Cinquantamila migranti da distribuire in tutta Italia. Ecco le quote del Viminale
di Alessandra ZinitiRoma — Gli autobus noleggiati dal ministero dell’Interno ne portano ormai mille a settimana. A 120 alla volta, se tutto va per il verso giusto, li depositano davanti alle questure indicate in attesa di un ulteriore trasferimento. Che, talvolta, avviene senza che nessuno ne sia informato, con i migranti stravolti e spaesati lasciati anche in piena notte sulle panchine della piazza di piccoli centri.
Disfunzioni che possono capitare se, come sta avvenendo in questa estate di sbarchi ormai vicini a quota 100.000, c’è da redistribuire 50.000 richiedenti asilo in due mesi e mezzo su tutto il territorio nazionale, comprese naturalmente le quattro Regioni di sinistra che non hanno accettato il commissariamento da parte del prefetto Valerio Valenti a cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha affidato la gestione dell’emergenza immigrazione.
Sistema di accoglienza saturo
È questo, 50.000, il numero indicato nel piano di riparto dall’1 luglio al 15 settembre che il Viminale ha inviat…
Roma — Gli autobus noleggiati dal ministero dell’Interno ne portano ormai mille a settimana. A 120 alla volta, se tutto va per il verso giusto, li depositano davanti alle questure indicate in attesa di un ulteriore trasferimento. Che, talvolta, avviene senza che nessuno ne sia informato, con i migranti stravolti e spaesati lasciati anche in piena notte sulle panchine della piazza di piccoli centri.
Disfunzioni che possono capitare se, come sta avvenendo in questa estate di sbarchi ormai vicini a quota 100.000, c’è da redistribuire 50.000 richiedenti asilo in due mesi e mezzo su tutto il territorio nazionale, comprese naturalmente le quattro Regioni di sinistra che non hanno accettato il commissariamento da parte del prefetto Valerio Valenti a cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha affidato la gestione dell’emergenza immigrazione.
Sistema di accoglienza saturo
È questo, 50.000, il numero indicato nel piano di riparto dall’1 luglio al 15 settembre che il Viminale ha inviato alle prefetture italiane per trovare in tempo utile i posti in un sistema di accoglienza giù saturo, tornato a numeri ( 130.000) che in Italia non ci contavano dal 2018: 6.000 in Lombardia, 4.000 in Emilia Romagna, Piemonte e Lazio, 3.000 in Veneto, Toscana e Campania fino agli 877 della piccola Basilicata. Senza contare l’enorme problema della sistemazione, in centri dedicati, dei 9.500 minori sbarcati nel 2023, molti dei quali non accompagnati.
Quote, elaborate secondo i criteri dell’estensione territoriale e della popolazione e contestati da più di un governatore, sottoposte ai Consigli territoriali dell’immigrazione presieduti dai prefetti e allargati ai sindaci, nel disperato tentativo di trovare strutture di qualsiasi genere in cui ospitare i migranti e associazioni disponibili a rispondere ai bandi che vanno regolarmente deserti. Con un paradosso, prevedibile nefasto effetto del decreto Cutro con il quale il governo ha riformato il sistema di accoglienza tornando allo schema dei vecchi decreti sicurezza: e cioè che nel sistema Sai ( quello delle piccole strutture di accoglienza diffusa) i posti in realtà ci sarebbero ma sono riservati a chi ha già ottenuto il permesso di soggiorno e non ai richiedenti asilo come sono invece le decine di migliaia di persone sbarcate in questi mesi.
Migranti per i quali il governo non vuole investire in corsi di italiano o formazione ( come previsto nel sistema Sai) e che dunque vanno sistemate nei centri di accoglienza ( i Cas di medie o grande dimensioni), vitto e alloggio fino a quando le commissioni non decideranno del loro destino.
Il caso Bologna: richiedenti asilo sfrattati
Ecco, dunque, perché ( nonostante la legge non lo permetta) ad alcuni prefetti, come quello di Bologna Attilio Visconti, dopo decine di appelli alla ricerca di strutture caduti nel vuoto, e davanti ai 4.000 richiedenti asilo da sistemare in Emilia Romagna in soli due mesi e mezzo, è venuto in mente ( invocando motivi di ordine pubblico) di notificare uno sfratto in soli cinque giorni ad un centinaio di migranti ospiti nel Cas cittadino da più di un anno e ancora in attesa di permesso: fuori loro, dentro i nuovi arrivi. Nonostante le proteste delle associazioni e i ricorsi preannunciati dagli avvocati.
In Veneto il patto per l’accoglienza diffusa
Alle prese con questi numeri che mai gli amministratori si sarebbero aspettati di dover gestire viste le premesse della politica migratoria del governo Meloni mandata poi in frantumi dalla realtà dei fatti, persino sindaci e governatori di centrodestra dicono no ai grandi centri e spingono verso il modello di accoglienza diffusa da sempre sponsorizzato dal centrosinistra tanto che in Veneto, con la benedizione del governatore leghista Zaia, sindaci di entrambi gli schieramenti hanno stretto un patto che converge su questo modello.
Le Regioni che accolgono di più
Il Veneto, sicuramente, è una delle Regioni italiane che, a fronte di un alto numero di migranti in arrivo, mostra il disequilibrio del sistema di accoglienza: degli 8.131 ospitati (1.400 in più solo a luglio) ben 7.383 sono nei Cas e solo 748 nelle piccole strutture del sistema integrato. Sotto pressione anche la Lombardia che a luglio ha visto lievitare di quasi 2.500 persone il numero degli ospiti dei Cas ( 13.000 a fronte di soli 3.000 nei Sai), l’Emilia Romagna che si sta avvicinando a quota 13.000 persone in accoglienza, Lazio, Piemonte, Campania, Toscana e Veneto, tutte con un numero di ospiti tra 8.000 e 12.000. Sicilia ( oltre 10.000 le persone in accoglienza), Calabria e Puglia, alle corde con gli hotspot in perenne overbooking, si confermano anche come le Regioni con il più alto numero di migranti in accoglienza diffusa.