Roma — Celine Frei Matzhol, a 20 anni, a giugno aveva trovato la forza di denunciare il fidanzato che aveva lasciato. Ma un solo episodio di percosse e minacce non bastava al pm per emettere misure cautelari a carico di quell’uomo che il 13 agosto l’ha massacrata a coltellate a Silandro. Mariella Marino, 56 anni, invece, quel suo marito violento da cui si era separata da un anno, lo aveva visto condannato dopo la denuncia per stalking e pure avviato su un percorso di recupero in un centro antiviolenza a Troina ma non è stato sufficiente a salvarla. Alessandra Matteuzzi, 56 anni, uccisa ad agosto di un anno fa a Bologna, è stata condannata dalle ferie, visto che la denuncia del suo ex che si ritrovava sotto casa continuamente non è stata trattata nei tempi dovuti perché - come ha ammesso il procuratore - bisognava rintracciare i testimoni che erano in ferie. In un altro agosto maledetto, quello del 2021, anche Vanessa Zappalà, in Sicilia, si è ritrovata improvvisamente davanti quell’ex…
Roma — Celine Frei Matzhol, a 20 anni, a giugno aveva trovato la forza di denunciare il fidanzato che aveva lasciato. Ma un solo episodio di percosse e minacce non bastava al pm per emettere misure cautelari a carico di quell’uomo che il 13 agosto l’ha massacrata a coltellate a Silandro. Mariella Marino, 56 anni, invece, quel suo marito violento da cui si era separata da un anno, lo aveva visto condannato dopo la denuncia per stalking e pure avviato su un percorso di recupero in un centro antiviolenza a Troina ma non è stato sufficiente a salvarla. Alessandra Matteuzzi, 56 anni, uccisa ad agosto di un anno fa a Bologna, è stata condannata dalle ferie, visto che la denuncia del suo ex che si ritrovava sotto casa continuamente non è stata trattata nei tempi dovuti perché - come ha ammesso il procuratore - bisognava rintracciare i testimoni che erano in ferie. In un altro agosto maledetto, quello del 2021, anche Vanessa Zappalà, in Sicilia, si è ritrovata improvvisamente davanti quell’ex che aveva minacciato di ucciderla, che lei aveva denunciato, che era stato prima messo ai domiciliari e poi liberato con il divieto di avvicinamento (senza braccialetto) che ha bellamente ignorato pur di portare a compimento la sua atroce vendetta.
Donne, come Anna Scala uccisa ieri a Napoli, lasciate sole, rimaste alla mercé dei loro persecutori diventati poi assassini nonostante le denunce. Coraggiose ma non protette abbastanza nonostante il Codice rosso che impone alla magistratura di intervenire entro tre giorni a tutela di una donna in pericolo.
La stretta al Codice rosso è al palo
Il nuovo pacchetto di norme contenuto nel disegno di legge a firma dei ministri Roccella, Nordio e Piantedosi, approvato a giugno dal consiglio dei ministri, è rimasto al palo. Eppure contiene modifiche che potrebbero rivelarsi “salvavita” per molte donne: ammonimento del questore subito dopo i cosiddetti “reati spia”, arresto in flagranza differita, rafforzamento delle misure di prevenzione e dell’uso del braccialetto elettronico, possibilità di intervenire anche senza denuncia da parte delle vittime. Il ddl è approdato alla commissione giustizia della Camera e se ne comincerà a parlare a settembre, ma intanto la lista dei femminicidi si allunga.
In calo le denunce di stalking
Come è possibile che così tante donne che hanno denunciato siano state lasciate in balìa di uomini violenti? Dove si inceppa il meccanismo di protezione? Che ci sia un grosso vulnus lo rivela anche il numero in forte calo delle denunce per stalking in casi di violenza di genere: solo 8.607 nei primi sette mesi dell’anno a fronte delle 11.160 dello stesso periodo del 2022.
«E’ urgente che il governo passi dalla politica degli annunci ai fatti. Nella pancia del Paese - riflette la senatrice Cecilia D’Elia del Pd, vicepresidente della nuova commissione femminicidi - è aperto un conflitto sulla libertà femminile, una difficoltà maschile a convivere con essa, e questo si può riflettere anche nelle decisioni giurisdizionali».
Il peso della vittimizzazione secondaria
Decisioni che, sempre più spesso, allontanano le donne vittime di violenze da caserme e tribunali. «Inevitabile che le denunce calino - dice Lella Palladino, vice presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila - noi abbiamo donne con decine di referti che certificano quello che hanno subìto che si sono viste assolvere e scarcerare gli uomini violenti e che ora non vogliono neanche fare appello. Il tema purtroppo è quello della vittimizzazione secondaria. Nei tribunali - denuncia - stanno accadendo cose che non accadevano anni fa. L’Italia è un Paese sessista, pieno di pregiudizi anche tra le forze dell’ordine e i giudici. E dunque,la donna sempre più spesso non viene creduta, anche se le norme esistono non vengono applicate, manca la valutazione del rischio, non funziona la rete di protezione».
Semenzato: “ Subito una campagna sul numero verde 1522”
Vittime sempre più spesso colpevolizzate ma anche operatori privi delle competenze necessarie ad agire in modo rapido ed efficace. «Il tema è la formazione - dice Martina Semenzato (Noi moderati), neopresidente della commissione femminicidi - nelle famiglie, a scuola, ma formazione di operatori sociali, forze dell’ordine, magistrati che devono essere in grado di discernere tra un incidente domestico e una violenza e garantire un’applicazione serrata del codice rosso. Le leggi ci sono ma le donne spesso vengono lasciate sole. Questa commissione lavorerà come facilitatore di questi strumenti: il numero verde 1522 deve funzionare tutto l’anno e non solo a novembre, faremo una grande campagna di sensibilizzazione e chiederemo che in ogni manifestazione ci sia sempre un corner dove parlare della violenza di genere. Le donne devono sapere che devono denunciare e saranno protette. Con i loro figli».