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Rovereto, un allarme senza risposta lungo 10 giorni: così l’assassino è sfuggito ai controlli

La pm: “Non sarebbe cambiato nulla, non ci norme nè strutture adeguate per i casi psichici”. E oggi va in Comitato ordine e sicurezza con una lista di nomi “pericolosi”
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Quel nigeriano violento e irascibile che l’anno scorso aveva seminato il panico danneggiando auto e aggredendo passanti e carabinieri a Rovereto lo conoscevano tutti come un uomo con seri problemi psichici, ma il nome di Nweke Chukwuda, 37 anni, senza fissa dimora, da dieci giorni era tornato all’attenzione di giudici e forze dell’ordine. Era bastato un giorno di immotivata assenza dall’obbligo di firma che gli era stato imposto a gennaio al momento della sua scarcerazione per far scattare le segnalazione. E dal tribunale era partita una richiesta di accertamenti sulla condizione dell’uomo: dove fosse, se avesse un domicilio dove eventualmente tornare a bloccarlo, quali fossero le sue condizioni psichiche.

«La delega stava per essere evasa anche per valutare eventuali interventi, ma comunque le norme e la mancanza di strutture adeguate ci avrebbero impedito di fare altro. Mi stupisco che ci si stupisca», la procuratrice reggente Viviana Del Tedesco che oggi, però, al comitato ordine …

Quel nigeriano violento e irascibile che l’anno scorso aveva seminato il panico danneggiando auto e aggredendo passanti e carabinieri a Rovereto lo conoscevano tutti come un uomo con seri problemi psichici, ma il nome di Nweke Chukwuda, 37 anni, senza fissa dimora, da dieci giorni era tornato all’attenzione di giudici e forze dell’ordine. Era bastato un giorno di immotivata assenza dall’obbligo di firma che gli era stato imposto a gennaio al momento della sua scarcerazione per far scattare le segnalazione. E dal tribunale era partita una richiesta di accertamenti sulla condizione dell’uomo: dove fosse, se avesse un domicilio dove eventualmente tornare a bloccarlo, quali fossero le sue condizioni psichiche.

«La delega stava per essere evasa anche per valutare eventuali interventi, ma comunque le norme e la mancanza di strutture adeguate ci avrebbero impedito di fare altro. Mi stupisco che ci si stupisca», la procuratrice reggente Viviana Del Tedesco che oggi, però, al comitato ordine e sicurezza pubblica convocato dal prefetto si presenterà con una lista di nomi di persone considerate pericolose ma in libertà. «Così tutti sono consapevoli, sono bombe ad orologeria», dice al Tgr Trentino Alto Adige.

(ansa)

Il delitto ripreso dalle telecamere

Nel caso di Nweke Chukwuda, però, sui tavoli dei magistrati prima degli accertamenti richiesti è arrivato il rapporto sulla brutale aggressione che sabato sera è costata la vita a Iris Setti, 61 anni, bloccata nel parco mentre tornava da una visita alla madre, uccisa sotto gli occhi di diversi testimoni richiamati sui balconi dei palazzo vicini dalle grida della donna che ha invocato aiuto diverse volte nel disperato tentativo di sottrarsi alla furia dell’uomo che probabilmente ha tentato di stuprarla e forse di rapinarla sfilandole via anche un anello. Una scena agghiacciante ripresa anche da alcune telecamere di videosorveglianza adesso all’esame degli inquirenti. Il nigeriano, che solo poche ore prima si era di nuovo presentato in caserma per firmare senza evidentemente suscitare sospetti, era in fortissimo stato di alterazione tanto che sono state necessarie diverse persone e il taser per fermarlo.

La ricostruzione della storia di Chukwuda

Un delitto terribile che ha lasciato sotto shock l’intera città e per il quale il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiesto al capo della polizia Vittorio Pisani accertamenti per capire «cosa non ha funzionato».

La storia del nigeriano è stata così ricostruita: Nweke Chukwuda, una moglie e tre figli in Vallagarina con cui non aveva quasi più rapporti, era stato arrestato il 23 agosto dello scorso anno per resistenza a pubblico ufficiale in seguito alle violente intemperanze di cui si era reso protagonista. Era rimasto in carcere fino al 4 ottobre quando una sorella si era offerta di ospitarlo e gli erano stati concessi gli arresti domiciliari. A gennaio il ritorno in libertà con l’obbligo di firma che ha sempre rispettato fino a dieci giorni fa quando è scattata la segnalazione. Poi si è ripresentato.

Il sindaco: “Mi dicano perché era libero”

A Rovereto accanto al dolore e al lutto cresce la rabbia e, primo fra tutti, il sindaco Francesco Valduga esige spiegazioni sul perché quell’uomo fosse libero o non fosse stato soggetto ad un trattamento sanitario obbligatorio. Domande rivolte anche al ministro Piantedosi in alcune interrogazioni parlamentari preannunciate.

«Norme e strutture dedicate mancano del tutto - spiega la procuratrice Del Tedesco - Soggetti senza fissa dimora non possono neanche essere assegnati agli arresti domiciliari e tutti sanno, a livello nazionale, che nelle strutture restrittive dove dovrebbero essere tenute persone con patologie psichiatriche che si sono macchiati di reato non ci sono posti neanche per i condannati».

Permesso di soggiorno, non poteva essere espulso

Nweke Chukwuda aveva anche il permesso di soggiorno ed essendo in attesa di giudizio ( il suo processo è fissato per novembre) non poteva neanche essere espulso.

«Nel caso di stranieri come la persona in questione, anche le espulsioni sono regolate da norme precise dalle quali non possiamo certo prescindere – aggiunge la procuratrice -. Quindi non mi resta purtroppo che dire che tutto quello che si poteva fare è stato fatto».

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