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La mamma di Chris: “Perché il pirata è libero? Ha ucciso mio figlio e l’ha abbandonato. Voglio giustizia”

Diana Agyeiwaa non si dà pace: “Vorrei guardarlo in faccia e chiedergli perchè lo ha lasciato a terra. Perchè non lo ha aiutato?”
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«Quindi quell’uomo è ancora libero? Perché? Me lo devono spiegare il motivo». Diana Agyeiwaa è una donna piegata dal dolore. La mamma di Chris Obeng Abom, il ragazzino di 13 anni travolto e lasciato morente sulla strada lunedì sera a Negrar (Verona), chiede una giustizia che al momento non c’è. «Io vorrei guardare in faccia quella persona e domandarle perché ha lasciato mio figlio a terra in quel modo. Perché non l’ha aiutato?» Essere madre di un figlio di 13 anni investito e poi abbandonato. Con i medici dell’ospedale Borgo Trento di Verona che dicono che si poteva salvare, se fosse stato soccorso in tempo.

Ma il trentanovenne alla guida della Renault Espace che intorno alle 23.30 di lunedì l’ha preso in pieno e scaraventato in mezzo a un vigneto, non si è fermato. È tornato a casa e il giorno successivo è andato al lavoro, con la macchina tutta ammaccata. Una volta individuato dai carabinieri, è stato denunciato a piede libero per omicidio stradale, omissione di soccorso e fuga.

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«Quindi quell’uomo è ancora libero? Perché? Me lo devono spiegare il motivo». Diana Agyeiwaa è una donna piegata dal dolore. La mamma di Chris Obeng Abom, il ragazzino di 13 anni travolto e lasciato morente sulla strada lunedì sera a Negrar (Verona), chiede una giustizia che al momento non c’è. «Io vorrei guardare in faccia quella persona e domandarle perché ha lasciato mio figlio a terra in quel modo. Perché non l’ha aiutato?» Essere madre di un figlio di 13 anni investito e poi abbandonato. Con i medici dell’ospedale Borgo Trento di Verona che dicono che si poteva salvare, se fosse stato soccorso in tempo.

Ma il trentanovenne alla guida della Renault Espace che intorno alle 23.30 di lunedì l’ha preso in pieno e scaraventato in mezzo a un vigneto, non si è fermato. È tornato a casa e il giorno successivo è andato al lavoro, con la macchina tutta ammaccata. Una volta individuato dai carabinieri, è stato denunciato a piede libero per omicidio stradale, omissione di soccorso e fuga.

Diana Agyeiwaa, cosa vorrebbe dire al conducente dell’auto?

«Vorrei chiedergli come si fa a trattare una persona in quel modo. Com’è possibile non soccorrerla, non provare nemmeno a prestarle aiuto. È qualcosa di disumano».

Cosa pensa del seguito giudiziario che ha avuto quel terribile incidente?

«Ho saputo che l’uomo alla guida non è stato arrestato e questo mi fa arrabbiare. Nessuno può restituirmi il mio Chris, ma io voglio giustizia. Mio figlio qua non c’è più e la persona che l’ha ucciso se ne sta tranquilla a casa».

Cosa aveva fatto Chris lunedì?

«Il pomeriggio eravamo usciti assieme, anche con gli altri due miei figli. Verso le 18 siamo rientrati a casa, perché io dovevo andare a lavorare. Mi ha salutato dicendo che sarebbe andato al campo di calcio di Negrar, per giocare con gli amici. Poi non l’ho più sentito».

E alle 23.30 stava tornando a casa?

«Sì, perché sapeva che doveva rientrare prima di mezzanotte».

Chi l’ha avvisata dell’incidente?

«Mi ha chiamato un uomo che abita nel nostro palazzo, era stato avvisato da due amici che passavano di lì».

Lei cos’ha fatto?

«Sono andata in ospedale, Chris era ancora vivo. Noi siamo cattolici, ho pregato tanto ma il mio bambino non ce l’ha fatta».

Sta ricevendo comunque tanto sostegno da parenti e amici.

«Sì, ma io non riesco a smettere di piangere. Mi pare impossibile che sia successo per davvero».

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