Migranti, a Trieste è emergenza umanitaria: centinaia di profughi dormono per terra in centro città
di Gianpaolo SartiTRIESTE – A Trieste ritorna l’emergenza migranti. O forse, questa emergenza, non se n’è mai andata: in effetti gli arrivi dalla rotta balcanica, durante l’estate, hanno continuato a crescere fino a diventare insostenibili per il sistema di accoglienza cittadino. E le persone dormono per strada. Soprattutto giovani afgani e pachistani, talvolta anche minori, che si coricano nel grande piazzale davanti alla stazione ferroviaria – piazza Libertà – dunque in pieno centro, a pochi passi dagli eleganti palazzi delle assicurazioni e delle banche, in vie sempre più popolate dai turisti che approdano con le grandi crociere.
Centinaia di profughi per terra, coricati su giacigli di fortu…
TRIESTE – A Trieste ritorna l’emergenza migranti. O forse, questa emergenza, non se n’è mai andata: in effetti gli arrivi dalla rotta balcanica, durante l’estate, hanno continuato a crescere fino a diventare insostenibili per il sistema di accoglienza cittadino. E le persone dormono per strada. Soprattutto giovani afgani e pachistani, talvolta anche minori, che si coricano nel grande piazzale davanti alla stazione ferroviaria – piazza Libertà – dunque in pieno centro, a pochi passi dagli eleganti palazzi delle assicurazioni e delle banche, in vie sempre più popolate dai turisti che approdano con le grandi crociere.
Centinaia di profughi per terra, coricati su giacigli di fortuna, nell’indifferenza totale. E poi, a un pugno di metri, il raffinato centro cittadino, affacciato al mare, colorato di locali, ristorantini, negozi e mercatini, set cinematografici. Vie, viuzze e piazze affollate da austriaci, tedeschi e ungheresi, francesi, inglesi, americani.
Le due facce di Trieste
I migranti che dormono in strada, in piazza Libertà, adagiati sui loro zaini e sulle coperte termiche luccicanti, quelle di nylon che ricevono nei centri umanitari lungo la rotta balcanica, sono quelli che non trovano posto nell’enorme capannone abbandonato di fronte: il Silos. Una vecchia struttura portuale, stretta tra la Stazione ferroviaria e gli antichi magazzini dell’Impero austro ungarico dello scalo. Il Silos è diventato un villaggio fantasma, abusivo, pieno di capanne costruite dai profughi con pezzi di cartone e metallo, tra spazzatura ed escrementi. Tra avanzi di cibo, insetti e topi. Ma per avere “un posto” in una di quelle capanne bisogna fare i conti con il racket di stranieri che ormai gestisce quegli spazi. Molti quindi scelgono di stare all’aperto nella grande aiuola accanto, in piazza Libertà, quindi di fronte alla Stazione ferroviaria appunto. L’immagine delle centinaia di persone che dormono per terra è il biglietto da visita della città per chi arriva a Trieste in treno.
A Trieste una catastrofe umanitaria
Persone di cui, in strada, sembrano occuparsi ormai solo le associazioni umanitarie, come ad esempio la onlus “Linea d’Ombra”, che portano da mangiare e cure sanitarie. Soprattutto per i piedi feriti dei ragazzi, martoriati da mesi e mesi di cammino lungo la rotta balcanica. Ci sono giovani volontari che si occupano di questo, anche medici specializzandi, che trascorrono ore e ore assieme ai migranti. Ma le istituzioni non hanno riposte concrete per questa emergenza, come denuncia l’Ics-Consorzio italiano di solidarietà, che e Trieste – terminale della rotta balcanica – , gestisce l’accoglienza dei migranti da anni. Durissime le parole del presidente della onlus, Gianfranco Schiavone: a Trieste «Si sta delineando una catastrofe umanitaria volutamente costruita a tavolino», ha dichiarato in una conferenza stampa indetta assiema ad altre realtà del settore (Comunità di San Martino al Campo, Diaconia Valdese-Servizi Inclusione, Donk Humanitaria Medicine, International Rescue Commitee e Linea d'Ombra volontariato). «Un'irresponsabilità pubblica che non ho mai visto nella mia vita. Da fine maggio lo Stato non ha più fatto trasferimenti da Trieste verso il resto del territorio nazionale; sono 500 le persone abbandonate. Aumentano minori non accompagnati, famiglie e malati».
