Per gli italiani il corpo della donna è ancora un oggetto da esibire: dalle immagini delle pin up degli anni Cinquanta mostrate su cartoline e rotocalchi a quelle di social e tv di oggi, l’esposizione del corpo e il giudizio femminile su come e quanto si mostrano le altre donne resta molto severo. E’ quanto emerge dal primo sondaggio dedicato all’opinione pubblica sull’aspetto femminile condotto da Yoodata/Polytech Italia.
La ricerca
La ricerca dimostra che il corpo delle donne è sempre più esposto sui media e sui social, secondo l’86% degli italiani. Il 79% della popolazione ritiene che le donne siano più libere di una volta di mettersi in mostra, anche sui social, per promuoversi in modo autonomo. Resta, però, un 78% che è convinto che le donne si rappresentino sempre più come ‘oggetto sessuale’.
"La situazione relativa alla rappresentazione del corpo femminile in Italia non cambia, ci dice questo studio. Anzi sta peggiorando ed è sempre più confusa, - commenta Maura Gancitano, filosofa e saggista. - Se da una parte abbiamo più strumenti per capire quanto siano pericolosi i giudizi sul corpo femminile, anche grazie ai social, dall'altra continuiamo a ricevere messaggi che ci dicono che dobbiamo fare di tutto per avere un corpo perfetto. Questo ha un effetto negativo soprattutto sulle generazioni più giovani, che sono sottoposte a una enorme quantità di stimoli e modelli. Lo studio svela anche, però, che la fonte principale delle critiche sul corpo delle ragazze, centimetro per centimetro, è la famiglia e di questo purtroppo si ne parla pochissimo. È dalla famiglia che il nostro corpo inizia a essere guardato e giudicato, a volte anche per istinto di protezione dalle critiche esterne, ma in ogni caso con un effetto negativo sulla salute mentale”.
Le donne come oggetto sessuale secondo la Gen Z
I ragazzi e le ragazze della generazione Z, quella dai 15 ai 26 anni di età, sono coloro che più di altri ritengono che le donne che espongono il corpo sui media tradizionali e sui social siano vittime e oggetti sessuali. Sono, però, anche la generazione che mostra una maggiore accettazione e confidenza col bisturi estetico, ritenendolo un modo come un altro per modificare il proprio aspetto per ‘piacere più a se stessa’, alla pari dei tatuaggi.
Se il #MeToo non basta
Se la narrazione del femminile è indubbiamente cambiata negli ultimi anni, i dati non sono incoraggianti. Le donne sono ritenute ‘vittime dell’esposizione sui social’ per il 73% degli adulti e per l’80% dei 15-26enni. “Le vicende del neofemminismo e dei movimenti come il #MeToo non sono bastati a cambiare la prospettiva”, dichiara il 63% delle donne e il 57% degli uomini del nostro Paese.
L’immagine femminile fuori dai social: i dati
L’aspetto femminile continua ad essere il centro dell’attenzione, con critiche o apprezzamenti, anche ‘fuori dai social’: commenti inappropriati sono subiti prima di tutto in famiglia (per il 43% delle italiane che hanno subito giudizi sul loro aspetto), per strada (35%), sul lavoro e a scuola/università (16%), tra amici (16%) e sui social (12%). Ogni parte del corpo femminile è oggetto di scrutinio: il 39% ha sofferto per critiche sul peso, il 13% per apprezzamenti, il 12% per la magrezza, il 10% per body shaming, il 5% sull’età, il 4% per commenti sessisti/discriminatori basati sull’aspetto, oltre a critiche su ‘bruttezza’, statura o difetti fisici.
Mentre le italiane in età più matura si dicono più serene e libere dai rigidi canoni estetici per sé stesse e libere di decidere se mostrare o cambiare oppure no qualcosa del proprio corpo (lo pensa il 79% delle donne, per le over 59 anni la percentuale sale all’83%), il 54% delle 27-42enni della Gen Y (dai 27 ai 42 anni di età) non si piace e cambierebbe qualcosa del proprio aspetto ricorrendo al bisturi estetico.
I boomer, dai 59 ai 70 anni di età, rivelano una ‘doppia morale’: sono i meno favorevoli alla chirurgia estetica (il 75% non è favorevole, e il 53% dei 27-42enni) e ‘che vuole mettersi in mostra’ (per il 44% dei boomer, contro il 37% dei 43-58enni, il 23 % dei 27-42enni e il 17% dei 15-26enni), salvo poi dichiarare di poter decidere in piena libertà se modificare il proprio corpo. La Gen Z si rivela la più fragile, tanto che ‘alle volte sono così insicura del mio aspetto che non vorrei uscire di casa’ (dichiara il 48% delle ragazze tra i 15 e i 26 anni).
“La sensibilità alle critiche e ai giudizi altrui da parte delle donne cala con l’invecchiamento, - sottolinea Alessandro Amadori, partner e direttore scientifico Yoodata che ha curato la ricerca. - Sono soprattutto i ragazzi e le ragazze della Gen Z, che hanno dai 15 ai 26 anni di età, ossia gli stessi protagonisti della nuova relazione ‘utilitaristica’ con il corpo e la sua esibizione, a ritenere che le donne che espongono il proprio corpo sui media tradizionali e sui social corrano oggi un rischio elevato di essere vittime e oggetto sessuale; e sono anche la generazione che mostra una maggiore accettazione e confidenza col bisturi estetico che ritengono un modo come un altro per modificare il proprio aspetto, alla pari dei tatuaggi”.