanti a eventi estremi che chiedono un cambiamento, prima di tutto culturale. “Ammetto che siamo di fronte a nuove sfide e che gli strumenti per affrontarli sono tutti ancora da scoprire, ma questi fenomeni estremi ci costringono a riflettere sul rapporto che abbiamo con la natura” spiega Soira Bazzo di Conegliano, già ideatrice con Filippo Santarossa di Piccolo Seeds, azienda specializzata nell’orticoltura urbana, e dal 2020 impegnata nella rinascita del vigneto di due ettari e mezzo di Prosecco Docg (denominazione di origine controllata garantito) di Montepiatti, dal nome della località dove sorge il terreno che il nonno aveva iniziato a coltivare. “Non sono demoralizzata perché quando ci si imbarca in questo tipo di avventura sai che la natura dà e prende e che sei parte di quello. Di sicuro non si risolve il problema aumentando i trattamenti o l’uso di sostanze, ma riflettendo su come ristabilire l’equilibrio con la natura”.
Nelle colline tra Conegliano e Valdobbiadene il Prosecco è linfa vitale per molti imprenditori. Qui siamo nelle terre iscritte dal 2019 nel Patrimonio Unesco, seppure con numerose proteste degli ambientalisti e delle associazioni locali che hanno denunciato più volte l’uso eccessivo di sostanze chimiche e di sfruttamento del suolo. “Teniamo presente che la perdita viene calcolata su un territorio che a monte viene sfruttato oltre alle sue possibilità” prosegue Bazzo che ha riportato danni in alcuni punti del filare. “Bisognerebbe imparare ad accontentarsi di meno dalla terra e già sarebbe un compromesso con la natura”. Quello che non si esaurisce è la passione di chi ha scelto di vivere a contatto con la terra. “Negli ultimi anni bisogna fare i conti con le avversità atmosferiche, l’anno scorso con la siccità e quest’anno con l’umidità dato che ha piovuto da aprile in poi, quindi non si ha mai certezza di quello che sarà il profitto, ma questo lavoro ti permette di essere a contatto con la natura e di portare avanti le tradizioni che si tramandano da generazioni” racconta l'imprenditrice agricola.
A settembre ci sarà la vendemmia e ora siamo all’inizio della maturazione delle uve, ma i danni potrebbero manifestarsi anche tra qualche giorno. Lo sa bene Simone Rech della Tenuta Amadio di Monfumo nell’Asolano, parte dei 15 comuni dove si coltiva il Prosecco Docg. In questi giorni Rech controlla i chicchi verdi dei suoi venti ettari di vigneti per assicurarsi che non diventino viola. “Viviamo con l’ansia della tempesta perfetta. In tutto il Triveneto dall’inizio dell’anno ci sono state 52 grandinate. Questa volta da noi abbiamo avuto meno danni, ma oggi capita a te e domani a me, non si può più prevedere nulla” spiega Rech, parte di Coldiretti. “Mercoledì è stato breve, ma intenso. Non abbiamo soltanto i numerosi ostacoli burocratici e gli andamenti dei mercati, adesso sappiamo che dobbiamo affrontare anche eventi improvvisi che rischiano di rovinare i vigneti”. Questa volta la grandine potrebbe aver compromesso un 15% del raccolto, ma si saprà soltanto nei prossimi giorni se i grappoli verdi hanno resistito alla furia del vento. Se diventano viola non rispecchiano più gli standard previsti. Su venti ettari si ricavano in genere 2700 quintali di uva che sono circa diecimila bottiglie. Che fare? A oggi tra le poche soluzioni ci sono i cannoni antigrandine che servono a frantumare il ghiaccio e a renderlo meno impattante e le reti, ma non sono ancora pratiche diffuse. Rech però le rete non le utilizza perché preferisce che ci sia un sistema di aerazione. Le uniche realtà che traggono un vantaggio dai fenomeni atmosferici estremi sembrano essere le assicurazioni per danni di questo tipo, destinate a crescere. Il costo può variare, ma è sui 1500 euro all’anno per ettaro, una spesa non da poco. Per Rech questa è una delle soluzioni che tutela almeno l’imprenditore anche se si rende conto che è una soluzione tampone che non risolve il problema. “Dopo la tempesta è apparso un doppio arcobaleno” racconta mostrando le immagini di un paesaggio che da lontano sembra idilliaco, ma che da vicino è un groviglio di ferite.