Il flop dell’accoglienza
Le organizzazioni umanitarie si rivolgono in particolare a Viminale, Prefettura e Comune di Trieste perché «riprendano l'attuazione di un piano di sistematici trasferimenti dei richiedenti asilo dalle aree di confine tramite l'assegnazione di adeguate quote». All’azienda sanitaria (Asugi) si chiede più attenzione ai bisogni di cure. Ma le critiche maggiori sono per il Comune di Trieste, «per non avere predisposto un piano di intervento umanitario prevedendo l'aumento di posti letto». A Trieste, stando ai numeri dell’Ics, a luglio 25 migranti hanno trovato accoglienza nelle strutture in città; 349 sono stati segnalati ma non hanno ottenuto un posto letto. Ad agosto nessuno spazio era disponibile e in 419 sono rimasti senza un tetto. La città «ha geograficamente bisogno di un ampio sistema di accoglienza – insiste Schiavone – serve adeguarsi al tempo che viviamo, mentre il Comune, ora, è come uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia».
In aumento i minori non accompagnati
Da gennaio a luglio 2023 il totale degli arrivi di migranti a Trieste ammontava a 7.890 persone, con un picco a luglio di 2.277 persone, secondo il monitoraggio dell’area di piazza Libertà – ritrovo dei migranti – e del centro diurno cittadino, da parte di mediatori e operatori che li seguono quotidianamente. In estate, inoltre, si è verificato anche un incremento dei minori non accompagnati: 204 a giugno, 491 a luglio. A luglio sono segnalati anche 141 bambini e 55 nuclei familiari. I più numerosi per gruppi di provenienza, sono gli afghani (77,1%). Dei migranti giunti a Trieste nel 2023, in 5.732 hanno proseguito verso altri Paesi.
Una situazione ‘preoccupante’
Le realtà che si occupano di accoglienza parlano di una media di arrivi, quest'anno, di 37 persone al giorno, contro le 15 del 2022: 91,8% uomini, 4% donne e 4% bambini. Le famiglie che gli operatori hanno incontrato finora sono 120. Alcuni dei profughi dormono per strada ormai da mesi. Anche la Caritas, come riporta questa mattina il quotidiano Il Piccolo, ritiene «preoccupante» la situazione. Il direttore, don Alessandro Amodeo, spiega che «in mensa stiamo erogando circa 700 pasti al giorno in più rispetto ai mille che forniamo normalmente». Numeri destinati a salire proprio a causa del blocco del sistema dei trasferimenti, come denunciato dalle onlus. La Prefettura ha riferito «dall'inizio dell'anno si sono avuti 1.161 trasferimenti». Pietro Signoriello, prefetto di Trieste e commissario di Governo per il Friuli Venezia Giulia interpellato dal quotidiano Il Piccolo sulla situazione, ha risposto che «è conosciuta e costantemente monitorata in stretto contatto con il Commissario per l'emergenza migranti, per individuare appena possibile le forme più adeguate di risposta all'esigenza di coloro che ne avranno titolo.
La mancanza di una strategia nazionale
La Prefettura di Trieste sta facendo tutto quello che occorre, in piena coerenza con l'importantissima opera di accoglienza condotta a livello nazionale dall'intera rete delle prefetture italiane, cercando soluzioni e risposte operative, condividendo scelte e valutazioni coi sindaci dei territori coinvolti». Signoriello ha evidenziato anche come la Prefettura di Trieste «faccia parte di un sistema più ampio di accoglienza nazionale che sta operando adeguatamente per far fronte a un fenomeno complesso, con il coordinamento del ministero dell'Interno, da tempo impegnato per il governo complessivo delle esigenze correlate agli arrivi di migranti».
Istituzioni assenti
Secondo il presidente della Regione Massimiliano Fedriga «tutte le misure in questo momento sono dei palliativi, serva un forte intervento europeo per fare accordi con i Paesi di transito, che poi vanno fatti rispettare». Il flusso costante di arrivi dalla rotta balcanica è ormai noto a Trieste da anni. Ed è continuamente documentato dalle testate giornalistiche locali e nazionali. Anche nel 2022 si era verificata una situazione simile, con centinaia di persone per strada. Ma nell’arco di un anno le istituzioni non hanno trovato una struttura aggiuntiva, un hotspot, per l’accoglienza.