Migranti, accoglienza al collasso: Padova apre le palestre delle scuole
di Enrico FerroA Verona avevano allestito una tendopoli nel piazzale di una caserma, in provincia di Vicenza i sindaci leghisti li hanno rispediti al mittente portandoli davanti alla Prefettura, a Padova aprono le porte di tre palestre in cui saranno sistemate le brandine della Croce Rossa. I profughi in arrivo dalle coste della Sicilia agitano anche il Veneto, dove decenni di campagne elettorali costruite con la retorica dell’invasione si ritorcono contro le forze di destra che compongono questo Governo. E tra protocolli per l’accoglienza mai decollati e barricate all’ordine del giorno, ci sono sindaci che in modo responsabile fluidificano le dinamiche di accoglienza. E’ certamente il caso di Padova, dove stanno per arrivare 130 migranti che saranno sistemati in tre palestre di altrettante scuole. Nel giro di qualche settimana, con l’inizio della scuola, tutte le strutture dovranno tornare alla loro funzione originaria e quindi pulite, igienizzate e ordinate. O almeno questa è la promessa.
A Verona avevano allestito una tendopoli nel piazzale di una caserma, in provincia di Vicenza i sindaci leghisti li hanno rispediti al mittente portandoli davanti alla Prefettura, a Padova aprono le porte di tre palestre in cui saranno sistemate le brandine della Croce Rossa. I profughi in arrivo dalle coste della Sicilia agitano anche il Veneto, dove decenni di campagne elettorali costruite con la retorica dell’invasione si ritorcono contro le forze di destra che compongono questo Governo. E tra protocolli per l’accoglienza mai decollati e barricate all’ordine del giorno, ci sono sindaci che in modo responsabile fluidificano le dinamiche di accoglienza. E’ certamente il caso di Padova, dove stanno per arrivare 130 migranti che saranno sistemati in tre palestre di altrettante scuole. Nel giro di qualche settimana, con l’inizio della scuola, tutte le strutture dovranno tornare alla loro funzione originaria e quindi pulite, igienizzate e ordinate. O almeno questa è la promessa.
Le palestre come centri temporanei
L’azione del sindaco di Padova Sergio Giordani ha come obiettivo quello di evitare i grandi hub. Per questo motivo ha stretto un patto con il nuovo prefetto Francesco Messina, concordando uno schema ben preciso: sì a centri temporanei per accogliere i migranti e assicurare le prime cure mediche, ma con la sicurezza che queste persone saranno poi ricollocate con il principio della micro-accoglienza. “Il prefetto Messina, che ringrazio, mi ha garantito che non ci saranno maxi hub a Padova” mette in chiaro Giordani. “Quella individuata è l’unica via per scongiurare questo pericolo, motivo per cui mi assumo la responsabilità di percorrerla per evitare grosse strutture con centinaia di profughi, che poi resterebbero per anni nel nostro Comune, come accaduto in altri capoluoghi”.
Padova è Comune capofila di molti progetti per l'accoglienza diffusa, fin da subito il modello scelto per l’integrazione dei profughi. Un modello che Giordani ha discusso e condiviso anche con gli altri due sindaci democratici eletti in Veneto: Giacomo Possamai a Vicenza e Damiano Tommasi a Verona. “Non si può solo dire “no”, senza offrire soluzioni alternative” continua Giordani. “Chi sa dire solo “no” fa politica e non amministrazione. Il modo migliore che ho per difendere i padovani, non è barricarmi e negare la realtà dei fatti, ma impedire grandi centri da un lato e lavorare per offrire vie diverse dall'altro”.
Le scuole di Padova
Apriranno così la palestra della scuola Falconetto e quella del Duca degli Abruzzi, a cui si aggiunge la palestra Cesarotti nel vicino Comune di Selvazzano. In questo contesto tumultuoso, con trattative quotidiane tra i prefetti e i sindaci veneti, va registrata la netta presa di posizione della Lega, che al Viminale decide le quote da ripartire sul territorio, e nei territori alza le barricate per ostacolare la ripartizione. Insomma, molti sindaci leghisti hanno ribadito il loro “no” all’accoglienza diffusa, scegliendo di boicottare tutti gli incontri istituzionali in cui si parlerà di questo. Vittima del fuoco amico anche lo stesso sindaco di Treviso Mario Conte, volto responsabile della Lega che amministra e presidente di Anci Veneto. All’ultimo incontro convocato come Anci per parlare di accoglienza diffusa, c’erano collegati solo 149 sindaci su 563. Assenti molti compagni di partito.