Migranti, record di sbarchi: sono centomila, quanti in tutto il 2022
di Alessandra ZinitiCentomila. Ed è solo ferragosto. Centomila arrivi (via mare) e 2100 morti (sulla rotta del Mediterraneo centrale) con ancora davanti almeno due mesi e mezzo di condizioni meteo favorevoli . E 130mila persone in un sistema di accoglienza in implosione.
L’anno scorso, per raggiungere la cifra simbolica del ritorno agli anni dei grandi flussi migratori, si era arrivati alla vigilia di Natale per poi chiudere l’anno a 105.000 arrivi, quest’anno invece il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi potrà annunciare (di certo con poco entusiasmo) il giro di boa nel briefing di ferragosto al Viminale.
Tutti gli obiettivi falliti dal governo
Numeri, più che raddoppiati, consistenti ma assolutamente gestibili in un Paese come l’Italia che nel 2016 ha toccato il record di 180.000 sbarchi, ma che il governo Meloni è riuscito a trasformare in emergenza vista la assoluta mancanza di qualsiasi piano di programmazione di un fenomeno che prometteva di ridimensionare. Di certo l’obiettivo di azzerare…
Centomila. Ed è solo ferragosto. Centomila arrivi (via mare) e 2100 morti (sulla rotta del Mediterraneo centrale) con ancora davanti almeno due mesi e mezzo di condizioni meteo favorevoli . E 130mila persone in un sistema di accoglienza in implosione.
L’anno scorso, per raggiungere la cifra simbolica del ritorno agli anni dei grandi flussi migratori, si era arrivati alla vigilia di Natale per poi chiudere l’anno a 105.000 arrivi, quest’anno invece il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi potrà annunciare (di certo con poco entusiasmo) il giro di boa nel briefing di ferragosto al Viminale.
Tutti gli obiettivi falliti dal governo
Numeri, più che raddoppiati, consistenti ma assolutamente gestibili in un Paese come l’Italia che nel 2016 ha toccato il record di 180.000 sbarchi, ma che il governo Meloni è riuscito a trasformare in emergenza vista la assoluta mancanza di qualsiasi piano di programmazione di un fenomeno che prometteva di ridimensionare. Di certo l’obiettivo di azzerare gli sbarchi, rimpatriare immediatamente i non aventi diritto alla protezione internazionale, ridurre al minimo le spese di accoglienza, costringere l’Europa a condividere concretamente con l’Italia la difesa delle frontiere è andato miseramente a sbattere contro la realtà di un fenomeno che la storia ha dimostrato essere impossibile da cancellare.
Decreto flussi ok, ma effetti nefasti del decreto Cutro
L’unica cosa fatta è il decreto flussi che, per la prima volta con programmazione triennale, aprirà vie d’ingresso a 450.000 lavoratori stranieri . Ma è un provvedimento a media e lunga scadenza. Nell’immediato, il naufragio di Cutro a febbraio, quello di Pylos a giugno, oltre alle decine di barchini ingoiati sulla rotta tunisina ( l’ultimo ancora ieri con 12 vittime tra cui donne e bambini) hanno acceso l’allarme rosso dei soccorsi. Impossibile fare a meno della flotta umanitaria se non si vuole vedere il bilancio dei morti impennarsi e così, nell’ultimo mese e mezzo, sono stati più di cento i soccorsi plurimi ( vietati dal decreto Cutro alle navi umanitarie) che la Guardia costiera italiana si è vista costretta a richiedere alle ong (anche in zona Sar maltese o libica) senza che questo però inducesse il Viminale a soprassedere sulla decisione di assegnare porti di sbarco lontanissimi con la giustificazione di dover alleggerire il peso dell’accoglienza su Sicilia e Calabria da dove comunque i migranti vengono fatti salire sui bus e spediti altrove.
L’implosione del sistema di accoglienza
Sotto il peso dell’accoglienza stanno ormai crollando tutte le Regioni che non sanno più dove mettere i nuovi ospiti. E così il Viminale ha invitato i prefetti a cacciare dai centri i richiedenti asilo che hanno ottenuto la protezione internazionale ma sono ancora privi del permesso di soggiorno (e dunque della possibilità di avere un tetto o un lavoro).
«Nelle città ormai è emergenza arrivi. Peccato non ne parlino i telegiornali. Urlavano porti chiusi, è finita la pacchia e prima gli italiani, ma la destra sta dimostrando manifesta incapacità nella gestione dell’immigrazione», va giù duro il governatore emiliano Stefano Bonaccini. Ma anche il leghista Luca Zaia non la vede certo rosea: «L’Europa è latitante. Spero non tornino le tende ma vedo numeri inquietanti, il Veneto sta già ospitando 9mila migranti, e abbiamo previsioni che parlano di arrivi in Italia pari al doppio dell’anno scorso». Tende che sono state montate in Sicilia per la realizzazione a Porto Empedocle di uno di quegli hotspot volanti pensati dal commissario per l’emergenza Valerio Valenti per alleggerire Lampedusa perennemente al collasso e salvata dal lavoro instancabile della nuova gestione della Croce Rossa. Ma ieri sotto le tende di Porto Empedocle c’erano quasi 1200 persone, 40 gradi di giorno, all’addiaccio la notte. Da qui la soluzione del prefetto Filippo Romano di aprire per loro il Palasport in disuso, scatenando le proteste di commercianti e residenti.