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Piantedosi sfratta i migranti dai centri “Via chi ha già ottenuto lo status di rifugiato”

(ansa)
Circolare ai prefetti per liberare posti nel circuito dell’accoglienza ormai saturo
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Roma — Via dai centri di accoglienza tutti i migranti che hanno ottenuto la protezione internazionale, anche se sono in quel limbo ( che spesso dura anche più di sei mesi) dell’attesa fisica del permesso di soggiorno o del trasferimento in una struttura del sistema di accoglienza diffusa che il decreto Cutro ha riservato solo ai rifugiati. Fuori dai centri nel giro di pochi giorni e pazienza se non hanno ancora un altro tetto sotto cui dormire, un lavoro per mantenersi (impossibile da avere in assenza di un vero e proprio permesso di soggiorno) o se (non avendo avuto corsi di italiano da poter seguire) non sono in grado di esprimersi.

La circolare ai prefetti

Così, nonostante la legge non lo preveda, il Viminale ha deciso di affrontare l’emergenza accoglienza visto il continuo lievitare del numero degli sbarchi ormai prossimo ai 100.000 dall’inizio dell’anno. Con una circolare datata 7 agosto, a firma del direttore centrale dei Servizi per l’immigrazione e l’asilo Francesco Zito, il…

Roma — Via dai centri di accoglienza tutti i migranti che hanno ottenuto la protezione internazionale, anche se sono in quel limbo ( che spesso dura anche più di sei mesi) dell’attesa fisica del permesso di soggiorno o del trasferimento in una struttura del sistema di accoglienza diffusa che il decreto Cutro ha riservato solo ai rifugiati. Fuori dai centri nel giro di pochi giorni e pazienza se non hanno ancora un altro tetto sotto cui dormire, un lavoro per mantenersi (impossibile da avere in assenza di un vero e proprio permesso di soggiorno) o se (non avendo avuto corsi di italiano da poter seguire) non sono in grado di esprimersi.

La circolare ai prefetti

Così, nonostante la legge non lo preveda, il Viminale ha deciso di affrontare l’emergenza accoglienza visto il continuo lievitare del numero degli sbarchi ormai prossimo ai 100.000 dall’inizio dell’anno. Con una circolare datata 7 agosto, a firma del direttore centrale dei Servizi per l’immigrazione e l’asilo Francesco Zito, il ministero dell’Interno dispone un monitoraggio del sistema di accoglienza con la verifica dei requisiti di chi è ospitato nei centri e ordina i prefetti di «disporre la cessazione delle misure di accoglienza per i soggetti che abbiano ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale anche nelle more della consegna del conseguente permesso di soggiorno».

Una misura che il Viminale ritiene «necessaria, tanto in un’ottica di corretto utilizzo delle risorse pubbliche, quanto al fine di assicurare il turn over nelle strutture di accoglienza e garantire la disponibilità di soluzioni alloggiative in favore degli aventi diritto».

Il piano di riparto per 50.000 migranti

In altre parole i nuovi arrivati, quei 50.000 sbarcati o che sbarcheranno da qui al 15 settembre tra Sicilia e Calabria e che il Viminale deve redistribuire su tutto il territorio italiano secondo il piano di riparto già comunicato il mese scorso a Regioni e prefetti. Che — come è ormai acclarato — non riescono a trovare più alcun tipo di struttura in cui sistemarli.

Da qui la «necessità» di liberare parte dei 93.000 posti dei Cas, occupati da migranti in Italia ormai da tempo, che hanno anche ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale ma sono ancora in attesa del permesso di soggiorno, di una sistemazione alternativa o di un lavoro.

Migliaia di migranti regolari in strada

Uno sfratto improvviso che riguarderà migliaia di persone (per sapere quanti bisognerà attendere il monitoraggio), immigrati a questo punto regolari che si ritroveranno in strada, visto che anche per il passaggio dai centri di accoglienza alle piccole strutture diffuse nei territorio la lista di attesa è lunga. Decisione contra legem che si porterà dietro una scia di ricorsi come sta già avvenendo a Bologna dove il prefetto ha deciso di sfrattare anche chi è in attesa di conoscere l’esito del ricorso per la protezione internazionale.

Dice Filippo Miraglia, dirigente nazionale Arci: «Il governo, per risolvere un problema che ha prodotto, pur di negare quanto scritto nella legge, scarica sui territori l’onere di provvedere a migliaia di persone che, pur avendo diritto all’accoglienza, dalla mattina alla sera si ritroveranno per strada. Forse l’obiettivo è proprio creare il caos per alimentare la criminalizzazione dei rifugiati e scaricare la responsabilità sui sindaci».

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