Chris, polemica sul pirata in libertà. E la procura ora valuta l’arresto
di Enrico FerroPrima la tragedia, poi l’odiosa ingiustizia. Il mancato arresto del pirata della strada che ha travolto e abbandonato il tredicenne Chris Obeng Abom dopo averlo investito con l’auto, ha generato un’onda di indignazione. Non è mai semplice conciliare il moto emotivo della gente con le regole a volte incomprensibili della procedura penale. Lo è ancora meno quando l’atteggiamento irresponsabile e odioso di un automobilista finisce per ridurre a brandelli l’esistenza di un adolescente.
Bruno Bruni, procuratore capo reggente di Verona, è il terminale dello scontento che sta montando in queste ore. Il magistrato al vertice della procura veronese mantiene la calma e prova a spiegare le ragioni del Codice penale. “Gli atti sono arrivati in Procura solo ieri mattina (mercoledì). Prima la questione è stata gestita dalla polizia giudiziaria, che ha ritenuto non ci fossero gli estremi della flagranza di reato per procedere con l’arresto”, spiega. “Erano scaduti i tempi. Se si fosse proceduto all…
Prima la tragedia, poi l’odiosa ingiustizia. Il mancato arresto del pirata della strada che ha travolto e abbandonato il tredicenne Chris Obeng Abom dopo averlo investito con l’auto, ha generato un’onda di indignazione. Non è mai semplice conciliare il moto emotivo della gente con le regole a volte incomprensibili della procedura penale. Lo è ancora meno quando l’atteggiamento irresponsabile e odioso di un automobilista finisce per ridurre a brandelli l’esistenza di un adolescente.
Bruno Bruni, procuratore capo reggente di Verona, è il terminale dello scontento che sta montando in queste ore. Il magistrato al vertice della procura veronese mantiene la calma e prova a spiegare le ragioni del Codice penale. “Gli atti sono arrivati in Procura solo ieri mattina (mercoledì). Prima la questione è stata gestita dalla polizia giudiziaria, che ha ritenuto non ci fossero gli estremi della flagranza di reato per procedere con l’arresto”, spiega. “Erano scaduti i tempi. Se si fosse proceduto all’arresto sarebbe stato illegale. Al massimo si poteva valutare il fermo, ma al 99% non sarebbe stato convalidato. I carabinieri hanno valutato che non vi fosse pericolo di fuga. Certo, l’automobilista si era allontanato dal luogo dell’incidente ma era tornato a casa, non era scappato”.
Il trentanovenne che si trovava alla guida della Renault Espace aveva alle spalle un precedente penale per guida in stato di ebbrezza, oltre che per droga. Lunedì sera stava percorrendo la provinciale che prende il nome di via San Vito, in direzione del centro di Negrar. La strada è stretta, senza marciapiede e buia. Dopo l’impatto ha proseguito la sua corsa, nonostante il cofano ammaccato e il parabrezza infranto. Chris è rimasto solo e agonizzante per più di un’ora, prima che qualcuno lo vedesse.
Perché niente carcere?
“Il ragazzo è morto il giorno dopo rispetto all’incidente, dunque il reato si è consumato nell’arco di due giorni. Lo scontro è avvenuto intorno alle 23.30 di lunedì e in quel momento si poteva attribuire solamente il reato di lesioni personali gravi. Una volta che il giovane è deceduto, intorno alle 8 del mattino successivo, solo allora si è configurato il reato di omicidio stradale. Ma ormai la flagranza era trascorsa”, riferisce ancora il procuratore. Dunque niente carcere? “In carcere ci andrà quando sarà condannato o con le misure cautelari, ma sono necessari presupposti che sono maturati solo successivamente. Altro discorso sono i provvedimenti che può prendere la Procura, che stiamo valutando ma che non posso anticipare per ovvi motivi”.
La Procura di Verona sta comunque seguendo il caso con la massima attenzione. Le telecamere di videosorveglianza del paese hanno ripreso l’auto dopo l’incidente ed è una prima prova, che si aggiunge alle altre prove raccolte, come i pezzi trovati sull’asfalto: vetri di fanale e specchietto retrovisore, compatibili con la Renault Espace. Bruno Bruni esprime perplessità anche sulla normativa che disciplina l’omicidio stradale: “È efficace nella misura in cui consente di applicare misure cautelari, perché è stata elevata la pena. Però dal punto di vista della prevenzione non mi sembra stia dando grandi frutti: assistiamo a episodi anche più di prima. O comunque non di meno. E l’uso di droghe e alcol alla guida non è per niente diminuito”.